“Stretti al Pastore con Maria dietro a Cristo”

Omelia pronunciata in Piazza della Vittoria per la S. Messa di Ordinazione Episcopale di Mons. Marco Tasca
11-07-2020

Arcidiocesi di Genova.

Sabato 11.7.2020

Ordinazione Episcopale di S.E. Mons. Marco Tasca

Arcivescovo di Genova

OMELIA

“Stretti al Pastore con Maria dietro a Cristo” 

Confratelli nell’Episcopato, nel Sacerdozio e nel Diaconato,

Autorità,

Cari Fratelli e Sorelle nel Signore,

  1. Giorno di grande gioia è questo: Genova accoglie il suo nuovo Pastore nella persona di Padre Marco Tasca, che viene consacrato Vescovo in questa piazza tanto significativa per la Città. Il pensiero grato va al Santo Padre Francesco che, pensando a noi, ha scelto lui. In punta di piedi osiamo entrare nella sua anima, e tentiamo di immaginare i sentimenti del suo cuore: ci sembra di percepire la trepidazione umana ma anche la speranza in Dio, l’affetto che già palpita per la comunità che egli riceve dalla Provvidenza. Noi ci sentiamo legati a lui, le nostre vite si sono intrecciate, e insieme cammineremo dietro a Cristo, il grande Pastore delle anime, sapendo che la vita di un Vescovo inevitabilmente cambia, poiché crescere nella responsabilità significa dover crescere nell’amore, e l’amore ha sempre il duplice volto della gioia e del sacrificio.
  1. Tra poco, la liturgia farà ripetere il solenne gesto degli Apostoli, l’imposizione delle mani e, con il libro dei Vangeli sul capo dell’ordinando, verranno pronunciate le parole della consacrazione episcopale. Tutto porterà la densità dei secoli e dei millenni, e il soffio potente dello Spirito scenderà come fornace ardente e segnerà la sua anima. Immesso per grazia nel grande alveo della successione apostolica, il novello Vescovo sarà così dedicato al popolo di Dio per il servizio della fede, garantendo, in comunione con Pietro, che la fede sia quella dei Dodici, gli unici che hanno visto, ascoltato e toccato il divino Maestro. Anche l’uomo moderno, nonostante cambiamenti epocali e grandi sfide, attende la parola che salva per la vita eterna, la via per raggiungerla, la verità che libera e dà significato a gioie e dolori, angosce e speranze. Via, verità e vita che – lo sappiamo – hanno un nome e un volto: Gesù.
  1. Anche Genova ha bisogno di riascoltare sempre di nuovo questo Nome che salva e apre il cielo, che dona orizzonte e scalda la vita. Genova accoglie il suo Pastore con cuore aperto, capace di spalancare le braccia a chiunque le vuole bene nella verità. Città concreta e laboriosa, è pronta a partecipare – attraverso mille rivoli – a ciò che è grande e merita impegno e sacrificio. Come ricorda San Paolo ai Romani, i mille rivoli non disperdono, ma esprimono la ricchezza organica della comunità stretta attorno a “chi presiede” – il Vescovo –, in quella unità d’intenti che non afferma se stessa ma serve l’unico corpo in Cristo. Nella carità – che prova e invera la fede – Genova ha una ricca storia che si ramifica per ogni dove senza rumori, con la concretezza operosa che annuncia Dio che è Padre vicino e provvido.
  1. In questo orizzonte, il Vangelo odierno illumina e sigilla questo inizio. Ci ricorda che il pane della tavola è importante, ma che senza il pane dell’anima è troppo povero; ci ricorda che l’Apostolo non può selezionare i terreni; che deve seminare ovunque anche in campi umanamente impossibili, poiché l’opera è di Dio; ricorda che il seminatore deve nutrirsi di pazienza, perché il seme della Parola ha le sue vie e i suoi tempi; che deve vivere di fiducia, invocando ogni giorno la manna dal cielo; che dopo il lavoro generoso, deve riposare sereno, poiché Dio è all’opera nel campo dei cuori; deve ricordare che a noi, operai del vangelo, tocca la fatica lieta, e a Dio il pascolo delle anime. Deve credere fermamente che il migliore alleato del Vangelo non sono le risorse, la cultura, il potere, l’organizzazione, ma semplicemente l’uomo: egli porta in sé la ferità dell’infinito, la nostalgia dell’assoluto, il desiderio della gioia piena e perenne. Tutto può cambiare, ma il cuore dell’uomo non cambierà mai. Per questa ragione non dobbiamo temere di non saper comunicare con l’uomo moderno, ma dobbiamo avere il coraggio di risvegliare nella coscienza le domande ultime, con l’ostinazione fiduciosa e paziente del seminatore evangelico.
  1. Ci stringiamo attorno al nuovo Pastore con affetto, e gli diciamo: vogliamo vedere il Padre. Le chiediamo di riascoltare dalla sua voce – con l’eco dei secoli, dei santi e dei martiri di ogni tempo – le parole che Gesù disse a Tommaso con sconfinata dolcezza: “Chi vede me vede il Padre”. Di quel volto noi tutti abbiamo bisogno: ci aiuti a “non anteporre nulla all’amore di Cristo e a correre con cuore libero e ardente nella via dei suoi precetti”, come prega la liturgia odierna di san Benedetto. Abbiamo bisogno di vederlo nel Vangelo, nella Chiesa, nei sacramenti, nelle nostre comunità, nei poveri, negli altri. Siamo certi che lei ci aiuterà, ricordandoci anche quella parola che suona come monito, forza e conforto: “Non temete, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. La Santa Vergine, Madre e Regina di Genova, la guardi dall’alto monte e l’accompagni con la sua maternità. Con la grande Madre di Dio e nostra, stretti attorno al Pastore, cammineremo lieti e sicuri dietro a Cristo.

Amen

Angelo Card. Bagnasco