S. Messa per il Mondo del Lavoro nella Solennità di S. Giuseppe

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Nella Solennità di San Giuseppe, martedì 19 marzo, l’Arcivescovo ha celebrato in San Lorenzo la S. Messa per il Mondo del Lavoro. Accanto alle autorità, erano presenti moltissimi esponenti dell’imprenditoria genovese e tanti fedeli.
Don Gianpiero Carzino, Direttore dell’Ufficio per la Vita Sociale e il Mondo del lavoro, ringraziando per la presenza numerosa, ha messo in luce alcuni recenti segnali, economici e tecnologici, che sembrano far sperare per il bene del nostro territorio. “Abbiamo davanti una grande opportunità di sviluppo, anche nell’ottica delle ingenti risorse destinate al nostro territorio”, dopo il crollo del Ponte Morandi e le mareggiate di fine ottobre. Alcune eccellenze industriali e di ricerca del nostro territorio potrebbero trarre – ha detto don Carzino – grande beneficio dagli investimenti nella protezione del territorio e dello sviluppo sostenibile.
Nell’omelia, l’Arcivescovo si è soffermato sul binomio famiglia e lavoro: “Non è possibile fare famiglia se non c’è lavoro. Il lavorare deve essere stabile, poiché ognuno vuole la dignità di guadagnarsi il pane e partecipare alla costruzione del bene comune”. Inoltre, l’Arcivescovo ha sottolineato l’importanza di una corretta informazione verso quelle persone che, in cerca di lavoro, oggi non sanno dove guardare, favorendo, per loro, un’adeguata conoscenza delle possibilità lavorative che aiuti a superare lo smarrimento e a impedire la rassegnazione.
“Bisogna essere più convinti che, insieme a impegnativi profili di ordine pratico, la questione più decisiva, anche in ambito economico, è di tipo culturale ed etico: le derive dell’evasione fiscale e della corruzione – non dimenticando la maggioranza della popolazione onesta – l’inadempienza ai propri obblighi civili, la miope soddisfazione del successo individuale, l’inerzia nel creare reti virtuose, un certo disinteresse per la cosa pubblica, sono atteggiamenti e comportamenti che nascono da una coscienza morale distorta o insufficiente”.
Il futuro, ha detto ancora l’Arcivescovo, dipende soprattutto dalla sensibilità etica di un popolo e dalla sua coscienza collettiva. “Il nodo centrale sta nello sciogliere il cancro dell’individualismo, che nella storia si è rivelato perdente”.
Infine il Cardinale ha invitato a riflettere sulla figura di San Giuseppe: “lui ha lavorato nella bottega di falegname, ha guadagnato il pane per Maria e Gesù, il Figlio di Dio, ha nobilitato in modo unico la fatica umana. San Giuseppe ci ricorda che il lavoro fa parte della giustizia, cioè di quel crescente percepire ogni uomo come qualcosa di unico e sacro, di libero e responsabile; soggetto di diritti e di doveri”.

Francesca Di Palma