Approfondimento teologico del documento preparatorio a cura di Mons. Marco Doldi

 Riportiamo il testo integrale dell’approfondimento teologico del documento preparatorio al congresso eucaristico nazionale che Mons. Marco Doldi ha presentato a Roma in occasione della riunione con i delegati diocesani, presieduta dal Cardinale Angelo Bagnasco.
 
L’Eucaristia sorgente della missione. «Nella tua Misericordia a tutti sei venuto incontro»
È stato ormai ampiamente diffuso il documento teologico preparatorio al XXVI Congresso Eucaristico Nazionale (Genova 15 – 18 settembre) dal titolo “L’Eucaristia sorgente della missione. «Nella tua Misericordia a tutti sei venuto incontro»”. Il testo è affidato, innanzitutto, ai Delegati diocesani e, poi, a tutte le comunità cristiane, affinchè i contenuti entrino nella catechesi.
Occorre sottolineare che il documento teologico, soffermandosi sulla Preghiera Eucaristica IV, suggerisce un criterio generale: quello di conoscere e meditare i testi della liturgia, di modo che la partecipazione ai divini misteri conduca la fede di coloro che partecipano ad una maggiore profondità (lex orandi est lex credendi).
In questa breve presentazione mi propongo di evidenziare alcuni contenuti teologici, che costituiscono gli elementi – ritengo – più importanti e significativi; non presenterò quindi il testo nel suo svolgimento, ma tenterò un percorso teologico, secondo questi aspetti: la Celebrazione dell’Eucaristia e la domenica (1); le radici trinitarie (2); la forza trasformante dell’Eucaristia (3); gli ambiti della missione (4).
 
1. La Celebrazione dell’Eucaristia e la domenica
Alcune domande aiutano a cogliere l’importanza del primo aspetto: la Celebrazione eucaristica ha ricadute nella vita dei fedeli? L’impegno è solo quello per un rito da osservarsi nei particolari (ritus servandus) o per un’azione sacra da presiedere (ars celebrandi)? Lo stile celebrativo rivela Cristo o lo oscura con personalismi? La domenica è sentita come l’inizio dei giorni della settimana? Domande sulle quali da sempre pastori e fedeli si confrontano, perché superficialità e storture sono sempre possibili.
Per esempio: la Celebrazione è esposta al rischio di risolversi in un rito o in un precetto; la necessaria animazione può cedere al pericolo della superficialità creativa o del protagonismo; la nobile semplicità dei riti potrebbe essere sostituita dalla messa in scena di uno spettacolo, che colpisce per gli elementi umani; la domenica da Giorno del Signore, potrebbe diventare “fine settimana” (week-end) da vivere in modo materialistico, spesso consumistico.
Il documento teologico preparatorio, che ben conosce queste possibili derive, ci aiuta a restare nel solco del rinnovamento liturgico, auspicato dalla Chiesa con la riforma conciliare e, ancora prima, con il Movimento liturgico del ‘900. In particolare, alcune affermazioni sono centrali:
“La liturgia non appartiene a noi, ma alla Chiesa, è tesoro della Chiesa” (p. 14).
“Non possiamo mai dimenticare che il vero Protagonista è Cristo, non noi, neppure il celebrante” (p. 14). Noi abbiamo la grazia di partecipare in virtù dell’unico sacerdozio di Cristo, come battezzati o come ministri ordinati.
“La domenica appare realmente come un giorno santo, che dà orientamento a tutta la settimana” (p. 18). In esso facciamo l’esperienza dei discepoli di Emmaus: quella dell’incontro con Gesù risorto che dona un nuovo significato al tempo e alla storia.
“Occorre riscoprire la centralità insostituibile della celebrazione dell’Eucaristia, come esperienza che ci riporta ogni volta al centro della fede, facendoci incontrare realmente Dio nel Corpo e nel Sangue di Cristo, donati nel sacramento e nella comunità ecclesiale” (pp. 16 – 17). Così nell’Eucaristia la misericordia del Padre raggiunge la porta del nostro cuore.
Sono queste alcune coordinate da tenere in considerazione affinché vi sia un legame tra azione liturgica e vita: la celebrazione non è mai una devozione personale, quasi ornamentale, ma determina la qualità del vivere: “non si aggiunge alla vita come una sorta di ornamento, ma al contrario le dà forma e la plasma, le consente di essere un cammino di salvezza” (p. 17), questo perché il sacramento è incontro reale con Cristo stesso. Solo nella misura in cui la divina liturgia e la domenica sono manifestzioni di Cristo possiedono una forza trasformante.
 
2. Radici trinitarie
Nella celebrazione i misteri di Dio ci raggiungono e ci santificano, perché in essi è all’opera la santità misericordiosa del Padre, mistero abissale di amore. La santità di Dio è misericordia, perché, pur essendo assoluta incompatibilità con il male, si traduce in vicinanza all’uomo peccatore: “nella tua misericordia a tutti sei venuto incontro”. Il documento ricorda bene che “nell’Eucaristia la misericordia del Padre raggiunge la porta del nostro cuore” (p. 10).
Gesù Cristo ha dato carne umana alla misericordia di Dio: è il volto storico della santità misericordiosa del Padre. La missione del Figlio è quella di portare al mondo la misericordia di Dio e introdurre noi nell’intimità con il Padre. Tutto questo avviene nel mistero pasquale, di cui il pane e il vino sono segni sacramentali. Nell’Eucaristia il Figlio è presente e continua a donare se stesso perché il mondo viva attraverso di lui. Chi si nutre di lui, viene assimilato nella medesima dinamica di offerta al Padre e di servizio ai fratelli.
 Quanto il Figlio ha compiuto per rendere nella carne la misericordia del Padre diviene efficace in noi grazie allo Spirito di santità. Egli porta a compimento l’opera di Cristo, realizzando ogni santificazione. Per la sua potenza avviene l’Eucaristia che è la nostra salvezza. Lo stesso Spirito ci rende conformi al Figlio e attraverso Lui più simili al Padre, capaci di riprodurre nei rapporti umani la misericordia del Padre: “lo stesso Spirito che trasforma sacramentalmente il pane e il vino, trasforma dunque anche noi, a immagine di Cristo” (p.12). Introduce in noi la logica divina, quella che ci decentra dal nostro io e ci apre all’amore di Dio e ci spinge ad andare a cercare chi è perduto o chi nella vita è più fragile. Dalla misericordia prende forma e stile la missione della Chiesa, opera dello Spirito.
 
3. La forza trasformante dell’Eucaristia
 La Celebrazione eucaristica plasma la comunità cristiana e prepara alla missione. Infatti, l’incontro eucaristico con la santità misericordiosa del Padre, che ha mandato a noi il Figlio e lo Spirito per salvare il mondo, non può che indurre le nostre comunità a realizzare la trasformazione missionaria (cfr. p. 22).
 I pastori e i fedeli che celebrano l’Eucaristia divengono visibilmente comunità del Risorto, tramite essi la Chiesa assume un volto storico e concreto e tutto questo per la forza creatrice del sacramento, dono che discende dall’alto e spazio totale della grazia.
 Dalla Celebrazione eucaristica nasce la comunità ecclesiale che esiste non fine a se stessa, ma per essere inviata, secondo l’insegnamento del Risorto: “Andate ed annunciate ai miei fratelli” (Mt 28,10). Ora, è importante precisare le caratteristiche di questa missione. Infatti, non si tratta principalmente di creare nuove attività da svolgere, ma piuttosto di ritornare continuamente alla missione del Figlio e in essa restare.
 “La missione non è anzitutto un’attività nostra, da moltiplicare a dismisura, per diffondere certe idee o valori, ma è il realizzarsi in noi del movimento con cui Dio viene incontro a ogni uomo in Cristo e nello Spirito Santo” (p. 23). La missione dei discepoli e, quindi della Chiesa, non è “altra” rispetto a quella di Gesù e neanche viene “dopo”: è semplicemente la stessa. Il Figlio continua a compiere, attraverso la nostra umanità, il mandato che ha ricevuto dal Padre. La missione del Figlio è la forma di ogni iniziativa che pastoralmente occorre assumere nelle mutate circostanze dei tempi.
 In questo senso, Gesù Cristo non è semplicemente il contenuto dell’annuncio, ma è il soggetto permanente dell’evangelizzazione e della missione. Nel sacramento dell’Eucaristia egli ci assimila a sé, così da unirci nell’opera di annuncio: con lui siamo inviati, con lui annunciamo, con lui testimoniamo. Questa è la forza trasformante dell’Eucaristia, che sempre opera in coloro che la celebrano, al punto che senza Eucaristia non c’è né evangelizzazione, né missione.
 Un altro aspetto importante è la comunione: nessuno è missionario da solo e per conto proprio. L’Eucaristia non sostiene gli individualismi e i personalismi, al contrario, crea relazioni di comunione. Lo Spirito Santo è invocato nella seconda epiclesi della liturgia eucaristica affinché crei una comunità, in cui tutti e insieme siano animati dallo slancio missionario. L’efficacia dell’opera missionaria dipende dalla presenza del Risorto, che continuamente annuncia, ma anche dalla appartenenza ecclesiale. Non si è missionari da soli, ma in quanto si appartiene ad una comunità. L’evangelizzazione sarà tanto più feconda, quanto più sarà evidente che promana dalla Chiesa, che è reale comunità, vera fraternità, corpo unito e non semplicemente una macchina di servizi o un’azienda. “La missione – ricorda il nostro testo – è un evento che ha sempre carattere comunitario” (p. 26).
 L’individualismo genera individualismo: se l’Eucaristia è partecipata in modo privatistico, la missionarietà sarà un’attività tra le tante, quasi una forma di volontariato. Dalla qualità della Celebrazione eucaristica e della nostra partecipazione scaturisce l’efficacia della missione del Figlio nel mondo. Non si deve temere dunque di presentare le esigenze alte dell’attiva partecipazione ai divini misteri, perché l’esperienza di Dio nella liturgia richiede ascesi ed anche disciplina, affinché risplenda il Protagonista e i divini misteri esercitino la loro forza trasformante.
 
4. Ambiti della missione
 Dal mistero eucaristico, celebrato, adorato e vissuto, la Chiesa trova continuamente il suo centro ed anche il suo vero stile di vita con cui dare “il proprio contributo decisivo alla vita buona di tutti e per costruire così in Gesù Cristo il nuovo umanesimo” (p. 24).
 La meta che sta davanti è quella di realizzare l’umanesimo in Gesù Cristo, il nuovo umanesimo rispetto a tutto ciò che in ogni epoca invecchia l’uomo. La Chiesa italiana è impegnata nel corso del decennio nell’ambito dell’educazione per realizzare al suo interno e al suo esterno la “forma” di Cristo. Ecco alcune priorità richimate dal documento teologico preparatorio:
 La famiglia: l’Eucaristia è mistero nuziale di Cristo e secondo questa prospettiva va svolta la teologia del matrimonio: “tra l’Eucaristia, sacramento della nuova alleanza in Cristo, e la famiglia esiste un legame molto profondo” (p. 31). Ora si onora l’Eucarestia con una degna Celebrazione e si onorano il matrimonio e la famiglia sostenendoli secondo le esigenze storiche. Questo comporta, tra l’altro, che chi oggi partecipa all’Eucaristia si faccia promotore a livello culturale e sociale di progetti a favore della famiglia. Non solo le famiglie, ma tutti i credenti devono sentirsi impegnati.
 L’educazione: l’incontro sacramentale con colui che è via, verità e vita deve spingere ad elaborare percorsi educativi, specialmente nella scuola. L’amore per i fratelli spinge a sentirsi responsabili delle future generazioni, oggi minacciate dalla dittatura del pensiero unico. Ogni ragazzo e ogni giovane portano in sé una domanda che riguarda il senso della vita, una domanda a lungo termine: che cosa ascoltano dagli adulti? Chi partecipa all’Eucaristia sa indicare dove trovare il pane che sostiene l’esistenza.
 L’ambiente: nell’Eucaristia il creato e il lavoro dell’uomo trovano la più grande elevazione, perché i segni sacramentali nascono proprio di là: sono frutto della terra e del lavoro dell’uomo. Oggi ci è chiesto di avere cura della “casa comune”, per non consegnare a chi verrà dopo di noi un’eredità devastata e ci è chiesto di garantire ai giovani l’accesso al lavoro, senza cui non possono realizzare l’impegno terreno.

Conclusione
Il Congresso Eucaristico Nazionale torna a Genova, dopo 93 anni. I periodi storici sono sempre diversi, eppure, se si leggono gli atti del VII Congresso si resta colpiti dalla loro freschezza. Anche nel 1923 le catechesi furono dedicate alla conoscenza, alla partecipazione, all’apostolato della Messa e, persino, alle sue ricadute sociali. Scorrendo immagini e programmi si coglie ancora l’entusiasmo di voler offrire una gioiosa e solenne testimonianza di fede e di amore al Santissimo Sacramento. Tra gli organizzatori troviamo eminenti liturgisti genovesi, come Giacomo Moglia (1881 – 1941) fondatore dell’Apostolato Liturgico; Mario Righetti (1882 – 1975) studioso di fama internazionale e autore dell’opera “Storia della liturgia” in quattro volumi; Giacomo Lercaro (1891 – 1976), che avrà un ruolo determinante nella riforma liturgica. Colpisce la concretezza dei lavori: dopo ogni relazione venivano proposti e votati impegni precisi da attuarsi tra il clero, nei seminari o nelle parrocchie per migliorare la partecipazione attiva alla liturgia. Questo momento così forte e il clima generale di attenzione alla liturgia porterà nel 1934 la Diocesi ad ospitare il Primo Congresso Liturgico Nazionale.
Anche oggi, come allora, la Chiesa sente forte la responsabilità che i suoi figli celebrino i segni della salvezza in modo vero e che questi trasformino la vita, anche sociale.
Il prossimo Congresso Eucaristico Nazionale sarà vissuto nella luce di grazia del Giubileo straordinario, voluto dal Santo Padre, e sotto l’impulso rinnovato offerto dal Convegno Ecclesiale di Firenze: possano i giorni che trascorreremo insieme sostenerci tutti nell’uscita missionaria.
Genova vi attende con gioia!
 
Mons. Marco Doldi
Vicario Generale
Arcidiocesi di Genova