S. Messa per la Vita Consacrata

Omelia pronunciata sabato 2 febbraio 2019 in Cattedrale nella S. Messa per la festa della Vita Consacrata
05-02-2019
 ARCIDIOCESI DI GENOVA
 Sabato 2.2.2019
 
S. Messa per la Giornata della Vita Consacrata
 
OMELIA
 
Cari Fratelli e Sorelle in Cristo
 
La liturgia ci fa rivivere la presentazione di Gesù al tempio e la Chiesa invita le anime consacrate a celebrare la propria radicale dedicazione a Dio e alla Chiesa. Il mistero che celebriamo coinvolge tutti noi che abbiamo avuto la grazia di essere chiamati ad una speciale consacrazione, ognuno nel modo proprio. Volgiamo accoglieremo con umile e ardente fiducia alcune luci del mistero: sono cose note, ma proprio per questo ne abbiamo maggiore bisogno, poiché la tentazione di assuefarci alla grazia – magari presi da mille cose – è alla porta di tutti. La prima luce sta in questo: le parole del vecchio Simeone che prende tra le braccia il piccolo Gesù ringraziano Dio perché i suoi occhi hanno visto la salvezza. Gli occhi stanchi di
 
Simeone hanno visto, creduto e gioito. Anche i nostri occhi, cari Amici e Figli, devono vedere, riconoscere e lodare Dio che è presente e operante nella storia. Innanzitutto nella storia personale del nostro mondo interiore, e poi nella vita della gente. Noi abbiamo la grazia immensa di poter avvicinare le anime, di vivere con la gente, di raccogliere le loro confidenze; abbiamo la grazia di concorre storie drammatiche che fanno impallidire i nostri lamenti, le recriminazioni, le scontentezze che a volte ci abitano. Ci dobbiamo sentire beneficamente umiliati a confronto con questo mare di persone che con umiltà tengono duro agli impegni di famiglia, di lavoro, alle responsabilità non per un periodo ma per tutta la vita. Dentro a queste pagine di vita, scopriamo esempi di eroismo, di fedeltà all’amore coniugale, di sacrificio per i figli, i parenti anziani, di trepidazione fiduciosa e paziente nella crescita spesso tumultuosa dei figli; di onestà nel lavoro e nei rapporti.
 
La seconda luce deriva dalle parole rivolte a Maria: fanno di lei la vergine dei dolori, e con questo si intravvede il mistero della Pasqua a cui la grande Madre sarà particolarmente legata e partecipe. Entrare nel mistero di Cristo significa per ogni discepolo seguirlo sul Calvario, mentre oggi spesso si rappresenta la vita cristiana come una sequela allegra, dove tutto sembra essere facile e spontaneo, senza combattimento interiore con i nostri difetti e i peccati che – per la bontà di Cristo – possono diventare luogo di misericordia e di grazia. Se la fede, che è in radice incontro con la persona di Gesù risorto, e del suo pensiero, non è accompagnato dalla nostra vita ascetica – che è lotta e fatica con noi stessi assistiti dalla grazia -la fede è monca e la vita consacrata è fragile e incerta, esposta alle emozioni, ai sentimenti passeggeri, ai vuoti umani del cuore. La fragilità di cui tanto si parla oggi – ed è un dato oggettivo – può colpire anche noi se non restiamo a lungo davanti al roveto ardente come Mosè. Solo questo Fuoco può scaldare l’anima, ma bisogna starci a lungo e tutti i giorni.
 
Infine, il vecchio Simeone, dichiara il piccolo Gesù come “segno di contraddizione”. Oggi sembra esserci una certa fatica, anzi una allergia ad essere contraddizione, cioè fuori dal coro, controcorrente. Spesso si dichiara in modo altisonante la contraddizione evangelica, ma se da una parte si afferma la contraddizione, dall’altra si nega la diversità cristiana, come se la specificità sia esclusione e non condizione di incontro e di dialogo.
 
Cari Amici, abbiamo la grazia di partecipare alla contraddizione di Gesù: Egli si manifesta in modo assoluto sulla croce. Chiediamo alla Madonna che oggi troviamo nel tempio ad offrire il divino Bambino, che presenti anche noi ogni giorno a Dio come offerta povera e gradita, come piccolo segno di contraddizione per il bene delle anime e la salvezza del mondo.
 
Angelo Card. Bagnasco
Arcivescovo Metropolita di Genova