Verso Cattedrale Aperta: ‘Famiglia risorsa di civiltà’

Mercoledì 4 marzo torna 'Cattedrale Aperta' per la terza e ultima conferenza del ciclo 2014-2015. Il tema è 'Famiglia risorsa di civiltà'. Relatori la scrittrice e giornalista Costanza Miriano e il prof. Francesco D'Agostino.

In vista della conferenza qui di seguito le interviste ai relatori:

Costanza Miriano

Dai suoi frequenti interventi in giro per l'Italia, qual é la sua impressione sulla famiglia? Qual é il suo grado di salute e quali sono i principali nemici della famiglia?
La mia esperienza mi ha fatto vedere la grande differenza tra la famiglia che viene raccontata dai media come luogo di tensione e violenze, e una meravigliosa realtà di famiglie eccezionali: ho incontrato un 'popolo di santi' nel nostro paese, davvero! 
Credo che la famiglia dovrebbe essere raccontata in modo più fedele alla realtà, dovrebbe essere incoraggiata e presentata come un luogo dove si sta bene e ci si diverte anche!
Invece se ne parla soprattutto come luogo di tensioni, di violenze, circondata soltanto da polemiche: ma la realtà e un'altra cosa, perché in famiglia ognuno è stesso e non gioca mai da solo: in famiglia si vince tutti insieme! 
La famiglia è il sogno di Dio sull'uomo, è il suo progetto attraverso il quale ci soccorre e ci sostiene; è il progetto di Dio per l'umanità.
C'è davvero una forte discrepanza tra la famiglia che viene raccontata attraverso i media e quella che vive quotidianamente nel nostro paese gioie e sofferenze con forza e condivisione.
Intorno a questo temi c'è una sorta di analfabetismo: ciò che è chiaro e evidente non lo è più, l'obiettivo è scardinarne la naturalità in nome dell'affermazione di presunti diritti. Come si è arrivati a questo punto?
È il frutto di un cammino culturale che ha messo al centro l'individuo, ha eliminato l'idea dell'autorevolezza di Dio, ormai parlare di autorità è considerato un errore, una deformazione.
Ma la famiglia ha bisogno di punti fermi, di leggi, di uno scheletro che la sostenga.
Dal Novecento in poi invece al centro dell'uomo, della società e della cultura sono state poste le emozioni individuale, il soddisfacimento dei desideri; tutto questo è stato possibile anche grazie al benessere di cui abbiamo goduto e che in un certo senso ci ha fatto fare un passo indietro.
Banalmente, quando gli obiettivi erano più semplici, c'erano meno falsi bisogni e l'uomo non si considerava al centro del mondo.
Attraverso i suoi libri di successo ha portato una visione della famiglia che paradossalmente è considerata rivoluzionaria. 'Sposati e sii sottomessa' si aspettava portasse così grande scalpore? Che cosa l’ha spinta a scrivere? 
Quando mi sono buttata in questa avventura, ero certa che avrei venduto pochissimo e che al massimo parenti e amici avrebbero sostenuto il mio progetto, non pensavo certamente di provocare una reazione del genere. 
Le dico sinceramente che non e stata un'operazione di marketing, ma una scelta di incoscienza; sono certa di non aver detto niente di nuovo, caso mai ho utilizzato un linguaggio vivace, che si contrappone alla visione un po' grigia che si vuole associare alla famiglia; probabilmente è stata proprio la scelta di un tono più brillante e divertente ad aver provocato scalpore e magari anche ad aver fatto arrabbiare qualcuno. 
Che cosa è per lei la complementarietà dell'uomo e della donna e come si manifesta quotidianamente? Nei suoi libri su questo tema riesce anche molto a scherzare mostrando la predisposizione di uomo e donna verso alcuni sentimenti e atteggiamenti…
Nella complementarietà ci deve essere innanzitutto il riconoscimento di una differenza feconda che arricchisce. La cultura attuale va invece nella direzione opposta e quindi nel sottolineare differenze che toglierebbero qualcosa all'uomo e alla donna nella loro relazione e reciprocità. Complementarietà significa per me anche differenti compiti e ruoli dentro e fuori casa. 
Nella creazione di uomo e donna c'è racchiuso il segreto di Dio, il segreto sull'uomo. Oggi il desiderio di cancellare la differenza vuole cancellare il desiderio di essere in relazione per essere felici. Il messaggio principale diffuso nella società di oggi è che l'uomo è autosufficiente, può fare benissimo da solo. La complementarietà ci dice invece che da soli non bastiamo, che abbiamo bisogno di un 'terzo occhio', di un altro modo di vedere la realtà, di una prospettiva diversa.
Tutto questo è fonte anche di divertimento: cogliere le differenze tra l'atteggiamento dell'uomo e della donna fa sorridere con un tocco di riflessione, qualcosa che può essere percepito quotidianamente e che arricchisce la relazione.
Ognuno di noi ha bisogno della sua 'compagnia dell'agnello': che cosa rappresenta per lei e come si costruisce?
La 'Compagnia' è andare insieme alla ricerca del Signore: un amico ti aiuta ad alzare lo sguardo verso Dio, tutti abbiamo bisogno di una comunità che ci sostenga e ci faccia coraggio, come è la Chiesa; che sappia anche dirti quando sei nello sbaglio, perché la correzione fraterna è un grande dono. 
Nessuno può camminare da solo, Dio stesso ha voluto che l'annuncio avvenisse in comunione e sempre attraverso la testimonianza.
Io non appartengo a nessun movimento ecclesiale particolare, la mia compagnia è costituita da amiche e amici di varia appartenenza con cui ci sentiamo regolarmente e con cui condividiamo la fatica e la gioia di ogni giorno.
 

Francesco D'Agostino

Prendendo spunto dal tema che sarà affrontato in Cattedrale, perché la famiglia è risorsa della civiltà?
La famiglia è una risorsa della civiltà naturalmente non nel senso che i popoli primitivi non avessero bisogno di attivare nuclei famigliari, anzi: in tutte le epoche si è sentita l'esigenza di fare famiglia.
Possiamo dire che sia davvero una conquista e una gloria della civiltà occidentale aver preso consapevolezza che la verità della famiglia sta nella complementarietà tra uomo e donna e nella comune responsabilità nell'educazione dei figli.
Crede che in Italia ci sia consapevolezza della forza del famiglia e del suo ruolo sociale e secondo lei a che livello viene attaccata nella sua naturalità?
Abbiamo purtroppo sotto gli occhi i pesantissimi attacchi cui è sottoposta la famiglia, non solo specificatamente in ambito italiano, ma in tutto l'Occidente secolarizzato. 
È stata ampiamente persa la consapevolezza dell'importanza sociale e spirituale dei vincoli famigliari, è necessario che si attivi un forte impegno culturale e ideale per riattivare la consapevolezza che la famiglia è una struttura antropologica fondamentale e che la sua situazione di crisi comporta anche la crisi della persona umana.
Che cosa può fare un cristiano per difenderla quotidianamente?
Sono convinto che il compito di ogni singolo cristiano sia soltanto uno: evangelizzare. 
Un obiettivo che non deve essere inteso come opera di proselitismo, ma come testimonianza di Gesù Cristo, soprattutto nei confronti di coloro o non lo conoscono o che, situazione molto diffusa nella società di oggi, ne hanno un'immagine distorta. Di fronte alla dilagante e profonda irreligiosità, il cristiano deve dare testimonianza della speranza.
Poi ovviamente se qualcuno vuole impegnarsi in politica, nei movimenti o nella scuola, non può che essere un valore aggiunto e uno strumento di bene, ma dobbiamo sempre ricordare che il cristianesimo non si è diffuso attraverso azioni di questo tipo, ma con la testimonianza. 
L'attacco alla famiglia cui assistiamo deriva secondo lei da una profonda ignoranza o da una precisa volontà di deformare o nascondere la verità?
Rispondo partendo da una prima considerazione: la famiglia prima di essere studiata, analizzata e compresa, deve essere soprattutto vissuta; certamente esiste un sapere che ha per oggetto la famiglia, ma chi la vive non ha bisogno di essere indottrinato; credo che questo valga anche per il cristianesimo in generale. 
La testimonianza, infatti, non deve provenire soltanto da chi ad esempio ha una laurea in teologia o una profonda cultura su questi temi, ma semmai la testimonianza migliore è quella che proviene dai più semplici.
In questo senso la crisi della famiglia non è tanto culturale, ma piuttosto del vissuto sociale che è a mio avviso prodotta in particolare dall'individualismo che caratterizza le società secolarizzate che propongono un modello di vita radicato nelle preferenze individuali, che si pone al massimo come obiettivo come quello di non danneggiare il prossimo… 
Quanto volte sentiamo dire “Fai come ritieni meglio per te, basta che non dia fastidio a qualcuno”… 
È chiaro che la prospettiva della logica dei vincoli familiari, che è di impegno esistenziale totale, diventa sempre meno accettabile. Chi la vive, partendo dalle coppie di coniugi, subordina le proprie preferenze all'esperienza di coppia, di famiglia e di gruppo. Credo che questo sia il punto centrale della crisi antropologica del mondo di oggi. 
Temo che già oggi ce ne stiamo rendendo conto, ma capiremo ancora di più con il trascorrere degli anni quanto l'individualismo sia distruttivo.
Come  siamo arrivati allo smarrimento antropologico di oggi?
Nella modernità si è verificata una dinamica paradossale: il cristianesimo ha sottolineato attraverso molte generazioni con forza il principio dell'assoluta dignità della persona umana: ogni essere umano è valore in sé e per sé; questo fondamentale insegnamento cristiano è stato giuridizzato con la nascita della teoria dei diritti umani fondamentali.
È una teoria bellissima, profondamente di radice cristiana, ma poi che cosa è successo? 
Avendo giuridizzato la dignità umana e avendola incasellata in questa teoria, la modernità ha perso la categoria della relazione, in forza della quale ogni essere umano in quanto portatore di dignità deve esercitare la sua dignità nel rapporto con l'altro. In altre parole nella tradizione cristiana la dignità dell'individuo è sempre stata intesa con il principio della comunione tra gli esseri umani. 
I cristiani non possono non essere in comunione in quanto figli di Dio, ma purtroppo la categoria della relazione nella modernità è stata persa. 
Il risultato è che oggi vengono difesi i diritti dell'uomo, ma non quelli della famiglia, sistema di relazione; la società moderna non comprende più i valori solidaristici e di comunione. 
Semmai difende i vincoli economici. 
La situazione è confusa e schizofrenica: i vincoli comunitari vengono piuttosto rivendicati dagli omosessuali e credo sia la dimostrazione palese dello smarrimento della cultura contemporanea. 
Le relazioni omosessuali possono creare rapporti e vincoli di coppia ma non possono creare vincoli famigliari, se non con quelli che definirei plateali trucchi. 
In conclusione quindi assistiamo oggi a un'esaltazione della dignità umana individuale e un misconoscimento della dimensione relazionale e quindi familiare.
 

Testi di Laura Ferrero

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