“Testimonianza e martirio”

Omelia tenuta a Santhià (Arcidiocesi di Vercelli) nella S. Messa per il Giubileo Agatino: 14 secoli del culto di Sant'Agata
05-02-2018
Arcidiocesi di Vercelli
Lunedì 5.2.2018, Giubileo Agatino per i 14 secoli del culto di Sant’Agata
OMELIA
‘Testimonianza e martirio’
Cari Fratelli nell’Episcopato, nel Sacerdozio e nel Diaconato
Distinte Autorità
Cari Fratelli e Sorelle nel Signore
È per me motivo di gioia partecipare alla festa di Sant’Agata dalla quale Santhià deriva il nome. L’Anno Giubilare Agatino – in occasione dei quattordici secoli del suo culto in questa terra, (dal 618 per nobile iniziativa di Teodolinda) – rende la festa di quest’anno unica e storica, segno della devozione del popolo e pegno di continuità nella fede. Saluto in modo particolare i Vescovi presenti e ringrazio di cuore il Pastore di questa Diocesi, S.E.Mons. Mons. Marco Arnolfo per il fraterno invito. Come pure il mio grazie va al Canonico Prevosto Don Stefano Bedello.
1. Festeggiare i Santi
Come sappiamo, festeggiare i nostri Santi Patroni non è solo una tradizione che trasmette ricordi e suscita buoni sentimenti, ma illumina la vita. Per questo ogni anno vi preparate a questo solenne momento che è come un andare – insieme a Sant’Agata – alla fonte dell’acqua viva: l’Eucaristia, infatti, è la sorgente della Chiesa e della vita cristiana.
Sant’Agata – con la particolare grazia del giubileo ‘illustra il Vangelo ascoltato. In verità, non c’è niente da spiegare, ma c’è da illustrare! A volte, infatti, volendo troppo spiegare i testi evangelici, si rischia di addomesticarli in base a ciò che il mondo vuole sentirsi dire. Ma il nostro scopo non può essere il plauso, bensì la fedeltà a Gesù, consapevoli che la fedeltà è segnata dalle nostre incoerenze, e pertanto non può che essere desiderata, invocata e umile.
2, Il vero guadagno
La giovane Agata poteva guadagnare il mondo -come ricorda Gesù – ma avrebbe perso se stessa. Bastava poco: poteva giocare sulla sua giovinezza, dire una parola di compiacenza, fingere in pubblico e avrebbe conquistato favori e risparmiata la vita. Ma avrebbe rovinato se stessa, il suo mondo interiore, quel mondo spirituale di cui bisogna parlare di più perché l’uomo di oggi non solo ne ha estremo bisogno, ma inconsapevolmente lo desidera. Nel diffuso secolarismo – che è vivere come se Dio non ci fosse – se da una parte cresce un sentire materialista sulla vita e la morte, l’amore e la famiglia, il bene e il male, dall’altra emerge anche una certa nausea verso un modo di vivere rovesciato rispetto non solo al Vangelo, ma anche al semplice buon senso. Tale interiore disagio pian piano prende la forma della domanda sul senso delle cose, sul futuro terreno e oltre terreno: domande che sono l’anticamera dell’infinito, premessa all’incontro con Dio. In questo senso, possiamo dire che veramente il miglior alleato del Vangelo non sono le nostre organizzazioni, risorse o cultura, ma l’uomo stesso nel suo bisogno intrinseco di Assoluto. Per questo non possiamo mai disperare.
3. Perdere per ritrovare
Tornando al testo evangelico, Gesù indica la strada della vita vera, della gioia piena, della risposta a ciò che abita il nostro cuore. La via indicata sembra addirittura sembra essere un triste ‘no’ alla bellezza e allo slancio vitale, ma così non è. Sant’Agata ne era certa, perché non solo aveva la fede ma viveva di fede. Anche su questa distinzione dobbiamo interrogarci. La via per salvare la vita è quella di perderla. Questo è il grande “sì” alla vita, alla gioia, all’amore. Il no allo spirito del mondo che illude e delude, è il sì a Dio che dà il centuplo e la vita eterna. Tocca a noi scegliere! Gesù indica una meta alta, e Agata si è giocata la vita fino al martirio, ma dopo secoli siamo ancora qui a pensare a lei, a guardare lei, a pregarla con fiducia come esempio e sorella.
4. Non avere vergogna della fede
Infine, il vangelo ci indica una terza cosa:chi si vergognerà di me, io mi vergognerò di lui. La nostra Santa non si è vergognata della sua fede e non l’ha rinnegata. Cari Amici, entriamo in un argomento particolarmente attuale e delicato. La testimonianza rende visibile quanto sia importante per noi il dono della fede: se la testimonianza è convinta, allora vuol dire che la fede è per noi un tesoro prezioso: non vogliamo tradirla e sentiamo il bisogno di condividerla. Se la testimonianza è silente, vuol dire che la fede è tiepida. Non si tratta di temperamento o di intraprendenza umana, si tratta del calore del cuore. Ma cosa vuol dire testimoniare per noi?
Testimoniare la fede è un intreccio di coerenza personale, di opere d’amore, di parola chiara e coraggiosa. Forse qualcuno può pensare arrogante chi pensa di essere all’altezza del compito. E ha ragione! Sono certo che nessuno pensa questo, ma neppure si deve pensare che, se non siamo perfetti, non possiamo essere testimoni del Signore. Dobbiamo essere umili e avere fiducia. Oggi i cristiani hanno un grande debito verso l’umanità: noi viviamo anche grazie al martirio di Sant’Agata. Ma domani, le future generazioni a chi dovranno la loro fede? A quali martiri? Il nostro è tempo di martirio, ma noi in Europa siamo proprio esenti? Non credo: ci sono forme diverse di martirio, quello della discriminazione, della mancanza di libertà, del sangue, ma anche quello del giudizio, della incomprensione, della derisione emarginante. Il martirio di essere giudicati fuori tempo, superati, non aggiornati…come se Dio dovesse essere aggiornato secondo le mode e gli slogan dei tempi.
5. Il nostro coraggio
Siamo decisi nel dire i valori grandi del Vangelo? Siamo capaci di tradurli nel linguaggio della ragione perché siano accessibili a tutti? Oppure ci ritiriamo nel silenzio, affidandoci solo al buon esempio personale? Questo è necessario ma non sufficiente: non lo è stato nella storia, non lo è oggi. Di fronte al dissolvimento dell’umano, all’individualismo che ci isola dagli altri in nome dell’autonomia soggettiva; davanti alla riduzione della persona a costi e ricavi, alla prepotenza della finanza fine a se stessa, al primato del successo, dell’apparenza e del piacere, al trionfo delle bugie che vogliono condizionare il pensiero di tutti, all’arroganza di poteri oscuri, a legislazioni antiumane che rispondo a calcoli economici’qual è il nostro contributo, la nostra voce? È silente, è sommessa, teme di creare scompensi? Il Signore Gesù come si è comportato nel Vangelo? Ha detto a tutti, in privato e in pubblico, la verità: la verità non schiaccia ma salva. Per questo è amore. Lo scherno, la delusione, la persecuzione, l’abbandono e la morte sono stati i costanti compagni di Cristo, ma ha salvato il mondo, e il deserto è fiorito di grazia: in lui Dio ha posto la tenda in mezzo a noi. Il Signore ci doni di essere umili e convinti testimoni del Vangelo nella sua interezza – sine glossa – fedeli a Cristo e all’uomo; fedeli e grati alla moltitudine di martiri e santi che ci hanno preceduti e che ci accompagnano dal Cielo. Sant’Agata guarda questa comunità e questa Chiesa con particolare bontà: lei – buona di nome e avamposto di Cielo – ha reso migliore il suo tempo: renda migliori anche noi.
Angelo Card. Bagnasco
Arcivescovo Metropolita di Genova