Discorso di fine anno in occasione del Te Deum 2022

Omelia pronunciata nella Chiesa del Gesù per il Te Deum 2022
31-12-2022

Te Deum

 Discorso alla Città di fine anno 2022

 

Care sorelle e fratelli. Non solo voi che siete qui ma in tutti i quartieri di Genova, e nelle valli dell’entroterra. Vorrei chiedere a ciascuno di voi: come stai? Cosa provi in questo periodo della tua vita? Di cosa sei preoccupato, e cosa desideri? Cosa ti dà la spinta per andare avanti? Quali persone senti vicine?

La mia prima preoccupazione, infatti, è che come cristiani sappiamo generare comunità aperte, inclusive, con uno stile di prossimità e di attenzione verso chi abbiamo intorno. Che siamo persone di relazione, che non aspettiamo che siano gli altri ad avvicinarsi, ma che usciamo curiosi verso altri ambienti, dove stringere nuove relazioni, scoprire nuove alleanze feconde. Ogni volta che facciamo questo, incarniamo la Buona Notizia nell’umanità di oggi.

E quale umanità siamo oggi, se ci guardiamo allo specchio?

Il CENSIS fotografa le italiane e gli italiani come gente spaventata, malinconica, arrabbiata. “Alle vulnerabilità economiche e sociali strutturali di lungo periodo, – dice l’ultimo Rapporto uscito poche settimane fa – si aggiungono adesso gli effetti deleteri delle quattro crisi sovrapposte dell’ultimo triennio: la pandemia perdurante, la guerra cruenta alle porte dell’Europa, l’alta inflazione, la morsa energetica. E la paura straniante di essere esposti a rischi globali incontrollabili.” Il timore dell’incontrollabile.

La cosa preoccupante che emerge da tante situazioni quotidiane è che spesso non siamo capaci di elaborare questi sentimenti, di incanalarli verso iniziative efficaci, costruttive, di cambiamento reale. Abbiamo tanti motivi per sentirci tristi, frustrati o impauriti, e la nostra risposta paradossalmente è “partecipare” di meno, chiuderci di più, diventare più irrilevanti. Come dice il Rapporto: “Non si registrano fiammate conflittuali, intense mobilitazioni collettive……. Si manifesta invece una ritrazione silenziosa dei cittadini perduti della Repubblica. Alle ultime elezioni il primo partito è stato quello dei non votanti”.

Il risultato di partecipare di meno è che oggi, anche alla luce delle crisi che viviamo, poche persone accumulano sempre più ricchezza mentre la maggioranza si impoverisce.

Allora si comprende la paura, sì. Si comprende la frustrazione, sì.

Ma una cosa è certa: chi è appassionato del Vangelo e dello stile di Gesù di Nazareth, non può vivere e agire secondo le paure o le rabbie. Lo stile cristiano è dare la vita, generosamente, giorno dopo giorno, con gratuità e passione per l’umanità. Non è fare calcoli di sicurezza, non è trincerarsi nei propri luoghi di comfort, non è appoggiare le guerre tra poveri, non è giustificare i conflitti armati, non è tenersi alla larga dalla presa in carico di chi ha bisogno, da chi è ai margini, da chi subisce la violenza di leggi ingiuste o di cattiva distribuzione delle risorse.

Lo stile cristiano non è questo.

L’unica convenienza che ci interessa “portare a casa” per il nostro futuro è sentirci dire che abbiamo amato, che abbiamo dato tutto, che siamo stati maltrattati per il nostro metterci in gioco, che la nostra vita ha avuto senso qualunque sia la sua durata e la sua conclusione.

Questa è l’unica convenienza che ci interessa.

È il tempo questo di aumentare la nostra partecipazione. Chi partecipa smuove di più, chi si lamenta e non partecipa aumenta il proprio pantano. Questo vale nella società ma anche nella chiesa. Il cammino sinodale apre delle opportunità, ma c’è bisogno di prendere iniziative, fare proposte, inventare esperienze, e occorre superare le resistenze ad una maggiore responsabilità di tutti i battezzati nella chiesa. Le comunità di domani vanno preparate oggi!

Uno sguardo di speranza, fede e intraprendenza non vede il domani con nostalgia, ma quanti battezzati animeranno ogni realtà territoriale, sperimentando e condividendo la vita del Vangelo. Si comincia oggi.

Uno sguardo di speranza, fede e intraprendenza vede nel domani alleanze sincere, nelle nostre periferie esistenziali e urbane, tra comunità cristiane, comitati, associazioni, imprese, per riqualificare il tessuto sociale e urbanistico CON le istituzioni, senza strappi in alto e in basso. Si comincia oggi.

Voglio infine richiamare l’attenzione sulle nuove povertà.

L’ultimo Rapporto Caritas su Povertà ed Esclusione sociale sottolinea che a livello nazionale “tra gli assistiti Caritas, il 42% ha fatto il primo accesso nei nostri circuiti proprio nel corso del 2021”, che il 64% degli assistiti dichiara di avere figli a carico e che “rispetto ad un anno fa, l’incidenza delle prese in carico pubbliche risulta in calo di oltre 12 punti percentuali”.

C’è una povertà correlata a bassi livelli di istruzione.

C’è una povertà ereditaria che spesso dura anche cinque generazioni.

E c’è una povertà educativa che riguarda i giovani del nostro Paese, fra i quali solo l’8% con i genitori senza titoli di studio superiori riesce a laurearsi.

C’è “una pandemia silenziosa che da anni colpisce i bambini, gli adolescenti e i giovani” sempre più chiusi in sé stessi, iperconnessi e smarriti, tra i quali aumentano i ricoveri psichiatrici.

C’è la condizione di discriminazione, di violenza e di sofferenza che vivono ancora innumerevoli donne.

 Ed è su di noi la crisi climatica: il clima che degenera a causa dell’insostenibile attività umana sta diventando la grande causa non solo delle nuove e future povertà e migrazioni, ma di stravolgimenti che nelle nostre vite non avremmo forse mai immaginato. Il Segretario generale dell’ONU alla Cop27 ha detto: “Siamo su un’autostrada per l’inferno climatico con il piede premuto sull’acceleratore”. Di questo i nostri governanti che hanno dati, risorse e scelte a disposizione devono rendere conto.

Messe in fila tutte queste situazioni drammatiche, quali sono i percorsi di “ripartenza” che offriamo, come chiesa e come città?

Lavoriamo insieme per continuare ad implementare il meglio di alcune esperienze amministrative: le case di quartiere, le comunità di famiglie, gli empori solidali, le borse lavoro per l’inclusione dei migranti, le misure alternative al carcere, gli spazi di aggregazione a libero accesso e così via… Chiunque lavori seriamente con competenza, apertura e umiltà in queste direzioni, sta annunciando la Buona Novella.

Ricordiamoci sempre perché quel Gesù di cui siamo innamorati ha vissuto così la sua esistenza: “perché abbiano la Vita, e l’abbiano in abbondanza” come dice il vangelo di Giovanni.

Sia questo il nostro atteggiamento di fondo, la nostra lanterna cittadina, l’obiettivo del nostro affaticarci giorno dopo giorno e la nostra creatività liberante nell’aprire strade nel deserto.

A tutti rivolgo il mio cordiale augurio di un felice e sereno 2023

Genova, 31 dicembre 2022

+ Marco Tasca