Te Deum di fine anno. L’Arcivescovo: “Uniti, guardiamo al futuro con fiducia”

Le alluvioni che hanno colpito Genova, la solidarietà che ne è emersa, ma anche corruzione, economia, l’Europa, i cristiani perseguitati nel mondo. Sono i temi principali toccati dal Cardinale Arcivescovo nel Te Deum di fine anno alla Chiesa del Gesù.

Nel ricordo delle recenti alluvioni che hanno messo in ginocchio Genova, il Cardinale ha sottolineato quanto grande sia stata la solidarietà e l’impegno, soprattutto dei più giovani, per iniziare a ricostruire quanto l’alluvione aveva spazzato via. Senza dimenticare l’impegno immediato dei parroci e della Diocesi che, con una raccolta di fondi, è riuscita a distribuire ad oggi un milione e cinquecentomila euro. “Ma soprattutto – ha detto l’Arcivescovo – giunga l’incoraggiamento a non cedere alla sfiducia e all’individualismo. Insieme è possibile! Si tratta di ricominciare. Un solo caso di resa è una sconfitta per la Città”.

Sul tema del lavoro e dell’occupazione forte il monito dell’Arcivescovo: “Non basta tappare i debiti – più o meno voraginosi – vendendo i gioielli di casa frutto della intelligenza e della lungimiranza dei nostri padri, perché – ripianati i debiti (se si riesce a ripianarli) – si resta con niente in mano – né strutture né professionalità – in balia di chi guarda all’Italia come ad una preda succulenta e ambita, da spolpare”.

“Occorre – ha continuato l’Arcivescovo – cercare veramente il bene comune e non medaglie o prebende. C’è la via di tutti, quella di fare ognuno bene – con onestà, sacrificio e competenza – il proprio dovere di lavoratore e di cittadino”.

Un commento poi sulla corruzione che sta da tempo attanagliando il Paese: “Non lasciamoci avvilire dai cattivi esempi di malaffare e di corruzione. Sono da deprecare e, se accertati, sono da perseguire con rigore. Ma non lasciamoci deprimere né suggestionare come se loro fossero i furbi, e il popolo degli onesti fosse una massa di illusi che non ha capito come gira la vita. Alla disonestà dobbiamo reagire con una onestà più fiera, una professionalità più convinta, una laboriosità più generosa”.

Un pensiero poi alle migliaia di martiri cristiani nel mondo: “Purtroppo il mondo sta a guardare! Qualche flebile lamento, e poi il silenzio. E noi cristiani? Come reagire, come aiutare tanti fratelli nella fede? Con la preghiera e con una vita cristiana più coerente e più consapevole. Con una fede più coraggiosa di confessare che Gesù – come quei bambini dicevano ai loro carnefici – è il loro amore e non volevano rinnegarlo. Saremo al loro fianco non facendo dei convegni e delle conferenze, ma salendo evangelicamente sui tetti e testimoniando ad alta voce la gioia del Vangelo e indicando con chiarezza i mali che la nostra società vuole codificare come parte integrante del bene comune”.

In chiusura l’augurio per il nuovo anno: “Vi auguro un anno più sereno: lo auguro a voi, alle vostre famiglie, ai vostri cari. Lo auguro in particolare ai bambini e ai giovani, perché gli uni possano ricevere un’educazione cristiana, e gli altri perché possano guardare al futuro con fiducia. Lo auguro alle famiglie perché siano focolari di amore e di fede. Lo auguro ai malati e agli anziani, perché non siano mai soli. La prima e migliore medicina è l’amore e la compagnia. Lo auguro a quanti sono afflitti dalla mancanza di lavoro, o dalla paura di perderlo. Coraggio, resistete: dobbiamo credere a tempi migliori, dobbiamo credere alla luce. La Luce più grande, preludio di ogni altra luce, è Cristo: insieme a Lui, le altre ombre si affrontano con minore paura e con più grande speranza”.

 

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