Mercoledì 15 aprile Mons. Marino Poggi, Canonico Penitenziere, ha guidato in Cattedrale il settimo incontro del ciclo di catechesi sugli Atti degli Apostoli.
Il tema della serata ha accompagnato i presenti nel capitolo 20 del libro biblico, soffermandosi sul commiato di san Paolo agli anziani della comunità di Efeso. Un passaggio decisivo per comprendere il volto della Chiesa nascente e il rapporto tra cristianesimo ed ebraismo.
Mons. Poggi ha evidenziato come l’apostolo delle genti venga talvolta interpretato come colui che avrebbe spezzato i legami con il mondo giudaico. In realtà, il testo mostra un’altra prospettiva: “Paolo non ha tradito il giudaismo”, ha spiegato, ricordando che l’apostolo annunciava sempre per primi i giudei nelle sinagoghe, presentando Gesù come il Messia atteso. Solo dopo un eventuale rifiuto si rivolgeva ai pagani.
Non si tratta quindi di una religione nata contro Israele, ma di un cammino che si comprende come compimento delle promesse antiche. “Il cristianesimo è una nuova via all’interno dell’ebraismo”, ha sottolineato Don Marino.
Un esempio significativo è quello di Timoteo, figlio di madre ebrea e padre pagano, che Paolo fece circoncidere prima di portarlo con sé nella missione. Un gesto che conferma come i segni identitari del popolo ebraico non venissero cancellati, ma riletti alla luce di Cristo.
Al centro dell’incontro anche il discorso pronunciato da Paolo a Mileto e rivolto ai presbiteri di Efeso. L’apostolo ricorda gli anni trascorsi in quella grande città dell’Asia Minore, segnata dal celebre tempio di Artemide e da forti interessi economici. Un contesto non facile per l’annuncio evangelico.
Paolo riassume così la propria missione: invitare “giudei e greci a convertirsi a Dio e a credere nel Signore Gesù”. Mons. Poggi ha commentato: “Il cuore dell’annuncio di Paolo è la grazia”, cioè il dono gratuito di Dio che salva e rinnova la vita dell’uomo.
Particolarmente intenso il saluto finale ai responsabili della comunità.
Paolo non consegna programmi organizzativi né strutture di potere, ma affida i credenti “a Dio e alla parola della sua grazia”. Un richiamo, ha osservato il Canonico Penitenziere, a ricordare che “la Chiesa nasce dalla fede prima che dalle strutture”.
Infine, l’esempio personale dell’apostolo, che ricorda di essersi mantenuto con il proprio lavoro senza gravare su nessuno. E la conclusione con una frase attribuita a Gesù e non riportata nei Vangeli: “C’è più gioia nel dare che nel ricevere”.
