Mons. Tasca nella S. Messa in Coena Domini: «Tutta nostra vita sia manifestazione del Dio di Gesù Cristo»

Giovedì 1 aprile in Cattedrale l’Arcivescovo ha presieduto la seconda celebrazione liturgica del Giovedì Santo con la Messa della Cena del Signore, concelebrata dal capitolo dei canonici di San Lorenzo e animata dal Coro della Cappella musicale della Cattedrale.

Nella celebrazione si ricorda l’Ultima Cena del Signore con i suoi discepoli, consumata prima della sua passione nella quale consegnò ai discepoli il Comandamento dell’amore (“Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”, Gv 13,34), dopo aver lavato loro i piedi.

La liturgia prevede il rito della Lavanda dei piedi, ma per le norme anticovid non è stato possibile ripetere il gesto che Gesù stesso fece dopo l’Ultima Cena lavando i piedi ai dodici apostoli.

Nell’omelia, Mons. Tasca ha sottolineato come sia importante cogliere il senso profondo del testo del noto Vangelo di Giovanni che narra il gesto della lavanda dei piedi e che richiama ai servizi semplici che ci rendiamo a vicenda. Ha ricordato che Gesù – che è un rabbì, un Maestro, e come tale non compie gesti umili –  ha compiuto questo gesto una volta sola, un gesto straordinario che ha destato stupore nei discepoli. Con questo gesto, Gesù assume tra noi la forma di servo. Si mette a totale disposizione degli uomini, dandosi totalmente nelle loro mani, senza tirarsi indietro neppure di fronte alle ultime conseguenze di ciò che gli uomini fanno di Lui. “Gesù nell’Eucaristia – ha detto l’Arcivescovo – si mette nelle nostre mani per essere nostro nutrimento, per essere Dio con noi, fra noi per noi. Il gesto che Egli ha compiuto non è solo ciò che ha fatto, ma ciò che Dio è secondo Gesù. Ci presenta il Dio di Gesù Cristo”

L’invito che ci viene rivolto è che tutta nostra vita sia manifestazione del Dio di Gesù Cristo. “Viviamo questo triduo pasquale – ha concluso Mons. Tasca – come Gesù ci ha insegnato; e ci dia la grande grazia in questi giorni di manifestare con la nostra vita il Dio che Gesù Cristo ha annunciato con la sua vita, fino alla morte di Croce”.

Dopo la Comunione, la pisside contenente le ostie consacrate, non è stata riposta nel tabernacolo, ma deposta all’Altare di San Giovanni, dove è stato allestito il luogo della reposizione del Santissimo Sacramento, dopo la processione eucaristica guidata dai Cavalieri del Santo Sepolcro.

L’OMELIA DELL’ARCIVESCOVO