Il 23 gennaio 2022 si celebra la Domenica della Parola di Dio

Domenica 23 gennaio 2022 ricorre la domenica della Parola di Dio, voluta da Papa Francesco.

«Molte volte e in diversi modi» (Eb 1,1) Dio ha voluto parlare al suo popolo e continua a parlare a noi (DV 2): parla di chi sia Dio e di chi sia l’uomo e la sua Parola definitiva, il Figlio, assume in sé, nel mistero dell’incarnazione, proprio la pienezza della realtà divina e di quella umana. È attraverso la Parola ascoltata, meditata, celebrata nella comunità che ci è permesso, dunque, di conoscere i tratti del volto di Dio, ma anche – più pienamente – la vocazione di tutti noi (GS 22).

Senza l’ascolto e la spiegazione della Parola perfino l’atto più alto della fede della Chiesa, la celebrazione dell’Eucaristia, sarebbe in qualche misura indebolito nel suo più profondo significato: dalla Parola tutti i sacramenti sono illuminati e possono essere compresi e fecondamente vissuti.

Uno dei motivi della Domenica della Parola è proprio quello di ricondurre le comunità cristiane all’assunzione di questa matura consapevolezza.

Per apprezzare ‘biblicamente’ tale prospettiva ricordo alcuni snodi del cap. 24 di Luca, poiché è ambientato precisamente nella ‘prima domenica’ della storia (Lc 24,1: «il primo giorno dopo il sabato») ed è imperniato sulla Parola che rivela la Presenza di Gesù. La storia è nota: due discepoli lasciano Gerusalemme, fuggendo dalla passione di Gesù che sembra aver detto la parola ‘fine’ alle speranze che riponevano nel rabbì di Nazaret. I due, sulla strada di Emmaus, sono raggiunti da uno sconosciuto, che il lettore sa essere Gesù: lo straniero inizia a camminare con loro, ma non viene riconosciuto. Si è dinanzi a un dramma: i due discepoli hanno visto quanto accaduto a Gerusalemme, ma non ne hanno compreso il significato; ora vedono il Risorto e non riescono a capire chi sia. È la prima cecità a determinare la seconda. Infatti, non solo non sanno chi sia colui che li ha raggiunti, ma non sanno neppure chi sia (stato) Gesù, nonostante il molto tempo insieme. Gesù prende l’iniziativa e provoca il lungo discorso di Cleopa (vv. 19-24).

Il lettore sa che Gesù è vivo e risorto: allora perché un così lungo discorso su eventi della vita e della morte di Gesù, già noti e già superati? È chiaro: per farci conoscere il punto di vista dei discepoli sul maestro. La missione di Gesù secondo Cleopa è fallita, perché la liberazione di Israele non si è compiuta: l’incomprensione è radicale. Perché, allora, Gesù non dice adesso: ‘Sono io’? Il riconoscimento sarebbe stato erroneo: perché sia corretto, Gesù fa una lunga lezione di ‘esegesi’: solo alla luce della Scrittura si può iniziare a comprendere chi sia realmente Gesù e la sofferenza del Messia. Si noti che, nell’episodio successivo (Lc 24,36-49), gli Undici e quelli che sono con loro nel cenacolo riconoscono subito il Risorto, nondimeno, di nuovo, Gesù tiene la sua (analoga) ‘lezione di esegesi’ (v. 44): l’ascolto della Parola di Dio per comprendere chi sia Gesù non è aggirabile neppure quando il riconoscimento si sia già compiuto. Non basta riconoscere Gesù solo perché si ricorda la vita con lui prima della Pasqua, è necessario comprendere davvero chi sia il Cristo e cosa comporti la sua passione, morte e risurrezione. Tale comprensione è condizione per la successiva testimonianza, perché essa abbia per oggetto la verità cristologica e non altro. È Gesù il primo ermeneuta della Bibbia ed è con lui che inizia un modo di leggere i testi sacri di Israele, che dalle Scritture va a Gesù e poi da Gesù di nuovo alle Scritture: è la lettura che, secondo queste tappe, caratterizzerà la predicazione apostolica.

Ciò vale anche per noi: non sarebbe pienamente sufficiente, per una matura vita cristiana, partecipare alla Messa semplicemente conoscendo Gesù presente nell’Eucaristia: occorre ri-conoscerlo alla luce della Parola rivelata, alla luce di quel che Dio stesso ha voluto che ci fosse noto del suo volto, del suo cuore, del suo operare. Non basta aver vissuto con Gesù, non basta neppure riconoscerlo Risorto, occorre ascoltare la lezione di esegesi che Gesù in persona propone ai suoi discepoli per abilitarli alla testimonianza. Questa lezione e questa testimonianza continuano ora nella missione della Chiesa.

Ritorniamo a Lc 24. I piedi dei discepoli di Emmaus si muovono, senza saperlo, verso il luogo del riconoscimento, e su quel cammino è stata posta la lampada della Scrittura interpretata da colui che è la parola incarnata e che ha preso l’iniziativa di venire loro incontro. La scena nella locanda di Emmaus richiama l’ultima cena e la divisione dei pani. Al v. 30 il verbo «distribuire» è all’imperfetto: il gesto di Gesù è così dilatato, è un gesto che continua, anzitutto nell’Eucaristia. Lungo la strada i due discepoli hanno parlato di un profeta potente in parole e opere: ora devono imparare a riconoscerlo diversamente, non più sotto il segno della potenza, ma della dedizione. La Parola spezzata diviene così Pane spezzato, condivisione della vita divina. Nella locanda di Emmaus, così come in ogni comunità eucaristica.

C’è un particolare che non deve sfuggire: Luca ci fa conoscere il racconto di Cleopa su Gesù, sulle sue attese deluse circa la missione di questo profeta potente, ma non ci presenta la ‘cristologia di Gesù’, cioè non ci dice come Gesù abbia interpretato le Scritture. Perché? Perché la storia non finisce né a Emmaus né a Gerusalemme, e sta per iniziare l’interpretazione apostolica delle Scritture, l’annuncio fedele della Chiesa. È la storia degli uomini che Dio ha fatto propria, rendendola una storia divina: è la storia che nei segni liturgici la comunità cristiana celebra in ogni liturgia eucaristica.

Paolo Costa

 

Qui i testi per l’animazione liturgica: 

https://www.chiesadigenova.it/liturgico/23-gennaio-2022-domenica-della-parola-di-dio-testi-per-lanimazione-liturgica/