“Varcare la porta della Settimana Santa”

Omelia pronunciata in Cattedrale domenica 14 aprile 2019 per la celebrazione della domenica delle Palme
15-04-2019
Arcidiocesi di Genova
Domenica delle Palme, 14.4.2019
OMELIA
Varcare la porta della Settimana Santa”
 
Cari Fratelli e Sorelle
 
1. Inizia la Settimana Santa che, con il Triduo pasquale, è la più grande settimana dell’anno liturgico. Siamo come di fronte ad una grande porta: quella della cattedrale l’abbiamo attraversata con i rami e le palme benedette, ma – chiediamoci – vogliamo veramente varcare la porta della Pasqua? Oltrepassare la soglia del mistero significa entrarci dentro, lasciarci prendere da ciò che i segni liturgici evocano e celebrano; significa arrenderci a ciò che Gesù vive per salvarci dal peccato, vuol dire – in sostanza – essere disposti a seguirlo là dove Lui è andato, il Calvario, il luogo dove Egli ha raccolto l’umanità del mondo, l’intera storia, si è caricato delle nostre iniquità, le ha consumate nella fornace dell’amore, e ci ha aperto il Cielo. Siamo disposti a questo? Sembrerebbe che siamo chiamati a uscire dal mondo, ma invece è il modo giusto per stare nel mondo: potremmo dire che solo avendo la testa in cielo possiamo avere i piedi sulla terra senza esserne assorbiti.
 
2. Ma come fare in concreto? Ci soccorre il racconto della Passione che abbiamo ascoltato: “Sorse tra loro una discussione: chi di loro fosse da considerare il più grande”. Il Signore è incamminato verso il sacrificio supremo, ed essi hanno pensieri di vanità, si scoprono rivali. Viene da sorridere, ma in loro possiamo vedere anche noi stessi, poiché l’ambizione è una tentazione che è alla porta di tutti. Essere considerati più grandi, cercare l’ammirazione altrui, voler contare più di tutti, dire la parola che conta…è il volto attraente della superbia. La superbia – che sta all’origine dell’antico peccato – ha un suo corteo: l’orgoglio di essere superiore, la vanità che mira all’apparire non all’essere, la presunzione di essere più capaci degli altri, la gelosia di ciò che si ha e l’invidia di ciò che hanno o sono gli altri, la maschera della finta umiltà che è superbia sopraffina. Riconoscerci esposti a questa specie di macabra danza è il primo modo per guardarsene. In fondo, si tratta sempre della stessa questione: mettere al centro di noi l’io e togliere di fatto Dio. Questo scentramento interiore distorce la realtà e ci allontana della verità: l’uomo diventa un groviglio di interessi e di obiettivi immediati, i rapporti sono visti come una lotta con gli altri, la vita è qualcosa da spremere, il tempo diventa una rincorsa ansiosa perché passa, la morte una condanna da esorcizzare in ogni modo poiché la fine di tutto. La superbia è come un muro che ci rinchiude, e ci impedisce di vedere la luce.
 
3. La risposta di Gesù ai suoi è immediata e chiara: è veramente grande solo chi serve! Le sue parole prendono forma e visibilità nella passione, il modo concreto con cui Dio serve il mondo.
Cari Amici e Figli, per varcare la porta della Settimana Santa, per entrare nella Pasqua che il triduo ci farà rivivere, è necessario essere umili, liberarci dalle presunzioni e dalle vanità futili, dai lamenti ingiusti e sterili per ciò che non siamo o non abbiamo, nel torvo confronto con gli altri. L’umile vive grato per ciò che il Signore gli dona e per il bene che è nel suo cuore. L’umile si riconosce semplicemente creatura e comprende che tutto è donato. E’ Dio che ci dona l’essere e la vita: quando gli altri ci rivelano il loro volto interiore, la gratitudine deve riempire l’anima, e il rispetto deve ispirare rapporti senza pretese o curiosità, o volontà di possesso. Dobbiamo essere tanto umili da lasciarci guardare nella verità, e tanto misericordiosi da vedere senza condannare. Questo è necessario per varcare la porta della Pasqua ed entrare nel suo mistero di luce e d’amore.
 
Card. Angelo Bagnasco
Arcivescovo Metropolita di Genova