Presentazione dell’ Anno Pastorale 2017-2018

Discorso di presentazione dell'Anno Pastorale tenuto in Cattedrale
16-10-2017
Arcidiocesi di Genova
Lunedì 16.10.2017
Presentazione dell’Anno Pastorale 2017.2018
Cattedrale di San Lorenzo
Cari Fratelli e Sorelle nel Signore
Con l’Eucaristia, fonte e culmine della vita cristiana, inizia il nuovo anno pastorale. Vorremmo che il nostro metterci in cammino fosse non un’iniziativa nostra, ma la risposta all’invito del Signore. Per questo, insieme agli organismi diocesani di partecipazione ecclesiale, abbiamo tracciato un programma mettendoci alla luce della Parola di Cristo, Pastore dei Pastori. Le nostre idee, discorsi, confronti – seppur generosi e lodevoli – sono sempre piccoli e insufficienti rispetto allo scopo, che è la missione della Chiesa, la salvezza delle anime.
1. Il Giubileo della Cattedrale
Com’è noto, nel 2018 ricorreranno i 900 anni della consacrazione della Cattedrale per mano di Papa Gelasio nel 1118. Da quel momento, la Basilica di san Lorenzo diventa l’unica cattedrale di Genova: sede della cattedra del Vescovo, Successore degli Apostoli, fondamento e principio visibile della Chiesa Particolare: la Cattedrale è madre e maestra di tutte le chiese della Diocesi. Andare ad essa, pregare per lei, ascoltare la sua parola, è segno di comunione spirituale e di unità pastorale del Popolo di Dio. Nella Cattedrale, quando il Vescovo celebra la divina Eucaristia insieme al suo Presbiterio, con la partecipazione della Comunità cristiana, si manifesta in modo unico il mistero della Chiesa: la luce del Risorto rifulge sul volto della sua Sposa.
2. Catechesi sul mistero della Chiesa
Per questa ragione, il programma di quest’anno verte sulla realtà della Chiesa per conoscerla meglio, per amarla di più, per servirla con generosità, per partecipare umilmente alla sua missione nella storia. La visita del Santo Padre Francesco è un motivo in più che va ad arricchire l’anniversario: egli, infatti, n quanto Vescovo di Roma e Successore di Pietro, è Pastore della Chiesa universale. Le catechesi predisposte riprendono l’insegnamento che ha lasciato a Genova, per approfondirlo e viverlo nelle nostre realtà. Al magistero papale, si aggiunge quello del Vescovo con lo scopo di parlare al suo Popolo.
3. Famiglia e scuola
In questo orizzonte di catechesi e preghiera, porteremo avanti anche due specifici fronti pastorali, messi a tema già negli anni precedenti, e sui quali il Consiglio Pastorale ha lavorato nell’anno che si conclude: la famiglia e la scuola. Non è necessario sottolineare l’importanza decisiva e quindi l’urgenza di intensificare l’impegno per queste due realtà: lasciare che la famiglia, chiesa domestica, si sfaldi significa tradire la gioventù, scardinare la società dai suoi fondamenti, condannare il popolo alla confusione e quindi metterlo in balia dei forti. Per superficialità o per calcolo, si vuole disumanizzare l’uomo, e noi non possiamo tacere e rimanere inerti. Forse ci sentiamo come il piccolo Davide di fronte a Golia, ma sappiamo che Dio aiuta i piccoli.
4. Organismi di partecipazione ecclesiale
Sempre nel quadro della Chiesa, quest’anno abbiamo invitato in modo speciale gli Organismi ecclesiali di partecipazione: i Consigli Pastorali Parrocchiali e Vicariali, i Consigli Parrocchiali per gli Affari Economici, la Consulta delle Aggregazioni Laicali. Perché questa particolare attenzione? Per dire a voi, cari Amici, che il Vescovo vi apprezza e vi ringrazia, vi esorta a continuare nella collaborazione umile e generosa con i Vostri Parroci. Noi non possiamo fare a meno di voi, non solo perché la realtà è sempre più complessa e noi siamo meno di numero, ma soprattutto perché ciò risponde alla natura stessa della Chiesa che è una Comunità viva e organica: è la casa dei figli di Dio, uguali in dignità e diversi per doni, funzioni e ministeri. Nella valorizzazione e nel rispetto di questa ricchezza, il Corpo ecclesiale vive cresce per il bene dell’umanità. Per questa ragione, ho deciso di visitare i 27 Vicariati della Diocesi per incontrare, insieme, gli Organismi di partecipazione.
5. La fatica ricorrente
Ma c’è anche un ulteriore motivo di questa santa convocazione: ai nostri giorni, ovunque cresce una certa fatica. E’ quella della vita complessa e complicata di tutti, laici, religiosi e preti. Questa fatica genera stanchezza e va a riflettersi sulle articolazioni della società e della Chiesa, per cui sembra che questi organismi, voluti dal Concilio, siano pesanti e a volte inefficaci. Le dinamiche interne non sempre sono fluide – lo sappiamo – gli obiettivi non sempre chiari, le risorse insufficienti, le risposte della comunità a volte lente o scarse. E allora può subentrare lo scoraggiamento, quasi un senso di frustrazione di fronte a sfide che sembrano insormontabili, impotenti davanti al muro di gomma che la cultura dominante e la vita moderna creano. La stessa fede può venir messa alla prova: perché il Signore non aiuta di più? Perché il Vangelo non incendia il mondo con la sua potenza? Perché la bellezza di Cristo non affascina tutti e non scioglie l’indifferenza diffusa? Perché Dio non s’impone con il suo amore? Che cosa possiamo fare noi, piccoli discepoli? Siamo forse – e questa è la tentazione più grande – siamo forse discepoli del nulla? La tentazione demoniaca è quella di arrendersi, di ritirarci nei nostri mondi individuali, perdere l’entusiasmo delle imprese ardue, pensare che sia finito il tempo degli ideali per cui sacrificarsi. Lo spirito del male vuole confinarci in quest’angolo, indurre ognuno a pensare solo a se stesso o ai suoi intimi, lasciando che ognuno s’arrangi. Vuole snervare il Vangelo, strappargli la dimensione soprannaturale, la forza della grazia, e farci pensare che siamo soli, abbandonati alle nostre forze. Vuole farci credere che – in fondo – non è necessario far conoscere il Signore Gesù, poiché basta che ognuno segua la sua coscienza.
L’inganno ha lo scopo di impedirci di guardare in alto, di gettare l’ancora in Dio e di prendere il largo con l’ostinazione della fede, sperando contro ogni speranza. Ha lo scopo di minimizzare il comando del Risorto: ‘Andate in tutto il mondo e predicate il mio Vangelo”. Tutto questo perché il maligno è roso dall’invidia per l’uomo redento da Cristo. Ma possiamo noi non voler partecipare la gioia del Vangelo? Possiamo non condividere il tesoro dell’amore di Dio? Saremmo i più meschini degli uomini! Anche per questa ragione, dopo il primo anno di tirocinio, continuerà la lodevole missione dei giovani ai giovani: la loro generosità continuerà a seminare i germi della fede, e la loro fantasia troverà nuove strade per rompere il quieto vivere che soffoca l’anima e intristisce la vita.
6. Che cosa fare?
Cari Amici, alla domanda – che cosa possiamo fare noi? – ricordate: la prima, fondamentale risposta è quella di far bene ciò che facciamo ogni giorno nelle nostre comunità e nella vita quotidiana: in famiglia, nel lavoro, nel tempo libero, in parrocchia. Ma non basta: è necessario vivere ogni atto e momento con la coscienza tutta nuova che ogni persona che incontriamo, ogni ambiente che frequentiamo forse ha bisogno di scoprire o di riscoprire Gesù. Con la coscienza che tutti abbiamo bisogno dell’aiuto degli altri nella battaglia della fede; quella fede che è vissuta da tantissimi fratelli che – anche in Europa – lottano per il Vangelo a rischio di continua discriminazione. Questa è la prima risposta alla domanda: che cosa possiamo fare? Comunità che ho visitato, e con le quali ho avuto la grazia di pregare ascoltando anche le loro testimonianze, nel recente passato hanno resistito alla violenza brutale, e oggi resistono al secolarismo che svuota l’anima e avvelena la vita. Usano l’arma della Messa e del rosario quotidiano: giovani e anziani, famiglie e persone sole!
Un’altra risposta è che dobbiamo non disperderci tra noi, dobbiamo essere più umili, aiutarci non solo all’interno delle vostre Parrocchie, ma anche tra le diverse Parrocchie. Vi chiedo di collaborare senza prevaricare, di partecipare senza accentrare, poiché l’unico centro è Cristo.
Grazie per essere qui e per essere nelle vostre comunità con i vostri sacerdoti: il Signore vi conosce per nome, vi benedice, e scrive ciò che fate nel libro della vita, l’unico che conta! Ora celebriamo la divina Eucaristia: sull’altare metteremo i nostri propositi, il cammino dell’anno, perché lo Spirito del Risorto tutto purifichi e fecondi per la salvezza delle anime.
Angelo Card. Bagnasco
Arcivescovo Metropolita di Genova