Pellegrinaggio del Mondo del lavoro alla Guardia: «Necessaria un’aria nuova»

Il pellegrinaggio del mondo del lavoro ha avuto un esito decisamente positivo. Richiama alla memoria i pellegrinaggi che ogni domenica venivano compiuti da molti lavoratori che si recavano sul Figogna per offrire a titolo di volontariato la loro opera nella costruzione del santuario. La Federazione Operaia Cattolica ha curato sapientemente l’organizzazione e nella persona del suo presidente, rag. Alberto Rigo ha rivolto al Card. Arcivescovo il saluto iniziale.

 
Tra i molti pellegrinaggi che annualmente hanno come meta il santuario della Madonna della Guardia, il pellegrinaggio del mondo del lavoro si distingue per una particolare caratteristica. Rispecchia costantemente il clima e le preoccupazioni, non sempre sufficientemente evidenziate, della nostra città. Quest’anno non si è parlato molto della crisi, non solo finanziaria ed economica, che si scarica sul lavoro e attanaglia Genova e l’intero Paese. Eppure nella preghiera e nel raccoglimento dei pellegrini che si incamminavano in processione verso il santuario, si poteva cogliere la sofferta consapevolezza dell’attuale critica situazione e delle difficili vie d’uscita, il bisogno insopprimibile di credibili punti di riferimento, la ricorrente domanda: che cosa e da chi possiamo sperare? L’interiorità dei pellegrini era in consonanza con le parole del salmo 126: “Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori. Se la città non è costruita dal Signore, invano veglia il custode”.
Il clima di festosità che sempre ci pervade quando siamo alla Guardia, nella casa della Madonna si univa alla consapevolezza della necessità di grandi energie spirituali e morali indispensabili per superare l’attuale crisi, e ciò costituiva il motivo principale della preghiera. Le energie spirituali e morali scaturiscono dal cuore, dall’interiorità. Sono frutto della libertà dell’uomo e della grazia di Dio che può convertirlo.
Il Card. Arcivescovo nell’omelia non ha voluto ripetere considerazioni sulla crisi finanziaria, economica e lavorativa peraltro già ripetutamente espresse in altre importanti occasioni. Ha chiesto, alla Madonna una grazia particolare. Ha chiesto un’aria nuova e ha esplicitato il contenuto di questa sua preghiera sintetizzato nel passo: “Guardarci in modo positivo e lavorare insieme – mettendo insieme fiducia, intelligenza, genialità e cuore – aprirà una stagione nuova, darà aria più respirabile a questa nostra amata Genova”.
Una stagione nuova: infatti la nostra città non manca certo di capacità e risorse che, secondo le parole dell’Arcivescovo, rimangono sterili perché avvolte in un clima sfavorevole che le vanifica. E’ l’ora di smettere ogni spirito di contrapposizione. E’ l’ora di smettere di criticarci vicendevolmente e di porre veti incrociati. E’ l’ora di smettere di sospettarci a vicenda come se il primo dovere civico fosse quello di pensare male delle intenzioni e delle azioni altrui.
Nelle parole dell’Arcivescovo echeggia il richiamo al tema della “conversione” sempre presente in ogni pellegrinaggio. Una conversione personale ma non solo. Nella misura in cui saremo capaci di operare una conversione comunitaria si profilerà all’orizzonte un stagione migliore anche per la nostra città.