Ci siamo radunati oggi per vivere insieme la Giornata della santificazione del clero.
È una ricorrenza istituita da San Giovanni Paolo II nel 1995. Il Papa invitava tutte le diocesi a pregare per i sacerdoti, affinché vivessero — come diceva lui stesso — in conformità al cuore del Buon Pastore.
In questa occasione ricordiamo i presbiteri che celebrano anniversari significativi di ordinazione e rivolgiamo un pensiero speciale anche ai diaconi permanenti.
Vogliamo ringraziare il Signore per questi doni alla nostra Chiesa e chiedergli nuove vocazioni, perché possa continuare l’opera di evangelizzazione che tanti, prima di noi, hanno portato avanti nella nostra Chiesa.
Oggi celebriamo anche la festa di San Mattia. È molto significativo accostare questa giornata dedicata alla santificazione del clero alla figura dell’apostolo Mattia.
Nella prima lettura abbiamo ascoltato una definizione molto forte riferita a Giuda: «la guida di coloro che arrestarono Gesù». Il termine utilizzato indica colui che conduce sulla strada, potremmo dire, con un linguaggio attuale, un leader.
È un particolare interessante, perché svela la radice del tradimento: la vocazione viene completamente capovolta. Colui che era stato chiamato a essere discepolo pretende di diventare guida. A lui era stato chiesto di mettersi all’ultimo posto — come ricorda il Vangelo di Marco — e invece cerca di occupare il primo.
Invece di seguire umilmente il Maestro sulla via della croce, vuole tracciare lui la strada. Quando la docilità lascia il posto alla presunzione, il rischio del tradimento diventa inevitabile, qualunque forma esso assuma.
Interessante è anche l’atteggiamento di Pietro. Per Pietro ciò che conta è riprendere il cammino, ricominciare dall’inizio: «Bisogna dunque che uno divenga testimone insieme a noi della sua risurrezione».
Non serve restare prigionieri del passato. Nella storia di Dio non esistono spazi vuoti. Gli errori degli uomini — dei presbiteri, dei diaconi, di ciascuno di noi — non possono e non devono fermare la storia di Dio.
San Mattia può interpellarci profondamente sul nostro modo di vivere la fede, sul nostro seguire il Signore, su ciò che davvero cerchiamo.
Mattia riceve un ministero che, apparentemente, non aveva cercato. Per lui era essenziale essere discepolo: non sembrava desiderare altro.
È la bellezza di un servizio vissuto senza vanità, senza bisogno di apparire, senza cercare riconoscimenti. È questa la perseveranza che San Mattia ci insegna oggi.
Ed ecco la buona notizia che la sua figura ci consegna: Dio ci coinvolge proprio quando meno ce lo aspettiamo.
Forse Mattia aveva i suoi progetti, i suoi programmi, come ciascuno di noi. Eppure il Signore lo chiama proprio allora, quando meno se lo aspetta.
È bello vedere in lui questa disponibilità: aveva i suoi piani, ma si lascia guidare da ciò che il Signore, la comunità cristiana e gli apostoli gli indicano.
Questo è anche il criterio che deve guidare l’azione ecclesiale. «Bisogna dunque»: è necessario rispondere alla chiamata di Dio. Non si tratta semplicemente di riorganizzare strutture. Non è questo ciò di cui la Chiesa ha bisogno.
La Chiesa ha bisogno di uomini e donne che rispondano alla chiamata di Dio, che sappiano essere evangelizzatori e annunciare il Vangelo nello stile voluto dal Signore. Come abbiamo pregato dopo la colletta: «Fa’, Signore, che anche noi seguiamo le orme e lo stile di evangelizzazione di San Mattia».
Affidiamo tutto questo a San Mattia, ai nostri santi e alle nostre sante. Chiediamo al Signore che continui a benedire la nostra Chiesa con nuove vocazioni e che conceda a noi presbiteri e diaconi la grazia della fedeltà: fedeltà a Lui, al suo Vangelo e al suo modo di testimoniare la fede.
