Vespri di San Bernardo d’Aosta

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Omelia pronunciata nella Diocesi di Aosta per i Vespi di San Bernardo
15-06-2021

Diocesi d Aosta

Martedì 15.6.2021

Vespri di San Bernardo d’Aosta

OMELIA

Cari Confratelli nell’Episcopato, nel Sacerdozio e nel Diaconato

Cari Fratelli e Sorelle nel Signore

Un rinnovato e grato saluto a S. E il Vescovo e a tutti voi. Permettete che, in questi solenni Vespri in onore di San Bernardo d’Aosta, mi rivolga in modo particolare ai miei Confratelli, lasciandoci parlare dall’ apostolo Pietro che esorta gli anziani affinché siano pastori secondo il cuore di Dio.

 

  1. Il primato di Dio

Pietro non parla in forza dell’autorità ricevuta dal Maestro – avrebbe potuto farlo! – bensì in quanto è stato testimone oculare della Pasqua. Pietro non ha ancora preso parte alle sofferenze di Gesù – gli toccherà in seguito – ma si dichiara già partecipe della sua gloria. Ci incontriamo non con una esortazione ascetica, ma dottrinale; riguarda infatti non ciò che i pastori devono fare verso la comunità, ma ciò che Cristo ha fatto per loro. Il mistero pasquale abbraccia l’umanità nell’opera di Dio, in ciò che Egli ha fatto per noi e di noi. La morte di Cristo non è il fallimento ma la sua gloria, la gloria di dare la sua vita terrena affinché il mondo abbia la vita di divina. Possiamo ben dire, dunque, che la prima azione religiosa non è fare qualcosa per Dio, ma è lasciarsi fare dal suo amore, è arrendersi a Lui, è  consegnarsi alla volontà del Padre come Gesù. La suprema attività è dunque  la passività che si consegna con fiducia; è questo che la fede ci chiede, ed è questo il principio e il fondamento del nostro agire, di ogni parola, di ogni servizio. L’amore di Cristo ci precede, ci trasfigura con la sua grazia, trasforma il cuore di pietra in cuore di carne; in una parola, il suo amore ci rende capaci di amarLo e di amare.  I Santi non si sono santificati, ma si sono lasciti santificare dallo Spirito. E questa è la gloria di Dio. Lasciarci fare dall’Amore assoluto sembra facile, ma sappiamo quanto, in realtà, è impegnativo poiché richiede di consegnare il timone della propria barca a Lui; significa rinnegare l’io per far posto a Dio. Dobbiamo essere attenti perché nella vita cristiana al centro non ci sia l’io che rivive la superbia dell’antico peccato: “sarete come Dio”!

Introdotto da questa premessa, Pietro inizia la sua parenesi versi gli anziani, e indica tre atteggiamenti descritti per contrasto.

 

  1. “Pascete il gregge che vi è stato affidato sorvegliandolo non per forza, ma volentieri”.

Il gregge non si sceglie, lo si accoglie da chi ce lo affida. Siamo nuovamente richiamati alla  fede che ci spinge oltre calcoli, mire personali, aspettative, confronti con altri pascoli. Ci spinge oltre la logica dei talenti personali veri o presunti. La fede ci immette nella prospettiva della comunità come dono che abbiamo ricevuto, così come i genitori non hanno scelto i figli ma li hanno accolti e li amano. Le inevitabili difficoltà e prove non devono far dimenticare questo, e non devono spegnere la gioia della pastorale, gioia che non è legata ai risultati ma alla fede. E’ la fede, infatti, a garantire che la nostra forza sta nel nostro nulla: “senza di me non potete far nulla”. E’ per questo motivo che, quando ci sentiamo inadeguati all’opera che la Chiesa ci affida, proprio allora l’opera comincia, poiché Dio scende in campo. Non è forse questa la vera sorgente di quel guidare la comunità “volentieri secondo Dio” ? Un “volentieri” che si declina anche con la tenerezza: essa non blandisce ma conduce con il vincastro di Cristo.

 

  1. “Pascete il gregge che vi è stato affidato non per vile interesse ma di buon anime”

Diversi sono i volti del “vile interesse”, lo sappiamo. Mi pare, però, che esista un triste filo che porta a comune denominatore ogni vile interesse: l’autoaffermazione di fronte al mondo, ma innanzitutto di fronte ai propri occhi. A questa stoltezza si giunge attraverso una fessura che sembra quasi innocua, la vanità, la seduzione di sentirsi importanti, diversi e ammirati, di avere sempre ragione, di non ascoltare gli altri con l’orecchio del cuore. Quando poi la malattia della vanità si insinua nei rapporti tra Confratelli o nelle comunità, allora il clima si corrompe, diventa strumentale, quasi una gara sorda per chi riesce ad imporsi: cioè per il “vile interesse” che mortifica la nostra libertà e ci fa vivere con ansia.

 

  1. “Non spadroneggiando sulle pecore a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge”.

L’Apostolo giunge al vertice: il pastore non si è fatto pastore, ma è stato fatto pastore dal Pastore supremo, Cristo. Il sacramento ci ha configurati ontologicamente a Lui, Sacerdote unico ed eterno, Maestro e Pastore grande delle anime. Tutto ciò che siamo è suo. Il grande dono, però, chiede la corrispondenza, ogni giorno domanda la nostra adorazione e la decisione di rispondere con amore al Dio-Amore che ci ha scelti per stare con Lui.

Cari Amici, parlare dì amore è facile e accattivante, ma sappiamo che l’amore non è mai a buon mercato, è una realtà estremamente seria. Sappiamo che l’amore ha le sue fatiche, e che ha anche un altro nome, sacrificio. Per questo è gioia. Potremo noi essere all’altezza del mistero ricevuto, il sacerdozio? La via è affascinante si chiama santità. E’ certamente ardua, ma lo Spirito soccorre la nostra debolezza, e quindi non dobbiamo temere. Inoltre – all’interno di questa via ardita come le nostre montagne – esiste qualcosa che è a portata di mano nostra e di tutti: è il desiderio. Il desiderio di corrispondere alla grazia del battesimo e del sacerdozio, di essere un piccolo riflesso del buon Pastore, di essere non solo strumenti di grazia, ma uomini di grazia, non solo maestri di fede ma anche viventi di fede, non solo credenti in Dio ma anche abitati da Dio. Credo che la verità del nostro desiderio apra la porta del cuore di Cristo, commuova l’Onnipotenza e faccia i miracoli.

 

Cari Confratelli nel Sacerdozio, grazie perché ci siete. Dio ripete a ciascuno: è bello che tu esista, sei prezioso ai mia occhi, il tuo nome è scritto sul palmo della mia mano. Grazie perché siete ogni giorno sul fronte delle vostre comunità, dei vostri compiti, della Chiesa. Siete a portata di mano delle anime, che sembrano a volte indifferenti e distratte, ma che nell’anima aspettano la parola di speranza che solo Gesù può dare. Siete sugli spalti dell’umana esistenza come le sentinelle del nuovo giorno. Come san Bernardo d’Aosta, anche voi sfidate intemperie e valichi difficili, offrendo la vostra presenza come ricovero di calore e di luce, come ristoro e orientamento per non smarrire o per ritrovare la via della vita: nei luoghi più impervi e insicuri, là ci siete tenendo ben visibile nella notte la lampada dell’Eterno. Il mondo a volte non vi riconosce e a volte vi osteggia, ma prima o poi vi incontra! I Santi sono astri nel firmamento che rischiarano le notti, compagni di strada e intercessori celesti. Ricordate: i piccoli del Vangelo vi guardano con fiducia e con affetto; ma soprattutto Lui, il Cristo lucente, il Signore dell’universo e del tempo, vi guarda e vi sorride ripetendo: “Non temete, io sono con voi ogni giorno, fino alla fine del mondo”.

 

 

                                                                      Angelo Card. Bagnasco

                                                               Arcivescovo Emerito di Genova

                                            Presidente Consiglio Conferenze Episcopali d’Europa