Solennità di Tutti i Santi. L’Arcivescovo: “Guardiamo all’invisibile con gli occhi della fede”

“Oggi la Chiesa ci invita a guardare in alto, a elevare lo sguardo, a guardare il cielo,  a guardare quel mondo invisibile che è infinito e che sentiamo essere la meta un giorno per danzare nella luce di Dio”. Con queste parole ha esordito il Cardinale Angelo Bagnasco martedì 1 novembre nell’omelia pronunciata in Cattedrale durante la S. Messa celebrata per la solennità di Tutti i Santi.
 Il cielo è un mondo invisibile che abbraccia la nostra vita terrena. Il cielo non è vuoto, non è deserto, ma  è abitato dal Dio dell’amore, dalla Vergine Maria, dai Santi e dalle anime dei defunti e i loro sguardi non ci assicurano contro i mali terreni e dalle croci della vita, ma ci aiutano a portare le croci e questo cambia tutto, perché sappiamo di avere accanto una presenza certa che ci protegge .
Noi uomini abbiamo bisogno non solo di credere a questo mondo invisibile, ma anche di vederlo. Come è possibile toccare l’invisibile dei santi, dei martiri, delle anime dei defunti?
“Vi sono molti modi – ha detto l’Arcivescovo – il primo è interiore, è dentro di noi, sono tutti quei momenti dell’anima del cuore che ci fanno vedere invisibile se noi non siamo troppo distratti, se facciamo parlare il nostro cuore, se preghiamo! Ci sono poi i poveri, i bisognosi , i nostri fratelli e le nostre sorelle nei quali possiamo vedere  il volto del Signore. E poi ci sono anche le nostre chiese: tutto in esse ci fa vedere Dio;  le immagini , i dipinti , statue, i rilievi, l’architettura…. Tutto quanto se ben guardiamo ci va vedere l’invisibile”.
Le chiese non sono un insieme di pietre che rispondono a gusti estetici cangianti nei secoli, così come la liturgia, con i suoi momenti particolari e la sua forma, non  sono mai banali se l’occhio della nostra fede si lascia colpire da tutto questo, perché tutto vuole farci vedere l’invisibile. “Non diamolo per scontato –  ha proseguito il Cardinale –  Lasciamoci prendere dentro, senza essere critici e polemici, da un mistero che al di là dei ministri ordinati parla di per se perché Dio è il solo protagonista”. “La commemorazione dei defunti – ha concluso – è posta saggiamente accanto alla festa dei Santi, perchè gli uni e gli altri appartengono allo stesso mondo che tutti ci attende, ma che anche ci abbraccia e ci accompagna nella nostra vita terrena”.