L’Arcivescovo nella S. Messa in Cattedrale per la Vita Consacrata: «Apriamo porte nuove!»

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Nel giorno della ‘Candelora’, solennità della Presentazione di Gesù al Tempio, la Vita Consacrata della Diocesi si è riunita in Cattedrale per festeggiare la propria speciale vocazione e missione; Mons. Marco Tasca ha presieduto la S. Messa, alla presenza di numerose religiose e religiosi. All’inizio della celebrazione si è rinnovato il momento dell’accensione e benedizione delle candele presso l’altare di San Giovanni Battista.

Nella sua omelia l’Arcivescovo ha rivolto un invito chiaro e stimolante ai membri della vita consacrata, aprire sempre porte nuove piuttosto che riaprirne vecchie destinate inesorabilmente a chiudersi: “Sappiamo che la crisi della vita consacrata, per la quale tendiamo a scoraggiarci per la scarsità delle vocazioni, riguarda soprattutto il nord del mondo. Se pensiamo, infatti, agli inizi e al momento della fondazione dei nostri istituti e ordini, ci sentiamo pochi, semplici e con risorse limitate, ma dobbiamo accogliere questa situazione come una grazia, tornando autenticamente alle nostre origini.

Dobbiamo offrire ai giovani che bussano alle nostre porte esperienze e modalità nuove, invece spesso ci preoccupiamo di far vivere vecchie modalità, anziché stimolare la loro immaginazione e creatività. Mi viene in mente a questo proposito un’immagine contenuta nel primo libro dei Re, dove Elia, in un momento di forte siccità, manda un giovane in cima alla montagna per vedere se appare una nuvoletta annunciatrice di pioggia, per sperare ancora nella vita. Nel frattempo il compito di Elia è di rimanere fermo in preghiera. Non dobbiamo avere paura, ma continuare a cercare e guardare avanti nelle nostre congregazioni e nei nostri istituti. Nel giorno della solennità della presentazione di Gesù al tempio il messaggio credo sia significativo: Maria e Giuseppe con semplicità compiono un gesto per adempiere la legge. Così come Gesù, è nato non tra dimostrazioni di forza e potere, ma piuttosto accanto a un asinello: doveva arrivare sul trono della gloria a giudicare tutti e invece è sul trono della croce nella prova”.

Al termine della celebrazione Suor Maria Rosangela Sala ha portato il suo saluto all’Arcivescovo come Presidente USMI (Unione Superiore Maggiori d’Italia): “È doveroso ricordare che lei conosce bene tutte le dinamiche della vita consacrata, provenendo da questa stessa realtà. Anche per questo il contenuto e il messaggio della sua omelia è arrivato a segno. Insieme alla riconoscenza sempre insufficiente che le dobbiamo, esprimiamo la solidarietà nel vivere la missione nella stessa città e nella grazia del tempo presente; sono tante le sfide che ci sorprendono ogni giorno e che rendono la dedizione alla cura delle persone che ci vengono affidate una vera palestra di umile santità, dove è evidente che la nostra vulnerabilità personale e istituzionale manifesti la sua fecondità nella capacità di vivere in solidarietà e sinodalitá. Ringraziamo la Chiesa per aver voluto sottolineare questo aspetto ecclesiale che ci rende capaci di camminare insieme in Cristo, uniti nella nostra missione e fede. In questo spirito accanto a lei poniamo la nostra piccola goccia d’acqua in questa amata e benedetta terra genovese affinché dal frutto del sinodo si comprenda che non vi è pandemia che sia più forte della solidarietà e della missione. Osiamo chiederle un aiuto a continuare a parlarci e a sostenerci nella fede perché più cresciamo nella fede più cresce l’annuncio”.

La festa della vita consacrata si è conclusa con la celebrazione dei giubilei di religiose e religiosi che festeggiano quest’anno significativi anniversari della loro professione.

IL VIDEO DELLA CELEBRAZIONE