“San Francesco, cantore della fede”

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Omelia pronunciata domenica 4 ottobre 2020 a Massa Carrara per la Solennità di san Francesco d’Assisi, Patrono della Diocesi
04-10-2020

Massa Carrara, 4 Ottobre 2020

Solennità di san Francesco d’Assisi

Patrono della Diocesi

OMELIA

“San Francesco, cantore della fede”

 

Cari Confratelli nell’Episcopato, nel Sacerdozio e nel Diaconato

Distinte Autorità

Cari Fratelli e Sorelle nel Signore

 

  1. La solennità di san Francesco d’Assisi è per la Chiesa, il nostro Paese e per questa veneranda Diocesi, un motivo di preghiera e di vita. E’ per me una gioia poter partecipare a questa Eucaristia, momento centrale e irrinunciabile della vita cristiana, e ringrazio di cuore S.E.Mons Giovanni Santucci, al quale mi legano vincoli di fraterna amicizia, per il gentile invito.

Come sappiamo, i Santi ci dicono le parole di Dio, come pure sappiamo che san Francesco non è il cantore estetico della natura, ma è il cantore della fede, colui che, attirato dal Roveto ardente di Cristo,  è arso dalla sua Fiamma fino a restarne segnato nella carne. La facile poesia, che a volte aleggia attorno a lui, deve fare i conti con il destino tragico di quest’uomo che si è arreso a Dio: non è forse questa la parola che Francesco ha da dirci prima di ogni altra parola, la fede?

 

  1. Se il mondo contemporaneo è attraversato da confusione e smarrimento, questo è dovuto a movimenti culturali che vengono da lontano e che, in modo potente e non casuale, invadono le coscienze e capovolgono il modo di pensare e di vivere di giovani e adulti. Sono potenze che vogliono farci tacere affinché l’umanità creda che non abbiamo niente da dire, ma così non è! Dobbiamo però interrogarci anche sulla testimonianza dei credenti di ieri e di oggi. Forse, non è stato evidente che credere in Dio significa vivere gioiosamente di Dio, che non basta credere “in” Gesù, ma è necessario “vivere di” Lui, il che significa secondo il suo pensiero; è necessario“vivere per Lui”, cioè come il nostro Destino ultimo; è necessario“vivere con Lui”, vale a dire nella sua compagnia, la sua amicizia e la sua grazia. La grazia è la forza dello Spirito Santo in noi, innerva la nostra fragile umanità e ci fa assaporare le parole: “Il mio giogo è dolce e il mio peso è leggero”.Questo modo di vivere capovolge il modo di pensare e di fare comune.

 

3          La storia di San Francesco è una storia capovolta per il suo tempo e per tutti i tempi, ha accenti unici e forse irripetibili, ma la colonna sonora è la stessa per ogni uomo sempre, poiché è quella di Dio. Essa può essere declinata ovunque, anche nella nebbia del pensiero contemporaneo, confuso per molti ma ben chiaro per alcuni.  Francesco è andato controcorrente, nella famiglia, nella società, e non ha avuto paura del giudizio altrui: non è un alternativo né un triste antagonista, ma un uomo nuovo! Quanto abbiamo bisogno oggi del suo coraggio per essere fedeli a Cristo, consapevoli che un cristianesimo che va d’accordo con tutto è superfluo! Il Vangelo odierno parla di una sapienza umana e di una sapienza soprannaturale: Francesco non si è costruito una sua sapienza, ma si è lasciato lui costruire dal Crocifisso, e Dio gli si è rivelato perché piccolo e umile di cuore. La superbia e l’arroganza insidiano tutti fino a farci diventare umilmente superbi. La stessa fraternità – sulla quale il Santo Padre ha ieri firmato la nuova enciclica – è possibile solo sulle radici vere e solide dell’umiltà, sulla consapevolezza che il peccato radicale sta nell’ edificare se stessi sul proprio Io anziché su Dio.

 

  1. Cari Amici, il mondo occidentale – a differenza di altre parti della terra – è come un deserto arso senz’acqua: s’ illude presso pozze stagnanti ma, come bevendo acqua salmastra, ha più sete di prima. Il Vangelo è acqua viva e fresca: “chi beve di quest’acqua non avrà più sete”! Tutti noi siamo portatori di quest’acqua viva. Potremmo, noi, berne senza condividere? Potremmo essere così sordi da non sentire l’arsura del mondo? Potremmo essere tanto “sciocchi e tardi di cuore”, talmente frastornati dai rumori del mondo, da non riconoscere la vera domanda che giace negli abissi della coscienza moderna? Che cosa sarà di me? Che senso ha la mia vita? C’è un destino oltre la porta del tempo?

San Francesco guardava il creato, coglieva il riflesso del Creatore, e sempre più si abbandonava a Gesù Crocifisso, suprema Bellezza di Dio: egli sapeva che Cristo è la Porta, il Destino universale, Colui che dà senso e valore, misura e norma alla vita, è il Futuro affidabile. E’ la vita eterna il vero problema dell’uomo contemporaneo, e il più grande alleato del Vangelo non sono la cultura, le risorse, l’organizzazione, ma l’uomo negli aneliti del suo cuore. Per questo non dobbiamo temer: Francesco non si è mai spaventato e arreso, neppure di fronte a difficoltà apparentemente insormontabili, a derisioni e indifferenze, a delusioni inattese e cocenti.

 

Cari Fratelli e Sorelle, il vero problema oggi è la povertà di fede, è dimenticare che Cristo non è un’abitudine, bensì la Verità: aiutiamoci a non vivere distratti da altri obiettivi pur legittimi. Che san Francesco protegga ognuno di noi, questa nobile Chiesa, la nostra amata Italia.

 

                                                           Angelo Card. Bagnasco

                                                       Arcivescovo Emerito di Genova

                                Presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee