Santa Messa di Suffragio per i Defunti

02-11-2013
 Cattedrale di S. Lorenzo,
2 novembre 2013
Carissimi!
Ieri la Divina Liturgia ci ha fatto alzare lo sguardo verso il Cielo e che cosa abbiamo visto? Il volto dei Santi: quelli degli altari e quelli che solo Dio conosce. Abbiamo meditato la santità come “radicale appartenenza a Gesù”, sorgente di libertà e gioia, fonte di umanità nuova.
1. Oggi – Commemorazione dei fedeli defunti – la Chiesa ci invita a sostare presso le tombe dei nostri fratelli: sono persone a noi care o forse sconosciute, ma tutti familiari in Cristo. Essi hanno qualcosa da dirci, qualcosa di decisivo per il nostro presente e per il futuro. Essi ora vedono! Vedono la realtà che noi, a volte, stentiamo a vedere o non vogliamo riconoscere; che spesso dimentichiamo distratti da pensieri inutili, affannati ad inseguire prospettive limitate. Che cosa dunque vogliono dirci i defunti che sono i veri viventi, più vivi di noi che camminiamo nella penombra del tempo?
2. La loro voce ci parla del fine della nostra vita. Essi ora lo conoscono con solare certezza: perché l’uomo si trova in questo mondo? Qual è lo scopo della nostra esistenza? Per quale fine Dio ci ha creati? Non certo per dimostrare la sua potenza! E allora?
Dio ci ha creati per amore, essi ci rispondono. Essendo Egli Amore, non può non amare; è Comunione, non può non diffondere la sua gioia. Per questo crea l’uomo con la cura di colui che plasma il proprio figlio.
3. La voce dei defunti continua. Proprio perché Colui che crea è amore, ogni uomo è fatto per amare. Ecco lo scopo, il fine per il quale Dio ci ha creati. Per essere amati da Lui, per gioire del suo amore, e per corrispondere con il nostro piccolo amore. Non c’è amore senza conoscenza dell’amante: e Dio manda Cristo perché il mondo conoscesse l’Amore. La nostra risposta non deve però essere fatta di parole, ma concreta: è obbedire alla sua parola: “Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando”. Ed è servire i fratelli. L’obbedienza a Dio, infatti, conduce inevitabilmente a servire l’uomo, ogni uomo, anche quando le difficoltà e gli egoismi ci farebbero pensare diversamente.
4. La lezione va avanti, e noi continuiamo ad essere alunni docili e grati. Dio ci ha creati per conoscerLo, amarLo e servirLo nei nostri fratelli; ma questo non è tutto. L’estuario della nostra esistenza terrena è l’eternità con Lui, il giorno senza tramonto, il Paradiso: “Coloro che gli sono fedeli vivranno presso di lui nell’amore” ricorda il libro della Sapienza appena ascoltato; e San Paolo ai Tessalonicesi ricorda che noi “saremo sempre col Signore” (1 Tess 4, 13). Essere sempre con il Signore! Potessimo vivere i nostri giorni con questo desiderio sempre vivo e presente nel cuore! Chiediamo alle anime immortali dei defunti la grazia di essere discepoli attenti e docili a quanto essi ci dicono: saremo più saggi, più rispettosi della vita presente e amanti operosi della vita eterna.
+ Angelo Bagnasco
Arcivescovo di Genova