“Una storia di fede”

Omelia pronunciata a Varese Ligure per i 200 anni della festa della Visitazione
08-07-2018
Diocesi di La Spezia-Sarzana-Brugnato
Domenica 8.7.2018
Duecento anni della Festa della Visitazione
OMELIA
Una storia di fede
Cari Fratelli e Sorelle nel Signore
Distinte Autorità
Ringrazio il Vescovo di questa Diocesi, S.E. Mons. Luigi Ernesto Palletti, per linvito a partecipare ai Duecento anni dellistituzione della festa di Maria che visita Santa Elisabetta. Ringrazio la Confraternita che cura in modo particolare questa festa e che tiene viva nel popolo cristiano tale devozione.
1. Mi chiedo: perché proprio questo episodio della vita della Madonna? Numerosi sono i fatti che riguardano la Santa Vergine, sia nel Vangelo e sia nella storia del nostro Paese. Perché proprio questo? La risposta che viene spontanea è che si vuole ricordare lesempio della carità generosa di Maria, il suo servizio all’anziana cugina, la sua solidarietà verso chi ha bisogno. Tutto questo è vero e quanto mai opportuno in un tempo dove – specialmente in Occidente – sembra prevalere l’individualismo, dove pare che lo spirito di solidarietà si esaurisca in nome di un a visione privata dell’esistenza, dove sacrificarsi per gli altri sembra far perdere qualcosa di sé, del proprio tempo, delle proprie energie. E’ questa una visione meschina della vita, che riduce tutto a soddisfazione materiale, immediato. In questo orizzonte, si è spinti a pensare solo a sé, ma così l’uomo perde se stesso. Non è forse questa la cultura che ci assedia? Che ci rende affannati perché preoccupati di non perdere neppure un attimo di godimento? E se ciò non accade non diventiamo scontenti e risentiti come se l’esistenza terrena fosse in credito con noi, credito di successi e di soddisfazioni?
2. La Santa Vergine, però, ci racconta un’altra storia. E’ la storia di una giovanissima donna che incontra il Signore nell’intimità della casa di Nazaret, l’incontra in una giornata ordinaria, tra le faccende domestiche di ogni giorno. Un angelo le presenta il disegno di Dio e chiede a Maria di entrare in questo mistero di salvezza. Che cosa avrà compreso la Vergine? Comprende quanto la fede le permette: che Dio è Dio e che la creatura è creatura; che Dio è affidabile, e che è bene affidarsi a Lui anche se l’oscurità è grande. Per questo Maria porge la mano all’angelo, ed entra nel mistero: un giorno tutto le diventerà chiaro, dovrà però ogni momento affidarsi di nuovo a Colui che conduce la storia, quella che salva l’uomo e redime il mondo: ‘ecco la serva del Signore’.
3. Cari Amici, è difficile arrendersi a Dio, consegnare a Lui il timone della nostra esistenza, mettere nella sua volontà la nostra piccola e ostinata volontà. L’uomo moderno si crede padrone di se stesso, pretende di esserlo, rifiuta che qualcuno gli dica che cosa è bene e che cosa è male, il giusto e l’ingiusto, il vero e il falso. Anche di Dio fa fatica ad affidarsi, e gli gira le spalle. Non è questa la cultura che respiriamo tutti, e che ci sussurra: fai quello che vuoi, solo tu devi decidere, non fidarti di nessuno? In questa visione non c’è più posto per Dio: è considerato un inciampo per la propria felicità, un nemico della libertà, si fa spazio il secolarismo che è vivere senza Dio anche se si crede in Lui. La laicità dello Stato è intesa come rottura e negazione di Dio, come se la neutralità morale fosse possibile! Il grande inganno divide la coscienza, le persone, le famiglie, e diventa cultura dominante. Ma i frutti dell’inganno si vedono! Quando la società rompe con Dio, diventa più disumana: parla di diritti ma non di doveri, di libertà ma impone regole sempre più stringenti, di solidarietà ma si sciolgono i legami, di giustizia mentre i deboli sono lasciati ai margini, di eguaglianza mentre le distanza economiche e sociali si allargano. Cresce forse la felicità e gli Stati sono forse più vivibili. E’ dunque questo il frutto della libertà da Dio e dai suoi comandamenti?
4. La storia di Maria ci racconta un’altra realtà Appena ricevuto l’annuncio dell’angelo, questa giovanissima donna lascia la sua casa e si mette sulla strada verso il paese della cugina Elisabetta per aiutarla nella sua anziana gravidanza. Poteva starsene quieta, ne aveva diritto. E invece affronta il viaggio, i pericoli, la fatica perché qualcuno ha bisogno di lei. Va, e la gioia dell’incontro è grande: le due madri si riconoscono nella grazia che portano in grembo, i bambini si riconoscono: il Precursore e il Salvatore del mondo. E si eleva al cielo il Magnificat. Il canto di lode non è un cantico ingenuo dalle tinte poetiche, ma è il cantico della fede. Il realismo della tormentata storia ebraica è ben presente nella sua crudezza, ma la nota ferma e continua è la lode a Dio che salva attraverso le oscurità della storia, le cadute e i tradimenti, le miserie degli uomini.
E’ questa la lode cristiana che dovrebbe abitare la nostra vita: non il lamento per ciò che non va, neppure per i nostri peccati, bensì la lode che riconosce il Signore risorto, che canta che Lui è più forte del male, e che opera oggi in attesa della luce che non tramonta per l’eternità.
Cari Amici, sia questa la prima preghiera di ogni mattina e l’ultima di ogni sera: lodare Dio che vive accanto a noi, opera in noi con la grazia di Gesù, con la materna protezione di Maria, sua e nostra Madre.
Angelo Card. Bagnasco
Arcivescovo Metropolita di Genova