Santa Messa d’Esequie per il Can. Amos Romano

Omelia pronunciata venerdì 15 novembre 2019 nella S. Messa esequiale per Don Amos Romano nella Basilica dell'Immacolata
15-11-2019

Arcidiocesi di Genova

Santa Messa d’Esequie per il Can. Amos Romano

Basilica di Santa Maria Immacolata

Venerdì 15.11.2019

OMELIA

Cari Fratelli e Sorelle nel Signore

“Senza la mia carne vedrò Dio, Io lo vedrà, io stesso, i miei occhi lo contempleranno e non un altro”, sono le grandi parole di Giobbe.

Dall’albero della vita cadono le foglie, ma – nella luce calda della fede – esse cadono non a terra, ma in alto verso il Cielo. Un altro nostro Confratello ha raggiunto la riva dell’eternità: da lassù continua a  far parte di noi, e noi tutti –ancor più ora – facciamo parte di lui. Mentre eleviamo a Dio la preghiera di suffragio, siamo certi che il Canonico Don Amos pregherà per i suoi Confratelli, per i famigliari, per la nostra Diocesi.

L’esperienza di Giobbe ci richiama alla visione alta della fede: lontano da questa luce che cosa sarebbe l’essere umano, le alterne vicende, il mondo? Dove precipiterebbe la storia? Anche il tempo cerca un significato, un perché, un dove andare, un compimento: solamente l’eterno dà senso al tempo, così come solo l’Infinito può colmare la finitezza del nostro piccolo e sconfinato cuore. Anche l’uomo moderno – conquistatore di possibilità sempre più grandi – sente l’inquietudine acuta di fronte al futuro, in particolare di fronte alla soglia ultima del tempo. Anche se spesso non lo riconosce, la sua più seria domanda è “che sarà di me?”: è la vita eterna!

Anche per questo, cari Confratelli e Amici, non dobbiamo mai disperare dell’umanità: il Dio della vita è fedele e tormenta l’uomo con un’inquietudine d’amore che, come una ferita bruciata dal sale, apre all’Assoluto del Cielo. Come Pastori, dobbiamo essere i primi e più eloquenti testimoni della vita futura e della finale risurrezione dei morti nella gloria di Dio.

Lasciando ora parlare i ricordi, quante volte – in seminario e poi nella vita sacerdotale di questo Confratello – ho avvertito il senso della vita eterna! Nel bel mezzo di considerazioni diverse, battute, animate arringhe, all’improvviso subentrava, nonostante tutto, la gioia della fede, la gratitudine per il sacerdozio ricevuto, la speranza della Meta  che attende l’umanità e il mondo, là dove non ci sarà più né lutto, né dolore, né morte, e Dio sarà tutto in tutti. Sì, la morte fisica non è l’ultima parola, lo è la vita piena in Dio.

Ringrazio i Confratelli presenti, e quanti hanno aiutato Don Amos nella sua esistenza. In particolare ringrazio il Parroco e i Sacerdoti di questa Basilica, che lo hanno accolto e accompagnato con quella fraternità sacerdotale che non si nutre di parole e di sogni, ma di gesti concreti, umili e quotidiani. Come in una vera famiglia. Grazie! Tutto è scritto nel libro di Dio, l’unico che conta: la Vergine Immacolata, la grande Madre di Dio, ci presenti Lei al trono della gloria e ci introduca per sempre nel grembo della Trinità, la nostra vera Casa.

 

                                                                                   Card.  Angelo Bagnasco

                                                                          Arcivescovo Metropolita di Genova