Vi auguro l’inquietudine dei Santi e dei Martiri

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Omelia tenuta in Cattedrale ai Secondi Vespri della Solennità dell'Immacolata Concezione
08-12-2014
Arcidiocesi di Genova
Lunedì, 8.12.2014
Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria
Inizio dell’Anno della Vita Consacrata
OMELIA
Vi auguro l’inquietudine dei Santi e dei Martiri’
Cari Fratelli e Sorelle della vita consacrata
1. In unione a tutta la Chiesa, iniziamo l’Anno speciale che il Santo Padre Francesco ha voluto per voi. Per questo ha scritto una Lettera particolare, dono non solo per voi ma per la Chiesa intera. Inizia, infatti, l’Anno della Vita Consacrata, durante il quale il Popolo di Dio avrà modo di pensare e di pregare per voi, cari Amici, per il dono che voi siete per la Chiesa nel mondo e per la nostra Diocesi.
Le molte Famiglie religiose, antiche e recenti, le nuove forme di consacrazione, sono dei riverberi dell’unica, inesauribile bellezza di Cristo, e ogni carisma riflette la luce del suo amore che si incarna nei diversi tempi e che risponde alle molteplici necessità: i poveri, i malati, i bambini e i giovani, la famiglia, l’annuncio del Vangelo ‘Voi ben conoscete le vostre origini, a volte subito manifeste e promettenti, altre volte più nascoste e imprevedibili. E ben conoscete le storie dei vostri Istituti: ‘Guardare al passato con gratitudine‘ è il primo obiettivo che indica il Papa. Compito, questo, quanto mai necessario, bello e incoraggiante, per poter vivere il vostro presente e camminare fiduciosi verso il domani. Fatelo con umiltà e gioia, non per nostalgie di tempi trascorsi, ma per lodare la bontà del Signore, la sua fantasia, e ravvivare il fervore alla scintilla delle origini.
L’ora della storia segna un cambiamento d’epoca: le difficoltà e le prove sono molteplici, e a volte possiamo essere insidiati dal pensiero che è la fine di opere e di presenze. Pensare così sarebbe mancare di fede, sarebbe venir meno alla consacrazione a Dio. Il vostro passo non deve essere baldanzoso, ma coraggioso; la sicurezza dei consacrati, infatti, non poggia su calcoli e mezzi umani, ma riposa sulla fedeltà di Dio. Vivere di questa fedeltà è la vostra gioia.
2. Se i molti carismi vi differenziano provvidenzialmente per essere sale della terra, samaritani dell’umanità, c’è qualcosa che vi unifica nel profondo, qualcosa che vi accomuna perché attraversa non solo i vostri diversi servizi, ma anche la grande e tradizionale distinzione di vita attiva e vita contemplativa. Voi lo sapete, voi l’avete chiaro nel cuore; voi da sempre vivete questa originaria e comune vocazione non a qualche forma di vita consacrata, ma alla consacrazione della vita. Voi sapete che la vita consacrata è prima di tutto un canto d’amore e di lode; voi sapete che i vostri voti devono proclamare che Dio è amore e che riempie la vita. Voi sapete che i consigli evangelici non sono prima di tutto dei mezzi, ma un inno che sale dal cuore di coloro che attendono operosamente il ritorno del Signore: il vostro canto esprime la dipendenza da Dio.
In una cultura che ha paura di ogni forma di dipendenza e di legame, travisati come diminuzione e offesa della dignità individuale, c’è bisogno della profezia della dipendenza che non umilia ma esalta, che è sorgente di amore per il mondo. Se nulla è vostro – neppure le vostre persone – perché tutto è di Dio, allora tutto è dono. E qui sta il principio e il criterio della vita spirituale e dell’agire comunitario: il dono, infatti, è sorpresa, stupore, attesa, invocazione, gioia. La presenza di Dio nelle vostre anime, nella storia, nella vita delle vostre comunità, risplende se tutto è visto nel dinamismo della dipendenza e del dono. Allora la libertà interiore si allarga, la fiducia prevale, l’ottimismo resiste alla tentazione del lamento e della negatività; si oppone alla tentazione del calcolo e dell’accumulo; è diga alla paura del futuro. Se tutto è grazia perché tutto è di Dio, allora qualunque vicenda, anche i limiti e le diminuzioni, è accolta come dono per un bene più grande. Il voto di povertà – che è l’anima religiosa di ogni altro voto – è libertà da se stessi, dalle nostre paure, dall’affetto verso le cose. E’ libertà dall’inquietudine e dall’avvenire.
3. Cari Amici, quest’Anno vi porti la grazia degli inizi, lo smalto della vita comune, la passione dell’annuncio evangelico. Quanto più ascolterete la voce di Dio nella preghiera personale e liturgica, tanto più sarete in grado di ascoltare le voci degli uomini; quanto più parlerete a Dio di questo mondo angosciato, tanto più potrete parlare al mondo del Dio dell’amore e della speranza. Vi auguro l’inquietudine dell’anima, il tormento dei Santi, il coraggio dei Martiri. Nulla vi distolga da Cristo perché perdereste di vista gli uomini con i loro fardelli; nulla vi distragga dal Cielo, perché non vedreste più la Terra bagnata dal sangue della Croce.
Quest’Anno benedetto porti alla comunità cristiana la coscienza che il vostro esserci è una grazia per cui pregare e da custodire con convinto impegno. Noi, clero diocesano, abbiamo bisogno di voi, il Popolo ha bisogno di voi. Abbracciati gli uni agli altri, stretti nelle mani di Dio e accompagnati dalla maternità della Vergine Immacolata, camminiamo insieme come Chiesa di Genova sulle tracce di Gesù, unico Salvatore e Maestro.
Angelo Card. Bagnasco
Arcivescovo di Genova