Siamo nascosti in Dio

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail
Omelia della Domenica di Pasqua
31-03-2013
 Siamo nascosti in Dio
Omelia della Domenica di Pasqua
Genova, Cattedrale di San Lorenzo,
31 marzo 2013
Cari Fratelli e Sorelle
“La vostra vita è nascosta con Cristo in Dio” scrive l’Apostolo Paolo. Ma – ci chiediamo – il cristiano deve vivere nascosto? Che cosa significa che noi siamo nascosti in Dio? Forse Dio è per noi come un sepolcro nel quale vivere segregati fino alla fine del mondo? Il cristiano non è invece la creatura della luce, della vita nuova? Non deve vivere davanti al mondo a testa alta, ed essere testimone della gioia? Essere testimone, infatti, significa vivere nel mondo e davanti al mondo.
In verità, noi siamo nascosti in Dio perché abbiamo qualcosa da manifestare: il nostro nasconderci, infatti, non è un sottrarci al mondo, ma è essere radicati in Dio, così come una pianta poderosa ha radici profonde nel cuore della terra per portare frutti abbondanti ed accogliere gli uccelli del cielo.
San Paolo ricorda che siamo entrati nel mistero della Trinità “con Cristo”, cioè grazie a Lui, attraverso la porta che è Gesù. Con la sua morte e risurrezione, infatti, ci ha introdotti nella vita di figli di Dio; con il suo corpo a corpo con il maligno fino alla lacerazione della croce, ci ha strappati a noi stessi, alla prigionia dell’egoismo, ci ha liberati dalla menzogna che la vita è godimento permanente, è pensare a se stessi a qualunque costo, anche usando gli altri.
La croce piantata fra terra e cielo, fra l’uomo e Dio, è dunque il ponte di luce che possiamo attraversare per nasconderci, per radicarci nel cuore del Padre: essere figli di Dio, avere Dio come Padre! È questa la nuova vita che Gesù ci ha conquistato; è questo l’essere creatura nuova, germoglio del Regno. Con la sua risurrezione, Cristo ha vinto il peccato, il male che serpeggia nella storia umana; che deturpa il mondo e inquina il volto di Dio e dell’uomo; che avvelena cuori, rapporti, situazioni. Gesù si è posto come luogo di riconciliazione, e ha dissolto nella fornace del suo amore il “no” degli uomini, attirandoli dentro al suo “si” alla volontà del Padre. E qual’era la volontà del Padre? Salvare il mondo assumendo su di sé il male del mondo. Nel sangue e nell’acqua della croce siamo rigenerati e trasfigurati e una nuova storia nasce, una storia di verità e d’amore.
Gesù risorge nel cuore della notte, non nella gloria tuonante degli angeli, non si manifesta alle folle esultanti: e così lascia spazio alla fede. Lascia delle tracce ma non l’evidenza che si può direttamente vedere e toccare. Ma anche indica la strada nuova e sicura dove poterlo incontrare: è la strada dell’umiltà, del bene che non fa rumore, che è fedele ai giorni. E’ proprio del mistero di Dio agire in modo sommesso: solo pian piano Egli costruisce nella grande storia dell’umanità la sua storia. Di continuo bussa alle porte dei nostri cuori e, se gli apriamo, lentamente ci rende capaci di vedere. E’ lo stile di Dio: non sopraffare gli uomini con la sua potenza, ma offrirsi con la delicatezza del suo amore. Il bene spesso sembra piccolo, poca cosa davanti alle potenze del male; ma – pensandoci bene – non è forse questa la cosa veramente grande? Il raggio, che da quella tomba vuota è uscito, attraversa i secoli e cresce, un raggio attraverso il quale Dio è presente nel mondo. Un piccolo gruppo di poveri uomini potevano forse originare quel raggio e edificare una comunità universale? E’ impossibile alle forze umane! Dio è presente in quel raggio di luce, per questo non potrà spegnersi mai e noi non dobbiamo avere paura: quella luce che si sprigiona dal buio del sepolcro è la nostra gioia. Nel tempo e nell’eternità.
Angelo Card. Bagnasco