Rivestiti di luce

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Omelia tenuta in Cattedrale nella S. Messa della solennità dell'Epifania del Signore
06-01-2015
Arcidiocesi di Genova
Solennità dell’Epifania del Signore, 6.1.2015
 
OMELIA
‘Rivestiti di luce’
 
‘Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla su di te’
Con queste parole, piene di suggestione, il profeta Isaia vede all’orizzonte Colui che Dio ha promesso. Il simbolo della luce è tipico di tutte le culture e l’Apostolo Giovanni lo applica in modo eminente a Cristo: Egli è la luce che splende nelle tenebre del mondo.
1.         La solennità dell’Epifania, con i Magi a Betlemme, testimonia che Gesù è venuto non solo per Israele, ma per l’umanità intera: tutti gli uomini sono peccatori e tutti  sono abbracciati dalla misericordia di Dio. Nei Magi ci siamo anche noi, bisognosi del divino e della luce. Che cosa sarebbe la nostra esistenza  senza una luce che ci rivela un destino non buio ma luminoso, non vuoto ma pieno d’amore perché abitato da Dio? Che cosa sarebbero i nostri giorni, cari Amici, cosa sarebbero fatiche e dolori, gioie e speranze? Che cosa saremmo noi, brevi aliti di vento, fuochi fatui, ombre moventi in un universo oscuro?
Ma la luce è sorta nel mondo! E’ stata un’alba lunga e travagliata, a volte sembrava che le tenebre del peccato – storia di infedeltà, tradimenti e violenza – avessero la meglio e che il giorno non dovesse mai levarsi. Ma alla fine la luce ha vinto e la terra è rinata alla grazia del Dio con noi. A noi è data questa avventura straordinaria, quella di vivere i tempi nuovi, l’era della salvezza. Ma come possiamo  rivestirci di luce, come chiede Isaia? Noi desideriamo la luce ma spesso ci muoviamo nel buio: la fragilità e il peccato, lo smarrimento e la sfiducia, sono le  ombre che ci accompagnano. Anche le prove dell’esistenza ci pesano addosso come oscurità da cui non riusciamo a liberarci. E allora?
2,         L’esperienza ci insegna che non possiamo rivestirci di luce da soli, ma che possiamo lasciarci rivestire di luce! A noi tocca solo lasciarci andare, esporci a Cristo, alla verità del suo amore e all’amore della sua verità. Oh, com’è difficile lasciarci andare, esporci all’amore esigente e salvatore di Gesù! Com’è difficile arrenderci alla salvezza, affidarci a Lui che è la luce che illumina, scalda e salva. I Magi sono uomini che si sono arresi alla luce e l’hanno cercata venendo da lontano. Sapevano che essa era da qualche parte sulla terra, che era spuntata; la desideravano con tutto il cuore e si sono messi in cammino certi che quella luce li avrebbe trovati: e così è stato.
Cari Amici, che cosa voglio dirvi oggi? Forse le mie parole sono un’evocazione vagamente poetica ma astratta e poco consistente? Forse mirano a solleticare i sentimenti e basta? Sarebbe tradire il mistero dell’ Epifania del Signore, e tradire voi che siete qui per incontrare Colui che è nato ed è sempre con noi. E allora? L’unico mio desiderio è di risvegliare o di confermare in noi quegli atteggiamenti che il nostro tempo vorrebbe far dimenticare e assopire: il fatto, cioè, che ogni uomo è desiderio, è anelito, è un capolavoro incompiuto, attende un compimento che viene  non da lui ma dall’Alto. I Magi ne sono l’esempio. Ne evoco solamente tre atteggiamenti.
3.         Essi si sono messi a cercare: l’uomo di oggi è ancora un cercatore di Assoluto, di Mistero? Oppure presume di conoscere tutto con la sua ragione e pretende di essere il controllore  incontrastato della sua vita? E poi, i Magi si sono messi in cammino, hanno dato corpo al loro cercare la luce; nel loro andare – più che di pane – si sono saziati  di desiderio. E noi abbiamo il desiderio di Dio, oppure viviamo appiattiti sul presente senza slancio? Infine, questi vegliardi si sono prostrati davanti alla piccola luce di Betlemme: una luce tenera come la carne di quel Bimbo fatto di cielo, e che la paura e l’arroganza del mondo volevano spegnere. Si sono prostrati e si sono arresi, anzi consegnati. Loro, ricchi di tesori e di cultura, non si sono chiusi supponenti, ma si sono affidati.  I Magi hanno portato oro, incenso e mirra; ma soprattutto hanno deposto in quella grotta le loro vite. E noi, uomini moderni, con tutto il nostro sapere, forti di progresso e potere, siamo capaci di fiducia e abbandono all’umile luce di quel Bimbo? Egli continua a brillare nel Vangelo, nell’Eucaristia, nella Chiesa, nei poveri.
Cercare, desiderare, affidarci: è di questa luce dal basso che i Magi si sono rivestiti. E sono stati rivestiti della luce dall’alto, il Signore Gesù. Si sono prostrati davanti al Bambino e non si sono più alzati. Sono tornati nelle loro terre, ma i loro cuori sono rimasti là, prostrati per sempre ai piedi della luce. Per questo sono diventati luminosi, e hanno illuminato i loro popoli, le cose, la storia.
                                                                                         Angelo Card. Bagnasco
                                                                                         Arcivescovo di Genova