Resistere e insistere!

Omelia tenuta il 29 agosto nella S. Messa del mattino per la solennità di N.S. della Guardia
29-08-2014
Arcidiocesi di Genova
Santuario della Madonna della Guardia, 29.8.2014
OMELIA DEL MATTINO
‘Resistere e insistere’
Cari Fratelli e Sorelle,
Ci ritroviamo attorno alla cara effigie della Madonna della Guardia come i figli con la propria madre. Gli anniversari e le ricorrenze ricordano le cose che contano, rinnovano le relazioni, e ci si racconta la vita. Che cosa abbiamo da raccontarci oggi? Ognuno ha certamente qualcosa di bello e di triste da dire, perché la vita è fatta così: speranze e delusioni, nascite e morti, preoccupazioni risolte e nuove…E poi i nostri malati, i poveri. E i figli, patrimonio e sorriso, grazia e futuro non solo per i genitori ma per la società tutta.
1. Personalmente, vorrei testimoniare ciò che ho visto durante la Visita Pastorale della Diocesi, Visita che è durata circa sei anni. Spesso le cronache fanno pensare ad una società al tramonto. Anche in questi giorni, siamo letteralmente alluvionati da notizie che spaventano per la violenza e la barbarie: l’orrore circola nel mondo, dietro la porta accanto o lontano. Colpisce non solamente l’orrore, ma anche l’esibizione infamante dell’orrore. E sconcerta la pretesa di giustificarlo. Se poi pensiamo alla crudele persecuzione che tormenta e uccide tanti cristiani e altre minoranze religiose in Iraq, Nigeria, in diverse parti della Terra, allora la nostra coscienza deve ribellarsi. Dobbiamo ad una voce gridare che sono crimini contro l’umanità. Dobbiamo gridare che se dalla comunità internazionale non si leva univoca, chiara, forte e insistente, la condanna e la presa di distanza dalla inaccettabile vergogna, è un atto di viltà imperdonabile. Se le voce degli uomini è tremante e interessata, tutti ricordino che il tribunale della storia, ma soprattutto quello di Dio, comunque chiederà conto non ad una comunità anonima dietro cui trincerarsi, ma agli individui concreti colpevoli del silenzio. Non possiamo tacere davanti al progetto in atto di cancellare la presenza cristiana dalla Terra Santa come da altri luoghi. Sarebbe abbandonare non solo tanti fratelli che soffrono per la fede, ma anche sarebbe abbandonare l’umanità alla barbarie. La nostra parola di condanna e l’appello al rispetto dei diritti umani diventa preghiera accorata e testimonianza convinta. Per non abbandonarli, infatti, dobbiamo uscire dall’indifferenza, da una fede stanca e sofisticata; uscire allo scoperto con la gioia del Vangelo, anche se questo ci procurasse derisione e fastidi.
Il mondo sta impazzendo? Viene da chiedersi. Quale sarà il futuro? A questa inquietante domanda rispondo con ciò che ho visto nella Visita Pastorale. Ho visto la vita buona che brulica: ho visto la bontà dei volti e dei gesti, la sincerità umile della fede, la dedizione fino all’eroismo nelle famiglie, la dignità del poco che si ha e che si partecipa, l’affetto per la propria chiesa, il desiderio di avere un sacerdote – in una parola, ho visto i mille volti del bene e della bellezza. No, non siete soli uomini e donne che vivete con onestà e rigore; non siete soli voi che fate il vostro dovere; non siete sole famiglie che credete all’amore per sempre. Non siete soli giovani che bussate ansiosi alle porte del lavoro, e di una società che molto parla ma poco fa per voi; non siete soli voi anziani e malati, che una cultura dell’utile vorrebbe eliminare, perché considerati un peso sociale. Sì, il mondo non è un deserto violento e barbaro, il bene ancora fiorisce e vincerà.
2. E poi, vorrei dirvi un’altra parola che ho nel cuore; la vogliamo dire e deporre ai piedi di Maria. Vedo una lunga fila che cammina ogni giorno e bussa a tante porte: è una fila che cresce ogni giorno, che sembra sempre più appesantita da un comune fardello. Chi è mai? Sono coloro che perdono il lavoro, coloro che lo cercano, coloro che il lavoro non l’ha mai trovato: giovani e adulti accomunati dalla medesima angoscia. La crisi si sta prolungando anche se – così si sente dire – qualche segnale di ripresa sembra esserci. Ma – se così fosse e ce l’ auguriamo – la ricaduta occupazionale nella vita reale non si vede. La capacità di resistenza del nostro popolo è sorprendente, ma fino a quando? La folla che si affaccia ogni giorno alle nostre Parrocchie, ai Centri di ascolto, alle Caritas, alle Associazioni e gruppi di volontari, è come un’onda crescente. La Chiesa non si nasconde e, senza pubblicità sulle prime pagine, si muove per contribuire al bene della Città, innanzitutto della gente più indifesa. Consapevole della sua missione religiosa, e fedele ad un’antica tradizione di prossimità col mondo del lavoro, tiene rispettosi contatti con istituzioni, imprenditori, sindacati, perché ogni via si trovi, consapevole che solamente dentro a dei piani industriali organici e ampi ci può essere ripresa. Ben vengano partecipazioni da parti diverse, purché la testa e i piedi restino ben ancorati a casa. Se la Chiesa mantiene doverosi contatti con tutti, nessuno dimentichi che essa ha un legame con il popolo che nulla e nessuno potrà sciogliere, perché stare con la gente è la sua missione. Per questo le dà voce.
E ora, affidiamo alla Madonna il luogo simbolo di Genova: il porto. Esso ha bisogno di acqua, di terra e di sbocchi. Resistere e insistere! Il coraggio non manca e le vie si trovano.
A tutti voi, cari Amici, assicuro la mia preghiera di Padre e Pastore. L’Arcivescovo è con voi, i nostri Sacerdoti sono con voi. Ma, soprattutto, la Santa Vergine è con noi tutti, ci guarda e ci benedice.
Angelo Card. Bagnasco
Arcivescovo di Genova