Domenica 6 aprile Giornata della Solidarietà colletta per i centri vicariali di ascolto

Come ogni anno, la Giornata della Solidarietà vuole essere un segno di vicinanza e di condivisione della comunità cristiana nei confronti dei fratelli in difficoltà più vicini, quelli con cui si condivide lo stesso territorio. E, come ormai è noto, non si sta parlando di povertà estrema, ma di tante famiglie e persone che, a causa della crisi, riescono con sempre più fatica a far fronte alle esigenze della quotidianità. I Centri di Ascolto vicariali conoscono bene queste situazioni. In un anno – sono dati del 2013 – sono stati erogati più di 1.500.000 euro. La parte del leone la fa la casa: più di un milione i contributi per il suo mantenimento, tra spese di affitto, amministrazione, mutuo e consumi (luce, energia elettrica, riscaldamento, acqua). Significativa – e forse ancor più sorprendente – la spesa per gli alimenti: più di 100.000 euro. E' duro scoprire che ancora oggi c'è chi non sa cosa mangiare; e nella cifra non sono compresi i pacchi viveri.

Non sono certo cifre reperibili con la celebrazione di una Giornata; la Provvidenza di Dio interviene anche in altri modi: tramite i contributi 8×1000, tramite il progetto “Camminiamo Insieme” fin qui finanziato dalla Fondazione CARIGE. Ma la raccolta di domenica 6 è importante soprattutto perché è il segno di una comunità vicina, che non vuole delegare la propria responsabilità di fraternità. “Vivere in modo unitario questa giornata ci aiuta a esprimere meglio il mistero e la realtà di comunione che è la Chiesa – si legge su Caritas Notizie – Vivere e preparare la giornata della Solidarietà è un'occasione per aprire gli occhi e scorgere, introno a noi e lontano da noi, i tanti volti dei fratelli e delle sorelle che anche oggi faticano a condurre una vita dignitosa”. La raccolta effettuata in ogni parrocchia va consegnata al Vicario, che provvederà a comunicare l'importo alla Caritas diocesana, destinandone l'80% al centro di ascolto vicariale (o ai centri, dove ci si è organizzati in più punti) del proprio territorio. Il restante 20% va trasmesso alla Caritas diocesana per alimentare un fondo che verrà utilizzato per sostenere il Centro accoglienza Caritas, dove vengono ascoltate e seguite persone e famiglie in situazioni non “coperte” dai Centri vicariali, oltre che per l'organizzazione dell'assistenza a chi è in difficoltà nel periodo estivo, quando la maggior parte dei Centri sono chiusi.

Silvana Piccinini