Incontri sugli Atti degli Apostoli – Paolo prigioniero, ma libero nella Parola (20 maggio 2026) – AUDIO INTEGRALE

Negli ultimi capitoli degli Atti degli Apostoli, san Paolo appare prigioniero, ma interiormente libero. Arrestato a Gerusalemme e trasferito a Cesarea per sfuggire a un complotto, viene processato davanti ai procuratori romani Felice e Festo, fino alla decisione di appellarsi a Cesare. È il passaggio che porterà l’apostolo verso Roma e, probabilmente, verso il martirio.

Commentando questi testi, mons. Marino Poggi sottolinea come il cuore del racconto non sia la sconfitta di Paolo, ma la forza del Vangelo: «La parola è di tutti ed è per tutti e continua ad essere regalata a tutti». Anche quando incontra opposizione e rifiuto, la Parola di Dio non si ferma.

Nel grande discorso davanti al re Agrippa, Paolo insiste su un punto decisivo: il cristianesimo non cancella l’ebraismo, ma ne rappresenta il compimento. Tutto nasce dalla fede di Abramo e dall’attesa della risurrezione dei morti, speranza propria del fariseismo a cui Paolo apparteneva. Per questo domanda: «Come mai vi può sembrare incredibile che Dio risusciti i morti?».

Mons. Poggi evidenzia che la salvezza, negli Atti, nasce dall’ascolto: «La salvezza consiste nell’ascoltare la parola, nel lasciarla entrare dentro di noi». È la Parola stessa a portare frutto, mentre l’uomo è chiamato ad accoglierla liberamente.

Luca conclude il suo libro senza raccontare la morte di Paolo. Lo lascia vivo nella missione, intento ad annunciare il Vangelo «con franchezza», nella parresia evangelica. Una scelta significativa: più della fine dell’apostolo conta la corsa della Parola, che continua nella storia della Chiesa.

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