“Perché non siano soli”

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail
Arrivo delle Reliquie di San Giovanni Bosco in Cattedrale
17-10-2013
 Cattedrale San Lorenzo,
17 ottobre 2013
Cari Fratelli e sorelle nel Signore
giorno di festa e di grazia per la Famiglia Salesiana e per la Diocesi: la nostra Cattedrale ospita l’insigne reliquia di San Giovanni Bosco che la Chiesa prega come “padre e maestro dei giovani”.
Genova – che Don Bosco guardò dalle colline di Sampierdarena – si stringe con affetto e gratitudine ai Religiosi Salesiani, alle Suore Figlie di Maria Ausiliatrice e ai Cooperatori: la loro opera continua ad essere per tutti una riferimento pastorale ed educativo prezioso e riconosciuto.
1. La storia di ieri e di oggi
La storia di Don Bosco è una storia semplicemente straordinaria: così l’ha voluta il Signore in un tempo di particolari difficoltà sociali e culturali. Come sempre, la Divina Provvidenza ha guardato al bene dei più piccoli e poveri che, in quel momento, in Italia prendevano il volto dei bambini e dei giovani. Senza mezzi materiali e senza riferimenti spirituali, tutto sembrava una selva intricata dove la sopravvivenza era privilegio dei più forti e astuti.
Oggi le circostanze sono diverse. Le povertà cambiano vestito ma la loro virulenza resta: sono spesso le povertà che derivano dal benessere consumistico, dal mito del successo apparente, dal guadagno facile e furbo. Possiamo dire che il pericolo più grande, oggi, sia quello di vivere in una bolla di bugie che impediscono ai giovani il contatto con la realtà, confinandoli in un mondo virtuale che illude e delude. Ma – come Don Bosco – anche noi sappiamo che l’anima umana – e in special modo quella dei giovani – è inquieta, è sempre alla ricerca di qualcosa di grande e di nobile da cui lasciarsi affascinare e per cui vivere; che meriti il proprio sacrificio. Qualcosa di bello per cui spendere la vita. Qualcosa di vero però, che non sia falsità e illusione che promettono felicità ma seminano vuoto e noia: che spingono a fughe tristi e a volte mortali
Non è forse questo a cui guarderebbe oggi Don Bosco, suscitandogli quell’immensa simpatia del cuore che ha dato origine al suo metodo preventivo? Quella simpatia vera che i ragazzi cercano e sentono quando l’incontrano? Che stabilisce rapporti di fiducia e di corrispondenza, di attenzione e di impegno? I giovani non rifiutano a priori – come in altri tempi – il mondo degli adulti e le istituzioni. Al contrario li cercano, e pretendono giustamente che siano veri e coerenti, cioè affidabili: punti di riferimento che – nella amorevolezza dell’esserci e nello stare con loro – siano testimoni e maestri di ragione e di fede.
2. La sfida educativa
Com’è noto, i Vescovi italiani hanno dedicato il decennio alla sfida educativa: tra evangelizzazione e educazione non vi è distacco, poiché Gesù è la sorgente di un umanesimo autentico e plenario, e il Vangelo, nella storia, è lievito di civiltà e cultura. Cristo Signore ha portato al mondo la libertà dei figli di Dio: libertà, dono e compito immenso sempre e per tutti! In questo impegno ecclesiale, la figura di San Giovanni Bosco appare affascinante e sempre attuale.
Ringraziamo i suoi figli spirituali che ne tengono vivo il carisma, vivendolo ovunque nel mondo tra i ragazzi e i giovani: nella scuola, nei cortili, nelle strade, negli oratori, nelle chiese. E chiediamo a Don Bosco la grazia di essere santamente ostinati come lui nella via dell’educazione, di non arrenderci di fronte e nessuna difficoltà o delusione. Ci doni la fiducia e la perseveranza per accompagnare i ragazzi di oggi, per affiancarci a loro come Gesù sulla via di Emmaus si affiancò ai due discepoli smarriti e fuggiaschi. Ci doni il coraggio di un padre e di una madre per indicare la via ardua della verità umana e cristiana, del discepolato evangelico. Chiediamogli la grazia che essi sentano che noi li amiamo con umiltà e rispetto; che abbiamo qualcosa di bello da dire perché imparino, nella verità, a dialogare con la vita che li interpella implacabile ogni giorno, che li sollecita a tirar fuori da se stessi il meglio, a non avere paura del futuro. Chiediamogli di aiutarci ad aiutarli, perché non si sentano soli anche se ognuno è responsabile di sé. Il Signore è fedele, la Chiesa è casa; noi vogliamo essere affidabili. Ma anche la società deve fare molto di più perché i giovani non si sentano soli, tanto meno traditi. Deve riscoprire in fretta l’importanza dei legami, la verità dei valori, l’elogio dei limiti: essi sono una grazia perché ci spingono fuori di noi per chiedere aiuto agli altri e per donarlo a chi ha bisogno. Sono un dono che ci dice che non siamo autosufficienti, che non siamo il centro del mondo, ma che abbiamo bisogno di tutti.
Una società di individui ripiegati non è una comunità di vita, ma una massa ingiusta e violenta, dove ognuno – impaurito – si rintana nel branco. Don Bosco ha voluto che la società fosse famiglia, e per questo ha lavorato con tenacia perché in ogni ragazzo emergesse l’uomo, il cittadino, il cristiano, il santo. Sia così per tutti noi, cari Amici: egli ci ravvivi il fuoco interiore che lo ha spinto a mettere a soqquadro il suo tempo perché si accorgesse – ieri come oggi – che i bambini, i giovani, sono l’alba promessa di un giorno nuovo.
Cardinal Angelo Bagnasco