“Ti ringrazio o Padre”

Omelia pronunciata in Cattedrale nella S. Messa di Trigesima per il Card. Dionigi Tettamanzi
06-09-2017
Arcidiocesi di Genova
Mercoledì 6 Settembre 2017
Santa Messa di Trigesima per S.Em. il Card. Dionigi Tettamanzi
OMELIA
‘Ti ringrazio o Padre’
Cari Fratelli nell’Episcopato, nel Sacerdozio e nel Diaconato
Cari Fratelli e Sorelle nel Signore
1. L’amato Cardinale Dionigi Tettamanzi, che fu Arcivescovo di Genova dal 1995 al 2002, è tornato alla casa del Padre. Il suo episcopato tra noi non è stato lungo ma è stato intenso, e ha segnato il cammino della Diocesi e la memoria dei nostri cuori. Coloro che l’hanno conosciuto ricordano la sua bontà affabile, l’intelligenza trasparente, l’immediatezza del tratto con tutti.
L’amore per la Madonna della Guardia ce l’ha fatto sentire immediatamente ‘dei nostri’: la felice idea del pellegrinaggio mensile al santuario dura tuttora come un appuntamento caro e desiderato. Siamo certi che, nel rosario mattutino, tra le nostre intenzioni vi è sempre un posto anche per lui, che l’ha fortemente voluto e guidato. Nel suo fluente magistero ricordiamo non solo la ricchezza dei contenuti spirituali e dottrinali, ma anche l’articolazione interna, segno non solo dell’attitudine all’insegnamento, ma altresì dell’ordine interiore che distingue aspetti e circostanze, priorità, valori e tempi. Parlando con lui ci si sentiva a proprio agio, come se non avesse altro da fare se non ascoltare l’interlocutore.
Il gusto della vita come dono nella sua complessità e bellezza traspariva dall’arguzia incline al sorriso e alla parola incoraggiante. Personalmente, quante volte, nelle telefonate dei miei primi passi di Vescovo che cercava consiglio e sostegno in colui che gli era padre nell’episcopato, mi chiedeva se mangiavo e se dormivo, traducendo il suo interesse nella concretezza delle cose!
Sì, ha lasciato in noi un modo di vedere, di sentire la vita e la fede che univa rigore, richiamo e dolcezza. Ora è lassù, da dove continua a guardarci come suo popolo e a pregare per noi.
2. Il Vangelo ascoltato ci parla dei piccoli e dei semplici, ai quali il Padre rivela le sue ‘cose’. Che cosa rivela? La rivelazione del Padre è Gesù, il suo mistero e la sua salvezza. Perché dobbiamo essere piccoli per accogliere il mistero di Gesù? Perché- sembra paradossale – non basta che Dio ci parli, Egli vuole che noi ci poniamo in ascolto: è questo metterci in ascolto che traduce il desiderio che abbiamo di Dio, ed è in questo desiderare che Dio si rivela. Il desiderio indica la temperatura dell’anima, il calore e l’ardore con cui attendiamo – come bambini – che Dio ci nutra con le sue rivelazioni. Lo studio, la cultura teologica e biblica, non sono sufficienti per conoscere il Dio vicino e trascendente, Colui che è sempre oltre ogni nostro pensiero e desiderio. Ricordiamo: tra pensiero su Dio e desiderio di Dio, il più grande è il desiderio. Il Cardinale Tettamanzi lo sapeva: la cultura era grande, ma il desiderio del cuore era più grande, e nel tratto bonario si sentiva.
Il desiderio del Signore è l’anima dell’invocazione di Giobbe: ‘Io vedrò Dio. Io lo vedrò, io stesso, e i miei occhi lo contempleranno non da straniero’.
3. Cari Amici, è questa la condizione umana: è questa per tutti, credenti e non credenti. La vita è pellegrinaggio dalla terra al cielo, dal tempo all’eternità. E la morte non è la fine nel vuoto e nella tenebra, ma la porta che ci introduce alla vita piena. A volte quella porta si apre lentamente, a volte si spalanca all’ improvviso. Dobbiamo tutti prepararci con la preghiera e la bontà secondo la legge di Dio.
Ma come poter avere un desiderio così intenso di Dio? A volte ci sentiamo non solo piccoli e incapaci, ma anche meschini! Ma proprio qui il Signore ci viene incontro con la sua grazia: è Lui
che ci dona l desiderio di desiderare Dio, e l’amore di amarlo. Tutto è opera del Signore, frutto dello Spirito Santo in noi. Intuire l’opera dello Spirito in noi, non è forse accogliere la rivelazione di Dio ai piccoli? Non è forse ascoltare ciò che Lui ha da dirci, mentre agisce nelle nostre anime e ci spinge a gettarci al collo di Dio? A naufragare tra le sue braccia, ad abbandonarci all’Eucaristia, Pane di vita eterna, sacramento del suo amore?
Cari Fratelli e Sorelle, mentre preghiamo per il suffragio dell’anima immortale del Cardinale Tettamanzi, chiediamo che egli preghi perché siamo piccoli e umili per poter consegnarci con fiducia a Gesù, per poter desiderare e amare come la moltitudine sconfinata dei piccoli che sostengono il mondo e che – oltre la grande porta – splendono come stelle nel cielo.
Angelo Card. Bagnasco
Arcivescovo Metropolita di Genova