“Una voce amica e una mano tesa”

Omelia pronunciata nel Santuario della Madonna di Montallegro nella S. Messa per la festa patronale
02-07-2022

Santuario della Madonna di Montallegro – Chiavari

Sabato 2 Luglio 2022

OMELIA

“Una voce amica e una mano tesa”

Cari Fratelli e Sorelle nel Signore

È una gioia per me essere qui per celebrare l’Eucaristia su questo santo monte. Ringrazio di cuore il Rettore per il gentile invito, e invio un pensiero grato e fraterno al Vescovo di questa Chiesa.

Diverse sono le ragioni del nome Montallegro: la bellezza del luogo, l’orizzonte sul mare, i sentieri che si inerpicano, la strada tortuosa che si snoda tra paesaggi boschivi. La bellezza estetica sollecita sentimenti positivi, ricorda che la banalità non è la nostra casa, e che bisogna essere vigili affinché il quotidiano non  impedisca lo stupore di fronte alla vita e al creato, e ci induca ad un torpore malinconico.

Ma l’altura di Montallegro ci invita ad andare oltre, poiché la vera letizia di questo luogo è legata a Maria Santissima, la Vergine Madre di dio. E dove c’è la Madre c’è il Figlio, ne è come l’annuncio, come l’alba del nuovo giorno, il primo raggio che precede lo splendore del sole che è Cristo. E’ questo che rende questo luogo meta, rifugio, conforto, speranza. Si sale affaticati e si ritorna ristorati, deboli e ci ritroviamo forti, timorosi e ci scopriamo pieni di ardore e di coraggio per portare la vita. Non è forse questa la nostra esperienza? Non è forse questa la storia dei nostri padri, la storia di questa amata Chiesa di Chiavari? Che cosa dice a noi oggi?

  1. “Venite, saliamo al monte del Signore”

E’ l’invito del profeta Isaia, e noi ancora una volta siamo saliti qui affinché Dio ci indichi e confermi le sue vie, e così possiamo camminare per i suoi sentieri. Quanto bisogno abbiamo di conoscere le strade di Dio e percorrerle!

L’uomo moderno presuma di essere autosufficiente, di sapere lui cos’è il bene  e il male, pretende di essere lui il decisore; vuole costruirsi da solo con le sue mani, e mettere Dio da parte perché lo ritiene superato da un progresso che vuole avere come misura solo se stesso.

Ma qual è il risultato? Che cosa vediamo attorno a noi? Forse un’ umanità più felice? In realtà, nella nostra stance Europa, non si vede una maggiore serenità ma più smarrimento spirituale, più sbandamento etico, più inquietudine, e molte paure. Non si può vivere con la paura nel cuore, nella crescente incertezza del futuro,

Quando l’uomo si allontana da Dio, perde il senso della verità, smarrisce la via della vita: tutto diventa opinione individuale, diventa una scelta che nessuno può discutere, tutto diventa moralmente equivalente e quindi nulla ha valore. Il vivere sociale si allontana sempre più da una comunità di vita e di destino basata su veri ideali e valori, e sempre più assomiglia ad una  moltitudine di individui isolati che, tutt’al più, cercano di non darsi troppo fastidio a vicenda.

Allontanarsi da Dio significa, dunque, perdere l’uomo, il senso della vita: la domanda se siamo su questa terra per caso oppure come un atto d’amore, un dono per noi e per gli altri, non trova risposta adeguata.

Anche il futuro si scolora, e quindi il presente si ripiega forsennato su se stesso per spremere dalla vita quanto più è possibile di piacere e a qualunque costo. Solo l’eterno, infatti, è il senso del tempo, e solo l’infinito può placare e colmare il cuore dell’uomo.

Il ogni luogo visitato dalla Santa Vergine, si ritrovano le vie di Dio e la forza per camminare sui suoi sentieri. In qualunque selva ci troviamo, anche la più intricata e oscura, si ritrova la strada e, con essa, la pace del cuore e la letizia dell’anima. Nel buio che ci paralizza, la Madre di Gesù ci assicura che ci sarà sempre una voce che ci chiamerà per nome indicandoci la direzione per rivedere   la luce; ci assicura che una mano affidabile prenderà la nostra per accompagnarci all’aperto. Sono la voce nota e la mano amica di Gesù.

  1. “L’anima mia magnifica il Signore”

Il cantico che la Madonna eleva al cielo incontrando la cugina Elisabetta, è il frutto di quanto abbiamo accennato. La Vergine conosce le vie di Dio, e così ripercorre la storia del suo popolo, storia fatta di fedeltà e tradimenti verso Dio, segnata da promesse e da intrighi, da umiltà e presunzione. Sembra impossibile che questa possa essere una storia di salvezza per l’umanità intera!

Anche oggi, nel nostro tormentato tempo, facciamo fatica a pensare la storia come al luogo dove Dio è presente e si fa incontrare. Tuttavia anche noi, come Maria, dovremmo cantare il Magnificat: esso dichiara che il Signore, nonostante tutto, tiene nelle sue mani la storia, quella personale, come quella della Chiesa  e del mondo. Proprio attraverso i fallimenti degli uomini Dio li salva di nuovo, si fa di nuovo presente come speranza e come luce dell’umanità.

Noi tutti, sotto lo sguardo della Signora di Montallegro, siamo invitati a non fermarci alla superficie della storia. La superficie conclamata spesso esibisce il peggio che spegne la speranza, ma la realtà è più profonda, ed è fatta da un mondo di umiltà semplice e generosa che non fa clamore, ma che scrive la storia più vera e duratura. Siamo invitati a farci toccare da quella mano amica, a metterci in ascolto di quella voce che non inganna. Siamo invitati ad invocare la continua, sicura presenza di Gesù, che ci ripete “non temete, io sono con voi sempre”.

La sua voce ci chiama ad uscire dai nostri nascondigli inutili, dai nostri rifugi illusori, dalle false sicurezze; ci chiama con accenti d’amore a venire all’aria aperta con Lui che ci guida e ci sostiene; con Lui unico Salvatore del mondo. Lui solo ha parole di eternità, ed è il pane nel nostro pellegrinaggio verso il Cielo.

La sua regalità non è oppressione, ma è amare ciascuno di noi; la sua regalità è dare la vita per noi. Conosciamo qualche altro re e signore che dà la vita per il suo popolo e che lo guida servendolo?

Cari Amici, dobbiamo sforzarci non per salvarci da soli con le nostre mani, ma per lasciarci salvare da Gesù che Maria, la grande Madre di Dio, ci porta per l’allegrezza del nostro cuore.

Card. Angelo Bagnasco

Arcivescovo emerito di Genova