Solennità dei SS. Gervasio e Protasio

Omelia pronunciata nella Basilica dei SS. Gervasio e Protasio a Rapallo per i 900 anni della dedicazione
03-07-2018

Diocesi di Chiavari

Rapallo, martedì, 3.7.2018

Novecento anni della dedicazione della Basilica dei santi Gervasio e Protasio

OMELIA

Cari Fratelli e Sorelle nel Signore

Con gioia celebriamo i 900 anni della consacrazione di questa basilica per mano di Papa Gelasio II nel 1118. L’anniversario lega questa chiesa alla cattedrale di Genova consacrata anch’essa nel medesimo anno dallo stesso Pontefice che si recava verso la Francia. E’, questo, un ulteriore motivo per pregare gli uni per gli altri, e per continuare a crescere nella comunione ecclesiale dell’unica Chiesa di Cristo. Ringrazio di cuore il Vescovo, S.E.Mons Alberto Tanasini e il Reverendo Parroco per l’ invito a questa festa di famiglia.

  1. Celebrare un anniversario non è mai solo una consuetudine: è segno di una storia viva che giunge – come un’onda marina – fino a noi, che si infrange sulla spiaggia del nostro presente, che ci ricorda da dove veniamo sapendo che non esiste domani senza il passato: veramente dimenticare è morire! Oggi si esalta l’assenza di legami, si vuole sciogliere tutto, ogni riferimento morale, affettivo, culturale, religioso; come se questi vincoli mortificassero la libertà, mentre invece ne sono condizione. Si vuole slegare l’uomo in nome di una malintesa libertà, che pensa se stessa come capriccio, sentimento e istinto, anziché come responsabilità, cioè come dovere di rispondere e di motivare le proprie scelte in base alla verità e al bene. Riandare alla nostra storia, quella delle nostre vallate, dei borghi e delle comunità, quella che ispira le nostre parrocchie, e che i genitori ci hanno insegnato, significa riscoprire nella fede e nella volontà di Dio la via della gioia. Riandare a questo grande fiume della storia cristiana non ci rende vecchi e sorpassati, ma vivi e moderni; ci fa toccare che la novità più vera è il Vangelo, è il volto di Gesù che riluce sul volto della Chiesa. Ecco perché raccontare ai bambini la vita dei Santi e dei Martire, le apparizioni della Santa Vergine, le pie tradizioni, il culto devoto dei defunti- significa percorrere la via del ‘nuovo’ che il mondo vecchio e stanco attende e non sa dove trovare. L’uomo di oggi ha fame del grande raccoglimento interiore, di divenire una cosa sola con se stesso e con gli altri: egli ha fame della grande gioia, del grande amore. Ha nostalgia di Dio!

  1. Ma che cosa significa consacrare una chiesa? Significa dedicarla a Dio e trattarla di conseguenza: il rispetto e la cura, l’adorazione, il culto, la preghiera personale, la fraternità, la grazia dei sacramenti, l’eco della Parola di Dio…l’Eucaristia, abitano il tempio affinché i discepoli del Signore rigenerino la fede e la fede diventi mentalità e vita. Uscire dal tempio è ritornare nel mondo luminosi perché attraversati dalla Luce di Gesù, sapendo che se le pietre della chiesa sono unte dallo Spirito, le pietre vive che siamo noi sono la Chiesa vivente, l’avamposto umile e palpitante del Risorto nel mondo: Nelle nostre chiese Dio abita, e vuole che ci riuniamo attorno a Lui per entrare nei divini misteri e per adorarlo nel sacramento dell’Eucaristia: solo se Dio è onorato, infatti, siamo onorati anche noi uomini e cresce la fraternità, poiché dove c’è Dio c’è umanità e calore, si è a casa, nascono oasi di acqua viva. Il senso della vita non è avere molti beni, ma il bene: quando non c’è il bene, infatti, non sono buoni neanche i beni.

  1. Non possiamo dimenticare che il Giubileo di questa Basilica avviene nel grembo della Santa Vergine venerata con il bel titolo della Madonna di Montallegro. Ha qualcosa da dirci questo abbraccio mariano? Se il tempio è la casa speciale di Dio, allora è bello pensare che nel tempio – come nella casa di Nazaret – abita anche la Madre di Dio. Ma questo non basta: infatti, se noi siamo la Chiesa viva dove il Signore vuole prendere dimora, allora anche la Vergine ci chiede di entrare nelle nostre anime, di poterle riordinare, ripulire, abbellire con le virtù di Nazaret. E’ così per noi? E’ almeno desiderio del nostro cuore? Dobbiamo però fare un altro passo: come sempre accade, se noi ospitiamo Dio, Lui ospita noi. Così è per la Vergine Maria: se noi le facciamo spazio nella nostra anima, Lei ci fa spazi ben più ampi nel suo cuore. Ospitare e trovarci ospitati è il mistero e la bellezza della fede! Che cosa dice oggi la Madonna? Certamente ha da dire a ciascuno una parola che risponde al momento personale. ma ancora una volta dice a tutti la parola del Vangelo.

Quanto è attuale la pagina della visita a Santa Elisabetta! Attuale e urgente! In un momento in cui sembra che Dio sia inutile, che l’uomo possa fare il bene da solo con le sue sole forze, poggiando sulla sua buona volontà, abbiamo bisogno dell’esempio di Maria che ‘in fretta’ si mette sulla strada verso Einkarin, dove abita l’anziana cugina. Maria ha appena avuto l’annuncio dell’angelo – diventerai la madre del Signore, è un momento delicato per la sua giovanissima vita. Dovrebbe ritirarsi, stare tranquilla perché nel suo grembo verginale è apparso il germoglio di Dio, il Messia. E invece si pone in viaggio. Perché?

Perché aveva incontrato il Signore nell’intimità della preghiera, si era avvicinata al roveto ardente di Dio, ne era rimasta invasa: chi incontra veramente Dio è infuocato dall’amore e diventa amore verso i fratelli, il mondo diventa casa. Ecco la sorgente della carità, la fede che diventa incontro col Fuoco e intimità con l’Amore: Dio.

Il cuore umano ha bisogno di amare e di essere amato, ma anche l’amore ha le sue fatiche, incertezze, delusioni. Non basta la nostra buona volontà – é troppo poco -: è necessaria una sorgente più alta e inesauribile che possa alimentare e rigenerare il nostro cuore perché non diventi freddo, non ceda alle delusioni, vinca la stanchezza, diventi affidabile. La fonte non siamo noi, in famiglia, con gli amici, nella società civile, nella comunità ecclesiale. La sorgente è Lui, e a Lui dobbiamo rimanere uniti come la samaritana al pozzo di Giacobbe: dammi sempre quest’acqua!

Cari Amici, la Vergine Maria ci doni sempre l’acqua viva, ci conduca sempre al Roveto ardente. Essi hanno sempre lo stesso nome, hanno lo stesso volto: Gesù.

Angelo Card. Bagnasco

Arcivescovo Metropolita di Genova