Un abbraccio che continua

Omelia tenuto mercoledì 7 maggio 2014 in Cattedrale in occasione del 1° anniversario della morte nella caduta della torre dei piloti nel Porto di Genova.
07-05-2014
 Autorità Civili e Militari

Cari fratelli e Sorelle nel Signore

         Ci troviamo a un anno dalla tragica scomparsa dei nostri fratelli che perirono nel crollo della torre nel nostro porto. Nove uomini – 6 marinai della Capitaneria di Porto, due uomini del Corpo dei Piloti, e uno della Società dei Rimorchiatori Riuniti – hanno perso la vita nel cuore degli anni, mentre svolgevano il loro lavoro.

        Per loro siamo qui a pregare il Signore, l’unico che può vedere uomini e cose fino in fondo. Preghiamo perché accolga le loro anime immortali nella sua luce, perché dia consolazione e forza ai  familiari percossi dall’ immenso dolore; perché doni coraggio ai colleghi e amici, a tutti noi. La Città di Genova, le Istituzioni civili e militari, tante persone ed enti sono qui, per rinnovare quell’abbraccio che ha tentato di salvare invano, e che oggi desidera portare umilmente un po’ di calore – se possibile – in tanta sofferenza.

         Non è possibile vivere soli: tutti abbiamo bisogno di saperci amati a compresi, di essere guardati con benevolenza, di sentire che qualcuno ci considera e si cura di noi. E’ questo il bisogno di tutti, piccoli e grandi. E qui, nella comune preghiera, da questo altare alziamo gli occhi al Cielo per incontrare lo sguardo del Signore e per sentirci guardati da Lui. Insieme, Gli chiediamo le parole che nessuna creatura umana può dirci: le nostre parole, anche se nascono da un cuore sincero, sono sempre così inadeguate! Solo Dio ha parole capaci di illuminare il buio, di scaldare il gelo dell’anima, di dare speranza per andare avanti, sapendo che la fede non dissipa tutte le nostre tenebre, ma è lampada che guida nella notte i nostri passi, uno per uno, uno alla volta. Al cuore che soffre, Dio non dona la spiegazione di tutto, ma offre una presenza che accompagna nel cammino della vita. Egli ci invita ad entrare in una storia di bene – quella di Cristo – che abbraccia le nostre tragedie, e misteriosamente – come solo Lui sa fare – apre un varco di  speranza, di consolazione, di riconciliazione e di pace.

       In Gesù, Dio ha voluto condividere questa strada di sofferenza e di morte, per immettere nel mondo un germoglio di vita eterna. Cristo è colui che ha abbracciato la sua croce d’amore, e chiede di portare con noi le nostre croci. La Santa Vergine, sul Calvario, ha provato lo sconfinato dolore di ogni madre che perde la  creatura del suo grembo, e in questo dolore si fa trovare: il Figlio e la Madre ci precedono nelle prove per viverle insieme a noi.

        Il Vangelo che abbiamo ascoltato ci invita a sollevare il capo e a guardare avanti, lontano: ‘chiunque vede il Figlio e crede in lui (ha) la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno’.

       Cari Amici, lasciamoci abbracciare da queste parole del Signore. E lasciamoci avvolgere dall’affetto dei fratelli che oggi, come ogni giorno, ci sono accanto con discrezione e amore. Dal Cielo, i nostri cari ci vedono, ci sono vicini, continuano a volerci bene, ci chiedono di sciogliere il cuore e di continuare – nell’amore di Dio – a camminare con loro.