«“Riconoscere il Signore”. Lo sguardo della fede e dell’amore»

Omelia pronunciata a Rho nella S. Messa per il Giubileo per i 500 anni della Madonna della lacrimazione
23-04-2022

Santuario di Rho- Milano, 23.4.2022

Giubileo per i 500 anni della Madonna della lacrimazione

 

OMELIA

“Riconoscere il Signore”

Lo sguardo della fede e dell’amore

 

Cari Confratelli nel Sacerdozio

Cari Fratelli e Sorelle nel Signore

La Madonna Addolorata ci chiama ogni anno a questo appuntamento di fede e preghiera: i figli attorno alla Madre ricordando le parole di Gesù a Giovanni: “Ecco tua madre…ecco tuo figlio”, e l’Apostolo la prese con sé. Anche noi custodiamo la Madonna nella casa del nostro cuore, sapendo che, in verità, è lei ad aver cura di noi. La sua presenza tra le “cose” a noi più care e preziose è piena di amore filiale e nasce dalla fede. La fede sta al centro del brano evangelico appena ascoltato e dal quale, sotto lo sguardo di Maria, vogliamo lasciarci illuminare.

 

  1. “Io vado a pescare”

I discepoli sono smarriti, delusi, angosciati. Dopo la morte del Maestro non si sono più ripresi: che sarà di noi e della nostra vita? Il sogno è infranto! E’ Pietro che tenta la ripresa del suo lavoro e decide di andare a pescare. Ma non andrà solo: “veniamo anche noi con te”. Il punto per loro non è quello di fare qualcosa, ma di stare con Pietro che cerca di scuotersi, e attorno a lui ritrovare così una pallida eco di quanto avevano vissuto con  Gesù.

Cari Amici, l’essere umano non è fatto per stare solo: a volte può essere comodo perché stare insieme è impegno e anche fatica, ma ci fa bene. La Trinità Santa è comunione, è famiglia, e noi veniamo da quel Grembo!

L’iniziativa di tornare alla vita del mare parte bene, ma è sterile: “non presero nulla”. Non era Pietro un pescatore esperto? Il Vangelo rivela però che quando l’iniziativa parte da noi e non da Dio, è infruttuosa. Questo avviene anche nella nostra esistenza di Pastori e di fedeli laici. Possiamo lavorare molto, stancarci, forse avere successo, ma non siamo arricchiti nell’anima, e quindi è sterile ciò che facciamo: “Se il Signore non costruisce la casa, invano faticano i costruttori”. Il nostro agire come credenti e come Chiesa dev’ essere sempre un atto di obbedienza a Cristo, incontrato nella sua Parola, nella Tradizione autentica, nell’Eucaristia, nella preghiera, nella fraternità.

 

  1. “Gettate la rete dalla parte destra”

Il misterioso viandante sulla spiaggia chiede da mangiare, li provoca così a dar voce alla loro frustrazione: anche la pesca è un insuccesso. Ma perché non hanno  riconosciuto il Risorto? Perché, come i discepoli di Emmaus, essi erano ripiegati nel proprio sconforto, erano talmente presi da se stessi, dai loro tristi pensieri, forse dalle reciproche recriminazioni, da essere incapaci di vedere il Maestro. Sono talmente smarriti da fidarsi di uno sconosciuto che, con sicurezza, li incoraggiava a riprovare la pesca!

Quando siamo troppo presi dalle nostre delusioni, dai nostri programmi e idee, anche a noi può accadere di non riconoscere il Signore presente e vicino: i nostri occhi diventano incapaci di vederLo. Ma la fede non è solo credere in Dio, m è anche  vederlo con noi.

 

  1. “E’ il Signore!”

Giovanni per primo riconosce il Maestro: perché? Egli vede ciò che vedono gli altri, ma il suo amore per Gesù, il desiderio di Lui, la memoria del cuore, lo aiutano a riconoscere il Risorto prima di tutti. Sì, la fede fa nascere l’amore e l’amore fa crescere la fede. La  realtà è sempre più ricca e profonda di come appare, e Giovanni aveva la chiave per leggere oltre i segni visibili: attraverso le parole e i gesti dello sconosciuto, infatti, gli occhi della  fede alimentata dall’amore riconoscono il volto del Maestro, e il tuffo al cuore diventa parola: “E’ il Signore!”.

Perché non può accadere anche a noi? La comunità cristiana non deve inventare nulla, la lettura sociologica della vita, della Chiesa e del mondo, non deve prevalere sulla visione della fede. Dobbiamo, come Giovanni, avere il cuore caldo d’amore per riconoscere, nelle pieghe della storia nostra e universale, il volto amato di Cristo, il suo sorriso, l’eco delle sue parole, la sua mano che, sulla nostra spalla, ci incoraggia e ci guida verso il porto del Cielo.

 

  1. “Portate un po’ del pesce che avete pescato”

Tornati a riva, vedono il fuoco acceso e del pesce pronto: tuttavia Gesù chiede a loro di portare del pesce appena pescato. Perché? Il Maestro vuole che i discepoli siano parte della sua missione nel mondo: ecco la Chiesa, il suo Corpo Mistico, il vero significato dello stare insieme, di non essere protagonisti solitari del bene. La Chiesa si alimenta di quel silenzio che avvolge il piccolo gruppo: essi ritrovano se stessi attorno al Maestro, e d’ora in poi sarà sempre così fino alla fine del tempo: insieme a Lui e verso di Lui!

“Nessuno osava domandargli: chi sei?”: tutti sapevano ma nessuno parlava. E’ il silenzio di fronte al mistero che sovrasta, abbraccia, genera, esprime l’agire divino. La parola, in certi momenti, infrange l’intimità che l’ anima vive cuore e cuore. e che ora i discepoli vivono insieme come un cuor solo. Ecco la Chiesa: credere è un fatto personale, ma la fede è la fede apostolica che attraversa i secoli e i millenni. Quell’ intimità divina è la sorgente perenne della Chiesa che celebra l’Eucaristia; non è chiusura al mondo, ma è la condizione per essere nel mondo, per amarlo e servirlo veramente.

Senza la differenza cristiana, infatti, portiamo nel mondo noi stessi, i nostri pensieri, gusti, pretese: ma gli uomini non hanno bisogno di noi, ma di Lui, non cercano le nostre idee, ma la Sua parola che redime e salva: “Tu solo, Signore, hai parole di vita eterna”. Queste parole qui a Rho hanno preso la forma delle lacrime della Santa Vergine, lacrime di sangue. E’ come se lei ce le ripetesse piangendo, e in ginocchio ci pregasse di accoglierle per la nostra gioia presente e futura.

Sì, Gesù: “Tu hai parole di vita eterna”, Tu solo! E noi preghiamo la grande Madre affinché le deponga nella casa dei nostri cuori. Amen!

 

                                                         Card. Angelo Bagnasco

                                                   Arcivescovo Emerito di Genova