Celebrato il Giubileo dei Migranti – GUARDA IL VIDEO

I migranti hanno vissuto con grande partecipazione e devozione il loro Giubileo: domenica 17 gennaio hanno attraversato la Porta Santa della Cattedrale e hanno testimoniato la loro fede gioiosa. Insieme a loro alcuni dei sacerdoti che quotidianamente si prendono cura delle comunità dei migranti nella nostra diocesi; primo tra tutti Mons. Giacomo Martino, direttore dell’Ufficio Migrantes diocesano. “Benvenuto a chi da tempo ormai è tra noi, benvenuto a chi è da poco arrivato” è stato il saluto che l’Arcivescovo ha rivolto nell’omelia durante la Messa celebrata per loro in S. Lorenzo animata da un unico grande coro che ha messo insieme più comunità di migranti per dire che camminare insieme è possibile.  
“Il vescovo oggi, riprendendo le parole di Papa Francesco, ha sottolineato quanto sia importante il tema dell’identità” – ha detto alla fine della giornata Mons. Giacomo Martino, direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi. “Noi vogliamo rivendicare un’accoglienza in nome del Vangelo. L’identità del profugo e dell’immigrato e di chiede accoglienza, infatti, è l’identità stessa di Gesù: Ero straniero e mi avete accolto! Signore, quando ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto? La sua risposta è: qualunque cosa avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli l’avete fatta a me”.

Mons. Martino ha anche sottolineato come il fenomeno dell’immigrazione sia oggetto di una cattiva informazione che ne sottolinea soltanto gli aspetti negativi e non la grande ricchezza che le persone straniere portano nel nostro paese. I dati relativi al 2015 riportano l’arrivo in Italia di 150.000 persone: di queste 60.000 hanno richiesto di essere accolti; numeri che non dovrebbero far preoccupare un paese civile e che invece vengono presentati con la logica del pericolo e della paura. L’accoglienza del Vangelo chiede di cambiare la propria vita e questo richiede sempre un po’ di timore, ma porta con sé grandi frutti. Anche l’Arcivescovo è tornato su questo argomento in alcune brevi battute con i giornalisti al termine della Messa: “Non soltanto i rischi, i pericoli o i fatti atroci che sono avvenuti devono avere tutto lo spazio dell’informazione; questo significa una cattiva formazione delle coscienze, significa seminare panico, non è certamente la base per politiche diverse e fruttuose. Da una parte bisogna dare informazione di certi fatti terribili, ma allo stesso tempo alimentare i valori, gli esempi positivi, la buona prassi che sono decisamente più ampie e grandi, lo vediamo nelle nostre parrocchie o nei quartieri che magari attraverso piccole o meno piccole realizzazione hanno dei frutti, con sforzi economici anche forti”. La comunità dei migranti ha vissuto un pomeriggio di preghiera, di condivisione e di gioia nell’incontrarsi vicendevolmente e con il Vescovo che alla fine della Messa ha salutato tutti ricevendo una grande dimostrazione di affetto. Il Cardinale Bagnasco ha avuto per loro parole di grande incoraggiamento e soprattutto di stima per i valori positivI che i migranti portano alla società occidentale: “Quando scorgiamo l’amore alle vostre buone tradizioni umane e cristiane, l’attaccamento agli affetti familiari, la dedizione al lavoro, la devozione nella partecipazione alla liturgia, il senso profondo di Dio e della sua Provvidenza… tutto questo ci è di esempio, ci rincuora, ci incoraggia a non essere cristiani paurosi ma contenti, lottatori della vita e pieni di fiducia in Dio”. E ancora: “Le vostre culture native ci insegnano l’unità della vita: la vita, infatti, è vista come un insieme armonico di terra e cielo, di presente e futuro, dove il Divino non è sentito come antagonista e nemico, ma illumina, guida e sostiene il cammino terreno”. Una società quindi, quella dell’Occidente, che ha qualcosa da imparare dai migranti e il Cardinale Bagnasco ha voluto sottolinearlo con forza: “In voi vediamo la capacità di sacrificio, la semplicità del cuore, la fede nel Signore che non abbandona nessuno. Questo “modo”, che nasce dal cuore dei semplici e dei piccoli di cui parla Gesù nel Vangelo, dobbiamo noi occidentali ritrovarlo, amarlo, custodirlo. Si tratta di vivere in noi la fede in modo meno complicato, meno artificioso, meno astratto, ma più semplice e profondo, più disponibile e concreto, quindi più vero”. Il giubileo del migrante è stata un’occasione per affermare come i fatti di cronaca continuino a mostrare un volto distorto del migrante, visto solo come fonte di pericolo e non di arricchimento: formando le persone a un modo diverso di guardare queste persone è possibile affrontare e risolvere i problemi legati all’immigrazione.

Laura Ferrero