Sinodo, una strada per tutti – Sintesi della relazione di Padre Giacomo Costa alla Chiesa del Gesù

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Nella chiesa del Gesù, dove ha celebrato la sua prima messa, Padre Giacomo Costa, Consultore della Segreteria Generale del Sinodo e Membro del gruppo di coordinamento nazionale del Cammino Sinodale, ha inaugurato il primo dei tre incontri sul Sinodo organizzato dai Gesuiti con San Marcellino sul tema “Sinodo. L’importanza di partecipare”, lo scorso venerdì 11 febbraio.

Padre Giacomo ha affrontato nello specifico “L’importanza di partecipare” al cammino sinodale, un percorso comune sul quale è impegnata oggi tutta la Chiesa universale.

All’incontro erano presenti Mons. Marco Tasca, Mons. Nicolò Anselmi, Mons. Marco Doldi e i tre Vicari Episcopali don Gianni Grondona, don Gianfranco Calabrese e don Andrea Parodi. Hanno partecipato ancheiI referenti diocesani per il Sinodo, Angela e Giancarlo Torre.

La chiesa del Gesù era gremita di persone.

Padre Giacomo Costa, genovese, gesuita, è membro della Segreteria del Sinodo e sta incontrando, in virtù del suo ruolo, molte diocesi italiane e mondiali, tutte accomunate da questo percorso indicato da Papa Francesco.

Padre Giacomo aveva incontrato la Conferenza Episcopale Ligure lo scorso 23 settembre, alla vigilia dell’avvio del Sinodo, per offrire alcuni spunti per prepararsi al meglio a questo cammino.

LO SCOPO DEL SINODO NON È PRODURRE DOCUMENTI

“Partecipare”: è questa, ha detto Padre Giacomo, la parola-chiave di questo cammino sinodale.

E’ importante sottolineare che la finalità di questo cammino non è quella di produrre documenti, ma «far germogliare sogni, suscitare profezie e visioni, far fiorire speranze, stimolare fiducia, fasciare ferite, intrecciare relazioni, risuscitare un’alba di speranza, imparare l’uno dall’altro, e creare un immaginario positivo che illumini le menti, riscaldi i cuori, ridoni forza alle mani» (Documento preparatorio, 32).

Per questo, è fondamentale prima di tutto entrare nel senso di ciò che si intende per “Chiesa sinodale”: si tratta di un Sinodo – ha detto Padre Giacomo – “sulla Chiesa, sul modo di essere Chiesa, sullo stile della Chiesa”.

E’ un Sinodo, dunque, sul “camminare insieme”: questo implica dunque il dinamismo del camminare (abbandonando alcune staticità), non con il solo fine di innovare, ma per rispondere alla “sfida dell’insieme”, non solo nella Chiesa ma anche nella società.

Secondo il Papa questo è un concetto più facile da esprimere a parole che da mettere in pratica: il camminare ha il “fine dell’insieme” e della creazione di nuove relazioni.

LA STORIA RECENTE DEL SINODO

Alla base di questo Sinodo – ha raccontato Padre Giacomo – ci sono i Sinodi più recenti: quello dei giovani, quello della famiglia e quello dell’Amazzonia.

Alla fine di questi tre momenti, la richiesta univoca da parte delle persone coinvolte è stata quella di una partecipazione estesa e ampia come “soggetti attivi” della pastorale.

Da qui l’interrogativo su come rispondere a questa istanza e far crescere questa presenza nel cammino universale della Chiesa.

I TRE LIVELLI DI UNA CHIESA SINODALE

Lo stile sinodale è il modo in cui la Chiesa vive e opera tutti i giorni. Questo stile dunque – ha spiegato Padre Giacomo – implica il coinvolgimento di tutti in quello che sostanzialmente già si fa giornalmente nella Chiesa.

In seconda battuta il Sinodo coinvolge le strutture organizzative, per favorire questa modalità di partecipazione più ampia.

Terzo livello della Sinodalità saranno infine i processi e gli eventi sinodali specifici cui la Chiesa è convocata.

COMUNIONE, PARTECIPAZIONE E MISSIONE

Di questi tre termini (che costituiscono il sottotitolo al cammino sinodale) la “partecipazione” è quella che è maggiormente da esplorare.

Citando Papa Francesco nella meditazione per l’apertura del Sinodo, Padre Giacomo ha sottolineato che la “partecipazione”, è “un’esigenza della fede battesimale”.

Per questo il Sinodo implica il “come” la comunità cammina insieme non solo al suo interno, ma anche nel territorio, nel suo essere missionaria.

Gli obiettivi del cammino (vedi Documento Preparatorio, 2) partono dal “fare memoria”, sulla base di esperienze già in atto, passando attraverso il riconoscimento dei doni all’interno delle comunità (per esempio le attività delle equipe sinodali, spesso costituite solo da laici), sperimentando la condivisione di responsabilità del camminare insieme.

LE INTUIZIONI DEL CONCILIO VATICANO II

Conclusa la prima fase della sua conferenza in cui ha affrontato il significato del camminare insieme, Padre Giacomo ha esaminato le radici della Sinodalità, rifacendosi in particolare ai lavori del Concilio Vaticano II.

In primo luogo si tratta – ha detto Padre Giacomo – di “trovare dei modi di responsabilità, per rendere le persone soggetti partecipi all’interno della Chiesa, nel rispetto dei diversi ruoli”.

Il presupposto è che ognuno, in virtù del Battesimo, è un soggetto della missione della Chiesa: il Battesimo è ciò rende ciascuno “inviato” alla missione, e chiama a trasmettere agli altri l’esperienza di fede vissuta.

In secondo luogo, va ricordato che dal Concilio Vaticano II è emersa la consapevolezza che il popolo cristiano, insieme, non può errare nella fede: “Questo non significa che ciascuno detiene la verità; bisogna trovare una strada per riconoscere le ricchezze degli altri e insieme arricchire la propria visione, ponendosi insieme in ascolto dello Spirito”.

Va ricordato – ha detto Padre Giacomo – che “in un contesto ecclesiale le decisioni non sono prese a maggioranza”: sinodalità non è eliminare la struttura gerarchica della Chiesa, ma “ricomprendere che le decisioni vanno prese ascoltando lo Spirito, in una dimensione di disponibilità e obbedienza”, liberi da preconcetti e ideologie.

CAMMINO DELLA PARTECIPAZIONE

“Ascolto, dialogo, discernimento, responsabilità” sono le parole chiave di uno stile sinodale.

L’ascolto – secondo Padre Giacomo – è la parola che apre al cambiamento interiore: “riaprire la dimensione dell’ascolto dialogando” e lasciando spazi necessari di silenzio per individuare la presenza di Dio nell’altra persona.

Il vero protagonista di questo ascolto è lo Spirito: “saper riconoscere la voce dello Spirito nelle persone” è ciò che emancipa dalla frammentazione e dall’autoreferenzialità.

L’ascolto delle scritture, poi, è ciò che permette di comprendere la realtà alla luce della fede, e capire che cosa chiede Dio.

Qui c’è il discernimento, che implica riconoscere, interpretare e scegliere, ossia andare in profondità della propria esperienza per comprendere che cosa viene da Dio e che cosa no e di conseguenza fare dei passi concreti. Il camminare insieme, il discernere insieme – ha detto Padre Giacomo – fanno parte essenziale dell’annuncio del Vangelo. La testimonianza della Chiesa è quella ad andare avanti insieme nelle differenze. Le religioni, pensiamo per esempio al “Documento sulla Fratellanza umana” firmato dal Papa e dal Grande Imam di Al-Azhar Ahamad al-Tayyib ad Abu Dhabi nel 2019, sanno tessere relazioni anche fra persone molto diverse.

I CAMMINI DELLA CHIESA UNIVERSALE E DELLE CHIESE IN ITALIA

Dopo aver illustrato nel dettaglio quanto sta alla base del cammino sinodale, Padre Giacomo ha elencato le tappe del percorso che sta compiendo tutta la Chiesa.

In Italia, il cammino segue la fase narrativa (fino al 2023), la fase sapienziale (2023-2024) e la fase profetica (2025).

L’interrogativo cui rispondere è comune: “Come si realizza oggi quel camminare insieme che ci permette di annunciare il Vangelo?”. “Per rispondere, è fondamentale – ha detto Padre Giacomo – partire dalle nostre esperienze per capire quali passi lo Spirito ci invita a compiere, al di là delle nostre ideologie”.

Nel Documento Preparatorio sono indicati i dieci punti che aiutano a declinare il camminare insieme.

E’ anche consigliato vivere l’esperienza dei gruppi sinodali sui dieci punti: il metodo, comune a tutte le Diocesi italiane, è quello della conversazione spirituale che porta ad abbandonare le prospettive individuali per aprirsi al nuovo; la finalità è quella di fare sintesi su ciò che sembra importante dover condividere, a livello parrocchiale o diocesano. La restituzione dei lavori sui punti deve permettere lo scambio fra I vari gruppi, in modo che il Sinodo permetta di “costruire una strada in cui tutti sono a loro agio”.

FAVORIRE UNA LARGA PARTECIPAZIONE

La più larga partecipazione possibile invocata dal Sinodo può portare a “conflitti e tensioni”: il processo sinodale, dunque, non è sempre idilliaco, “ma il criterio fondamentale è quello della gioia del Vangelo”, ha detto Padre Giacomo, invitando tutti a “trovare la sorgente dell’acqua della vita e farla fluire in abbondanza”.

Francesca Di Palma

     

Il video della conferenza di Padre Giacomo Costa è disponibile su sulla pagina Facebook “Gesuiti Genova” e sul canale youtube Centro Giovanile Arecco.

 

Alcuni siti di riferimento per il cammino sinodale:

www.synod.va
https://camminosinodale.chiesacattolica.it/
https://www.chiesadigenova.it/sinodo-diocesano-2021-2022/

    

IL CAMMINO SINODALE A GENOVA

Al termine della conferenza di Padre Giacomo Costa, don Gianni Grondona, Vicario Episcopale per la Sinodalità, e Angela e Giancarlo Torre, referenti diocesani del Sinodo, hanno illustrato quanto sta facendo la Diocesi in questo avvio di cammino.

“Siamo all’inizio di un cammino e stiamo andando avanti per gradi. In tutte le parrocchie sono stati individuati del referenti che si stanno facendo carico di organizzare momenti di ascolto e di incontro”: don Gianni ha riferito di quanto si sta facendo, in tanti modi diversi, nelle realtà diocesane.

“In ciascun Vicariato e nelle parrocchie è attiva una rete di referenti cui potersi rivolgere in questa fase di ascolto”: dai referenti diocesani dunque l’invito a partecipare, ciascuno rivolgendosi al proprio Vicariato, a questo cammino comune, nelle difficoltà, nelle piccole cose, nella serenità dell’inizio del percorso.