Un rispettoso saluto alle Autorità e a tutti i convenuti a questo momento significativo in onore di David Sassoli, già Presidente del Parlamento Europeo. Siamo qui per fare memoria della sua persona, e in lui onorare il sogno europeo dei grandi Padri, sogno di un’Europa unita nelle differenze, casa di Popoli e Nazioni.
A riguardo, non posso non ricordare alcuni incontri personali, in Italia e in Belgio, quando, appena eletto presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’ Europa, mi recai in doverosa visita alle Istituzioni Europee a Bruxelles, a Strasburgo e in Lussemburgo presso la Corte di Giustizia.
Sono trascorsi dieci anni dal tragico evento, e il dolore è sempre vivo nelle menti e nei cuori di tutti. In particolare saluto i parenti con l’affetto di tutti noi. Come vorremmo poter lenire lo strazio di quei giorni che per voi non passano!
Nelle nostre vite abbiamo momenti più ‘scuri’ e difficili, per questo è davvero bello oggi dirci e ridirci l’augurio che la liturgia bizantina si fa quando si fanno gli auguri di Pasqua, e cioè «Cristo è risorto» e l’altra persona risponde «è veramente risorto». Questo è l’augurio che ci facciamo oggi, al di là dell’espressione “buona Pasqua” che fa parte della nostra cultura; il senso profondo della Pasqua è questo: dirci reciprocamente: «Cristo è risorto, Cristo è veramente risorto».
Il Signore è risorto, il Signore veramente risorto. Questo è il bellissimo annuncio che come cristiani noi facciamo in questa veglia. È davvero bello dircelo. Il signore risorto è veramente risorto e l’augurio che fanno le chiese sorelle nella liturgia bizantina, ovvero questo bellissimo saluto di buona Pasqua, signore, rende proprio l’idea che il signore è risorto.
Abbiamo sentito il racconto evangelico della passione di Gesù dove non emerge chiaramente il timbro eroico della sopportazione del dolore, emerge piuttosto l’accettazione dell’ignominia, anche la più estrema. E questo modo di vivere di Gesù ci parla chiaramente, mette in tutto il suo splendore, l’amore con il quale Gesù ci ha amato perché nell’ignominia, custodire l’amore, significa aver ceduto in modo così radicale i propri diritti da far vedere l’unica cosa che muove il cuore di Gesù. A Gesù interessa l’intimità con il Padre e la solidarietà con i fratelli, è questo che gli interessa, e cede in modo radicale i propri diritti.
“Cari confratelli, grazie per tutto il bene che fate nelle nostre comunità, grazie per la dedizione e il servizio che spesso mi sorprende e mi commuove, grazie per i valori evangelici di tante vite sacerdotali, nascoste, umili, oggi si direbbe di basso profilo, in senso molto positivo che sono una grande risorsa e conforto del nostro presbiterio. Il Signore saprà ricompensarvi di tutto il bene che fate alla nostra Chiesa.
Abbiamo ascoltato nel Vangelo di Giovanni la reazione di Pietro a Gesù che vuole lavare i piedi, «Signore, tu lavi i piedi a me?» Ed è la ribellione che già ben conosciamo quando di fronte alla prima predizione della passione di Gesù, Pietro si ribella, si ribella ancora una volta e anche stasera l’abbiamo sentito. È la ribellione che comporta un po’ il cammino di accettazione dello scandalo della Croce.
Care sorelle e fratelli. Non solo voi che siete qui ma in tutti i quartieri di Genova, e nelle valli dell’entroterra. Vorrei chiedere a ciascuno di voi: come stai? Cosa provi in questo periodo della tua vita? Di cosa sei preoccupato, e cosa desideri? Cosa ti dà la spinta per andare avanti? Quali persone senti vicine?
La mia prima preoccupazione, infatti, è che come cristiani sappiamo generare comunità aperte, inclusive, con uno stile di prossimità e di attenzione verso chi abbiamo intorno. Che siamo persone di relazione, che non aspettiamo che siano gli altri ad avvicinarsi, ma che usciamo curiosi verso altri ambienti, dove stringere nuove relazioni, scoprire nuove alleanze feconde. Ogni volta che facciamo questo, incarniamo la Buona Notizia nell’umanità di oggi.
Il tema “Europa e San Tommaso” è di ampio respiro e di estrema attualità: mi riferisco non solo al grave, complesso e complicato conflitto in atto, ma altresì alla situazione culturale che vuole invadere l’anima dei singoli e dei popoli, con ricadute sociali sempre più evidenti. L’Europa, infatti, non è innanzitutto una geografia ma un’anima, cioè un patrimonio di cultura, ideali, valori. E’ un ideale e una continua aspirazione, cioè un compito.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica è come un cammino a piccoli passi nel mistero di Cristo. E’ una bellezza senza confini, che non solo la fede, ma anche la ragione possono cogliere.
Non è un desiderio di archivistica, né tanto meno di auto memoria, ma unicamente la risposta ad una gentile insistenza da parte innanzitutto di Confratelli nell’ Episcopato e nel Sacerdozio, per cui ho ritenuto un mio dovere corrispondere alla loro benevola attenzione, anche nello spirito di quel camminare insieme che si esprime in modi diversi nella Chiesa, Madre e Maestra.
Costruire una chiesa è molto di più che costruire un edificio: significa che, prima della chiesa di pietre, vi è già la chiesa di pietre vive che sono i credenti. La comunità cristiana non è una raccolta di senza meta, ma una famiglia, e quindi sente il bisogno della casa. La casa di Dio è ovunque, è l’infinito, ma Egli ha voluto legarsi un modo particolare a dei luoghi – gli edifici sacri – perché – come nel deserto al tempo di Israele, gli uomini potessero vedere e toccare la presenza di Dio. Ecco la chiesa dove si celebrano i divini misteri, la comunità si raccoglie in preghiera, insieme si ascolta la Parola di Dio, e dove, nella settimana, si viene per una visita al Santissimo Sacramento nel tabernacolo.
È bello poter celebrare questa solenne Liturgia nella quale i vostri ragazzi riceveranno la Santa Cresima. E’ un dono per loro, per le loro famiglie, per l’intera Comunità. Un dono perché la loro scelta è di esempio a noi adulti, stimolo per essere fieri della fede che abbiamo ricevuto.
Ringrazio il Parroco, Don Gianmarco Vitali, per il fraterno invito e, con lui, i collaboratori e tutta la comunità di Roncola di Treviolo: il motivo principale di questo evento sono i cento anni dalla costruzione di questo tempio, casa di Dio e quindi nostra casa, dove i fatti decisivi della vita sono consacrati e diventano offerta gradita al Signore.
Sono lieto di condividere con voi il duplice anniversario della consacrazione delle vostre chiese: i 180 anni della nuova parrocchiale di San Giovanni Battista, e i 500 anni della antica di Santa Maria Assunta in Castello. Due eventi che, pur distanziati da secoli, sono una stessa grazia: la creazione di un luogo sacro, dedicato al culto di Dio che non è lontano da noi, ma è vicino: è con noi. Un luogo dove si manifesta in modo particolare la “gloria di Dio” come ricorda la Liturgia.
La festa patronale è sempre un momento di famiglia, poiché si ricorda chi ci ha donato la fede e si prega perché la renda più forte e coraggiosa. Egli ha portato la luce in questa terra e diventò Vescovo di questa antica e veneranda Diocesi nel V secolo. Ricordare questa lunga, millenaria storia, ci rende riconoscenti, ci fa pensare al tesoro ricevuto, ci incoraggia a custodire integro questo patrimonio, e ci invita a condividerlo con gli altri. La Liturgia ci illumina e ci guida affinché questa ricorrenza diventi ricca di frutti spirituali.
La Liturgia ci parla della sapienza di cui tutti abbiamo bisogno, specialmente oggi nel mondo occidentale, che a volte sembra impazzito e che – cosa ancora peggiore – crede di essere talmente all’avanguardia da volersi imporre al resto del pianeta. Ma affinché la sapienza ritorni nel mondo, ci vogliono degli uomini sapienti, poiché la società la fanno le singole persone.
La Chiesa è madre, e voi siete generati dal suo grembo fecondo; la Chiesa è nutrice, e voi sapete che in lei vi è il Pane della vita; la Chiesa è maestra, sulle sue labbra vi è la Parola della fede apostolica; la Chiesa nasce dall’amore ferito di Gesù sulla croce, e voi ne siete segno generoso per tutti, vivi e defunti, bisognosi e dimenticati. La vostra è una storia che, variegata nelle forme, nasce dalla fede nel Verbo fatto carne nel grembo purissimo di Maria, e dall’amore di Dio che ci fa capaci di amare c di servire gli altri con il suo cuore.