“Tutto parla di fede”

Omelia pronunciata in Cattedrale in occasione della chiusura del Giubileo per i 900 anni di consacrazione della Cattedrale
21-10-2018

Arcidiocesi di Genova

Domenica 21 Ottobre 2018

Nono Centenario della Consacrazione della Cattedrale

OMELIA

Tutto parla di fede

Cari confratelli nell’Episcopato, nel Sacerdozio e nel Diaconato

Autorità civili e militari

Cari Fratelli e Sorelle nel Signore

  1. Nel 1118, Papa Gelasio II consacrò questa cattedrale, e noi siamo qui per celebrare i nove secoli di questo evento. Consacrare vuol dire dedicare qualcosa solo a Dio, e la cattedrale – tempio di pietra – è così diventata uno spazio a cui Dio ha legato in modo speciale la sua presenza, ne ha fatto particolare strumento di grazia, luogo dove normalmente il popolo cristiano prega e celebra i divini Misteri, dove la Chiesa viene rigenerata dalla sorgente eucaristica, fonte e culmine della vita cristiana. Con il sacrificio della croce, infatti, del quale l’Eucaristia è memoriale vivo, Dio sancisce la nuova Alleanza con gli uomini, e costituisce il nuovo Popolo: figli nel Figlio e fratelli. Per questo la vita cristiana o è eucaristica – cioè affidamento alla volontà del Padre e dono agli altri – o non è!

  1. Sappiamo che Dio è ovunque, e che la sua presenza riempie l’universo, ma la nostra umanità ha bisogno di uno spazio che parli di Lui. Quanto più il nostro tempo tende a ridurre l’uomo a materia, tanto più cresce il fastidio di tale compressione e l’anima cerca un varco che le permetta di uscire all’aria aperta. E’la voce del ‘Mistero’ che si ribella alla pretesa di ridurre la vita a calcolo; è la ricerca del ‘sacro’ inteso come una realtà più grande che risponde alla nostra piccolezza. Il ‘sacro’ non è una qualcosa di estraneo, ma è scritto nel nostro essere come origine e destino; esso porta il nome e il volto di Gesù, dove il divino e l’umano si abbracciano. Sì. abbiamo bisogno di spazi che parlnino alla nostra fede, facilitino l’incontro con il mistero di Dio; che ci aiutino ad accogliere la grazia, che ci ricordino che il vero tempio del Signore siamo noi, pietre vive.

  1. La nostra cattedrale è questo luogo in modo speciale, non solo perché cuore della Diocesi, sede del magistero e della guida pastorale del Vescovo successore degli Apostoli, ma anche per la sua molteplice bellezza. Attorno al mille, nasce come tempio romanico: le solide pareti di pietra a vista, le finestre a fessura, gli archi a tutto sesto del matroneo, ci parlano di una fede robusta ed essenziale. Nei secoli successivi, inizia la trasformazione dell’edificio secondo lo stile gotico, ma presto si fermò Vediamo comunque il frutto nella magnifica facciata e nell’ingresso, negli archi non più arrotondati ma a sesto acuto, che ricordano le mani giunte della preghiera. Tutto – in questa architettura – si eleva verso l’alto: la solidità del romanico prende slancio, e la fede è invitata ad alzare lo sguardo verso Dio per meglio vedere la terra. Dal ‘500, poi, nasce il desiderio di un’ulteriore trasformazione, quella propria del Rinascimento, e a seguire del Barocco: Ecco che, al posto del tiburio, Galeazzo Alessi, discepolo di Michelangelo, dà vita alla cupola che vediamo, e qualche secolo dopo il presbiterio viene trasformato così com’è oggi: affreschi che raccontano la santità di San Lorenzo, statue di santi e di angeli, stucchi e ori, tutto questo non ci distrae, ma ci fa sentire dentro ad una grande compagnia, dice che siamo un popolo pellegrino verso l’eternità.

  1. Cari fratelli e Sorelle, se guarderemo le cose con questi occhi, allora la nostra fede sarà confermata anche dalle pietre, e noi cresceremo come pietre vive del tempio che è Cristo, ricordando che la Pietra angolare è Lui, come ricorda il Vangelo. Egli ha investito Pietro del servizio della verità e della carità, e il nostro pensiero va grato al Successore dell’ Apostolo, il Santo Padre Francesco: egli è ‘principio permanente e fondamento visibile’ della Chiesa universale, così come ogni Vescovo è tale per la Chiesa particolare che presiede. Staccati da questa comunione affettiva ed effettiva, non esiste la Chiesa di Gesù.
  2. La storia della nostra Città è un intreccio fecondo con la storia della Chiesa diocesana: lo stemma di Genova, che campeggia in alto sopra il presbiterio, lo testimonia. Sappiamo, infatti, che all’inizio la cattedrale era anche luogo dove il Senato della Repubblica prendeva le decisioni politiche, segno – questo – non solo di rispettosa collaborazione, ma anche di riconoscimento del ruolo che il Cristianesimo – ieri e oggi – ha per la società. Una religione, infatti, che da duemila anni genera tanta bellezza, umanità e cultura, non può suscitare timori in nessuno, in nessun ambiente, in nessun tempo. E’ da ricordare anche che la cattedrale è insigne reliquiario delle ceneri di San Giovanni Battista, Patrono della Città e della Arcidiocesi.

  1. E ora, da questo luogo santo e in quest’ora della storia, si leva la nostra voce e si unisce a quella dei Vescovi, del Clero, dei fedeli che – come un grande fiume – giunge fino a noi; sentiamo l’eco delle loro voci, il battito del loro amore per Genova. E a te, che ti adagi fra cielo e mare diciamo: non dimenticare le tue tradizioni, i tuoi santi, le tue feste, le edicole religiose dei tuoi vicoli, la carità evangelica che ha ispirato opere antiche e nuove; non dimenticare le luci e le ombre, le vittorie e le prove di ieri e di oggi. Solo così sarai unita e accogliente, e potrai guardare il futuro con tenacia e fiducia. Qui raccolti, i tuoi figli alzano lo sguardo a Maria, che i nostri Padri hanno incoronato Madre e Regina di Genova (1637), e facciamo nostra l’invocazione del piccolo Gesù sul tuo nobile grembo: ‘et rege eos’. Sì, o Regina nostra: guarda Genova, conduci tutti noi sul mare della vita. Veglia, ti preghiamo, e guidaci Tu. Amen!

Angelo Card. Bagnasco

Arcivescovo Metropolita di Genova