Don Giorgio Rusca parroco a Maria Madre del Buon Consiglio

Con la S. Messa pontificale presieduta dal Card. Angelo Bagnasco domenica 26 ottobre alle ore 16,00  Don Giorgio Rusca è stato ufficialmente insediato come parroco a Maria, Madre del Buon Consiglio a Prà. Sulla soglia della chiesa, ad accogliere l’Arcivescovo erano, tra gli altri, il vicario don Claudio Valente, il rettore del seminario mons. Michele Cavallero, quasi al completo i confratelli del Vicariato Pra Voltri Arenzano e quelli di Rivarolo, alcuni diaconi. Folta la rappresentanza di Rivarolesi, con in testa il parroco don Lino Pieropan e il curato don Fabrizio Liborio; accanto a loro rappresentanti delle varie associazioni, di Acr e Scout.  
All’inizio della Messa Alessandro, catechista, a nome della parrocchia ha espresso il benvenuto al nuovo pastore, che giunge in una realtà molto variegata, in cui la comunità cristiana è ridotta al lumicino, perché molti dei suoi abitanti non sentono più – o almeno così pare all'esterno – bisogno di una vita spirituale, e di un pastore. Però basta poco lievito a far fermentare tutta la massa. “Siamo pochi”, – ha sottolineato il catechista – ma “con la speranza di essere buoni, capaci di far vedere al giovane secolarizzato e al parrocchiano stanco un cristiano vero”. Ha detto anche la gratitudine per il dono di un diacono, a suo tempo a completo servizio della parrocchia, e di un giovane in formazione presso i Gesuiti; ha poi ricordato il  primo parroco e la fiducia per tanti semi gettati generosamente. Ha chiesto al Cardinale il dono della preghiera costante per questa comunità ed ha concluso invocando la benedizione di Dio su don Giorgio, la sua vocazione e la sua missione. 
Prendendo la parola all’omelia, il Cardinale, espresso un affettuoso saluto a don Giorgio, al vicario territoriale Don Claudio Valente e a tutti i preti presenti, che generosamente si aiutano “con la preghiera, la parola e l'aiuto pastorale”. Ha esortato i fedeli ad essere contenti tutte le volte che vedono tanti preti pregare insieme, perché ogni volta che si incontrano e si ristorano, tornano alle loro comunità corroborati dalla preghiera e dalla fraternità. Ha ringraziato i Frati Minori per la loro presenza pastorale. Quindi un pensiero “grato, affettuoso e memore”  è andato ai parroci della comunità, a partire da P. Balbi fino a don Stefano Vassallo, l'immediato predecessore. Ha sottolineato che la consapevolezza di essere minoranza “deve farci crescere nell'umiltà, nella fiducia e nella preghiera. Perché le anime si salvano anzitutto con le ginocchia, stando nella preghiera”. 
Rivolto ai fedeli, ha chiesto loro di “stare quanto più possibile con noi davanti al Signore” ed ha esortato i preti a “dimorare davanti a Gesù nell’Eucaristia”. 
Dobbiamo pregare di più  e tu – ha detto a don Giorgio – devi aiutare la tua gente a pregare”. “Sarai pastore se insegnerai a pregare a quelli che vogliono, pochi o tanti che siano. Dobbiamo però desiderare di essere tanti: ecco la missionarietà,  perché il numero più alto possibile possa vivere la speranza”. Come? “Con l'amore fraterno. Per un mondo che vive di conflitto su ogni virgola, permaloso e suscettibile, vedere una comunità che cerca di aiutarsi e di essere un dono per tutti è un poderoso interrogativo. Ed ha concluso ricordando che “l'amore fraterno è frutto della fede, ed è anche strada alla fede”. 
Al termine della celebrazione Don Giorgio – il più giovane parroco della diocesi – ha espresso gratitudine al Cardinale per la fiducia accordatagli e per aver voluto presenziare al suo insediamento, ai confratelli, alla comunità di Rivarolo – soprattutto i giovani, e le suore della Costa -, ai familiari e a tutti i parrocchiani presenti, alla Croce Azzurra, a tutta la comunità di S Ambrogio, alle due Confraternite, di S. Ambrogio e dell'Assunta di Palmaro. 
Ha animato la celebrazione  il piccolo coro parrocchiale, con alla chitarra Rosanna e Davide. 

Graziella Merlatti