“Ritornate a me con tutto il cuore”

Omelia pronunciata in Cattedrale il 6.3.2019 nella S. Messa del Mercoledì delle Ceneri
07-03-2019
Arcidiocesi di Genova
6.3.2019, Mercoledì delle Ceneri
OMELIA
“Ritornate a me con tutto il cuore”
 
“Ritornate a me con tutto il cuore (… ) Ritornate al Signore perché egli è misericordioso e pietoso, lento all’ira e grande nell’amore” (Gioele 2, 12-13). Cari Fratelli e Sorelle, inizia la Quaresima, tempo di preparazione alla Pasqua: esso “chiama ad incarnare più intensamente e concretamente il mistero pasquale nella (nostra) vita personale e sociale, in particolare attraverso il digiuno, la preghiera e l’elemosina” (Papa Francesco, Messaggio per la Quaresima 2019). La Quaresima è segnata dunque da un serio impegno ascetico, ma il tono di fondo deve essere la letizia della fede. Lo sforzo dell’ascesi, infatti, poggia non tanto su di noi ma sulla grazia, cioè sull’aiuto di Dio che i sacramenti ci donano. Ecco perché la base, il filo d’oro del cammino di conversione è la vita sacramentale: i sacramenti – specie l’Eucaristia e la Confessione sono le sorgenti della grazia per la santità.
La vita cristiana che conduce alla santità è una via da percorrere, non consiste tanto in una legge da osservare, ma nella persona stessa di Gesù da incontrare, da accogliere, da seguire. Egli, infatti, ci dice: “Se qualcuno vuoi venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua” (Lc 9,23). Ci dice, cioè, che per giungere alla luce e alla gioia della risurrezione, alla vittoria della vita e dell’amore, anche noi dobbiamo prendere la croce ogni giorno e farne un’offerta a Dio. Che cosa significa farne un’offerta al Signore? Vuoi dire vivere le cose – liete o dolorose della vita – non da soli ma con Lui, per Lui, per amore suo, per entrare così nel mistero del suo amore per noi, un amore che non è fatto di parole 0 buoni sentimenti, ma di fatti, cioè del dono della sua vita terrena perché noi avessimo la vita dell’anima.
Come avviene in concreto questo seguire Gesù nei misteri della sua esistenza terrena? Come è possibile per noi entrare nel mondo invisibile di Dio, mondo che è più reale e concreto di tutto ciò che vediamo e tocchiamo? Mondo che non si vede ma del quale il mondo sensibile, forte e armato, sembra avere timore o sembra provare fastidio?
 
Innanzitutto, non finiremo di dire che il mondo invisibile della fede, della verità di Dio, della redenzione di Gesù sulla croce, del suo amore da sempre, della sua legge, della vita eterna e dell’immortalità dell’anima… rende l’uomo libero di una libertà che il mondo non conosce e che non può né avere né dare. Non è la libertà della forza, del prestigio e del successo, del denaro e del plauso degli uomini, del vigore degli anni e della bellezza…ma è la libertà di essere amati dall’Amore e di poter amare Dio e gli altri; di poter amare perfino noi stessi con limiti e difetti, anche quando siamo attraversato dalla più amara delusione di ciò che facciamo. E poi la libertà ci proviene dal sapere per grazia da dove veniamo e la meta che ci attende: questa consapevolezza ci permette di sapere per quale strada andare anche se a volte ne prendiamo altre: conoscere la direzione di marcia rassicura, impedisce lo smarrimento, consente di ritornare sulla via della vita che è sempre aperta se lo vogliamo.
Il cristiano gode della vera libertà: egli è disarmato in un mondo armato, ma è libero, e questo lo rende capace di giudicare ciò che è vero o falso, giusto o no, e lo dice sui tetti della terra con umiltà e convinzione. La Quaresima, con l’austero rito della imposizione delle ceneri, ci ricorda tutto questo, ci richiama alla nostra piccolezza e alla misericordia di Dio, ci invita a no scoraggiarci mai, che il Signore è Colui che non si stanca di attendere il nostro ritorno, non cessa di bussare con la delicatezza dell’amore e la costanza del padre alla porta del nostro cuore perché lo lasciamo entrare e così possa cenare con noi. Per questo il credente conosce la pace interiore; è colui che – come invita San Paolo – si rallegra perché il Signore è vicino. La fede spalanca l’orizzonte della vita, eleva ad una realtà più alta che non disprezza il presente, ma lo purifica e lo compie; dà il giusto peso agli affanni quotidiani, ai dolori come alle gioie umane; relativizza ogni cosa commisurandola all’eternità che ci attende. In questo condizione, il santo respira la pace anche dentro alle inevitabili croci. La pace cristiana non è assenza di difficoltà, e la gioia non è frutto di successi, ma del saperci amati dal Signore, da Lui sostenuti, da Lui riconciliati. Oh se conoscessimo questa pace dell’anima! Se gustassimo sempre questa gioia profonda e feconda!
Cari figli, è questo il tempo favorevole: non sprechiamolo. Digiunare – ricorda il Santo Padre – è non “divorare tutto per saziare la nostra ingordigia”; pregare è “dichiararci bisognosi della misericordia” di Dio; fare l’elemosina è uscire dall’ “illusione di assicurarci un futuro che non ci appartiene” (id). La Santa Vergine ci accompagni in questo tempo verso la luce della Pasqua.
 
Angelo Card. Bagnasco
Arcivescovo Metropolita di Genova