“Pastori fedeli e coraggiosi del gregge di Cristo”

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Omelia pronunciata a Sanremo nella S. Messa per il 150° della nascita di San Luigi Orione
21-06-2022

Sanremo 21.6.2022

150° della nascita di San Luigi Orione

OMELIA

“Pastori fedeli e coraggiosi del gregge di Cristo”

Eccellenza Carissima,

Cari Fratelli nel sacerdozio e Religiosi di Don Orione

Distinte Autorità

Cari Fratelli e Sorelle nel Signore

Sono molto lieto d’essere qui per la divina Eucaristia, cuore pulsante della Chiesa e della vita cristiana, sotto lo sguardo di San Luigi Orione nell’anniversario dei 150 anni della sua nascita. Ringrazio Mons. Vescovo, Confratello ed Amico, insieme alla Comunità Orionina, per il cordiale invito qui a Sanremo dove Don Luigi ha reso l’anima a Dio.

Celebrare i Santi non è una decorazione della vita credente, ma corrisponde al cuore dell’essere umano che ha bisogno di sentirsi in famiglia, guardato con amore, sostenuto nel pellegrinaggio terreno da coloro che lo hanno preceduto. In una parola, ha bisogno di sentire che non è  un “caso” spaesato nell’immenso universo, ma è dentro ad una storia che, come un grande fiume, scorre verso il Cielo. San Luigi Orione è, nel firmamento della fede, una stella polare non solo per la sua Comunità religiosa, ma anche per la Chiesa intera. Ogni Santo è unico nella sua storia e nella sua umanità, ma tutti sono della medesima pasta, quella della fede e dell’amore.

Oggi, si parla d’amore in ogni ambito: società, cultura, fede. Questo è importante, giusto e bello, poiché  sappiamo che amare ed essere amati fa parte della nostra natura, misura noi stessi, segna lo spessore della nostra umanità. Ma il problema, oggi, è sapere cos’è l’amore, poiché – nel relativismo generale, nella confusione che ne consegue e nei comportamenti più opposti – è facile che si dicano cose diverse usando  le medesime parole, creando così incomunicabilità. Le letture ascoltate ci aiutano per la vita spirituale e la vita di carità di cui San Luigi fu campione.

  1. “Vegliate su di voi e su tutto il gregge”

L’invito accorato di Paolo si indirizza innanzitutto a noi Pastori, ma anche ogni cristiano deve vegliare su se stesso, e umilmente deve aiutare gli altri a non deviare dalla vera fede sapendo che Gesù – a chi gli chiedeva come fare per compiere le opere di Dio – rispose che l’opera di Dio è credere nel Figlio che il Padre ha mandato.

Ma cosa significa vegliare? Significa stare desti per cogliere i segni dell’alba tra le oscurità della notte, vuol dire resistere al sonno e alla fatica per riconoscere i bagliori del nuovo giorno, indicare la Luce che a volte sembra essere sopraffatta. Ma  chiede anche di indicare le tenebre che vogliono ingannare i cuori. Per questo, tacere l’errore come tacere la verità, non è essere pastori secondo il cuore di Dio. Non possiamo, però, vegliare sul gregge se non vegliamo su noi stessi, sui cancelli del nostro modo di pensare e di agire, sui cancelli del nostro cuore, cioè sui nostri affetti. Siamo noi Pastori, prima degli altri, a dover essere attenti e astuti affinché le ombre non invadano le nostre anime.

  1. “Sorgeranno lupi rapaci”

San Paolo, senza giri di parole, dice che dopo la sua partenza arriveranno “lupi rapaci” che non risparmieranno il gregge. Nella storia della Cristianità, in un modo o nell’altro, ciò è accaduto, e il segno è sempre stata la divisione della comunità, a volte in modo traumatico con eresie e scismi, altre volte in modo meno appariscente, con un diffuso malessere, gruppi ideologici,  e contrapposizioni di sensibilità, visioni, preferenze, prassi.

Le diversità sono legittime e anche utili se rimangono nella verità della stessa fede e non impediscono l’armonia dei cuori. Anche in questa prospettiva, la fede di Don Orione, la sua personalità e la sua storia, il suo amore incondizionato alla Chiesa, ai Vescovi e al Papa, ci sono di richiamo e di sicuro orientamento.

Ma, ci chiediamo, se la divisione è segno del maligno, qual è la sua strategia? L’Apostolo ci indica la via maestra dello spirito di menzogna: la menzogna! “Sorgeranno alcuni a insegnare dottrine perverse per attirare discepoli dietro di sé”.  Ecco la porta d’ingresso del male: presentare come vero ciò che non è, travestirlo col sembiante del bene: la forza della seduzione può essere il comodo, l’utile, la novità, il progresso, l’organizzazione, perfino un’ascesi presentata come più consona all’uomo moderno. Vediamo che ciò che è mediocre può essere comodo ma non affascina i giovani, e comunque, le buone intenzioni non rendono giusto un contenuto di per sé sbagliato. Ecco perché la corruzione dell’intelligenza è più preoccupante della corruzione morale: questa ha a che fare con la debolezza umana, quella tocca la verità che è il fondamento dell’agire responsabile.

San Paolo fa un passo oltre quando ricorda che “perfino in mezzo a voi sorgeranno” dei falsi profeti! Perfino tra noi pastori! Le parole sono forti, sono da prendere sul serio, ma non dobbiamo avere paura; piuttosto dobbiamo vivere umili come San Luigi Orione che univa in sé umiltà, forza, coraggio, nell’abbraccio della fede e dell’amore a Gesù e alla Chiesa.

  1. “Ogni volta che avete fatto queste cose … l’avete fatto a me”

Il brano evangelico parla del giudizio di Dio, cioè del momento supremo della verità di ciò che siamo, e questo emergerà specchiandoci nella Luce infinita di Dio. Come comporre giustizia e misericordia, lo sa solo Dio e nessuno sulla terra. E’ bello e apre alla fiducia stare al nostro posto rispettando quanto Gesù ci ha detto e la santa Chiesa ci insegna con autorità. Solo Lui, infatti, vede i cuori: a Dio dobbiamo lasciare il pascolo delle anime, a noi tocca la fedeltà e la generosità del lavoro apostolico, così come fa il seminatore che fatica tutto il giorno nel campo e poi, giunto a sera, va a dormire sereno perché il seme ha i suoi tempi e le sue vie.

“Aggiustare” le verità che contano, a volte significa voler ingannare, a volte voler andare incontro; comunque, se ci pensiamo, poco o tanto ci si sostituisce a Cristo che è la verità e che consoce i cuori. Anche qui emerge la linearità di Don Orione, che univa la verità e l’amore sapendo che il giudizio ultimo è del Signore.

Nelle parole di Gesù – “l’avete fatto a me”-  sembra che sia ripreso e confermato il mistero della ascensione al cielo, quando il Risorto scompare agli occhi della carne per apparire allo sguardo della fede. Egli  provoca i suoi ad aprire gli occhi interiori, e imparare a vederLo nei nascondigli che Egli abiterà fino alla fine del tempo. Tra questi nascondigli, vi sono i bisognosi nello spirito e nel corpo.

Perché il Signore dice queste parole: “l’avete fatto a me”? Non si potrebbe intendere che il cristianesimo, in fono, consiste nel fare del bene? Nella luce della croce di Cristo, però, non sappiamo che il cristiano non è solo una brava persona, ma è un redento! Con queste parole,  dunque, Gesù ci ricorda che il bene è bene, ma vuole che i suoi discepoli, nel volto dell’uomo, riconoscano il suo Volto, così che ogni atto di carità  non sia solo un atto morale, ma soprattutto un atto religioso e “cristico”, che continua l’opera della salvezza.

Cari Amici, la figura di San Luigi Orione è illuminata dalla Parola di Dio e ne è un commento. Guardando le sue fotografie, lo si vede ordinato e dimesso, un prete normale che non si dà arie pur facendo cose ardite; che sa stare al mondo perché sta con Dio. Oggi domina l’immagine e la notizia, in lui la sostanza: le immagini si spengono presto, lui è scritto nel futuro, e per lui siamo qui dopo 150 anni. La Madonna della Guardia, alla quale Don Luigi era devotissimo,  ci aiuti a  guardarlo con gratitudine, a pregarlo con fiducia, a imitarlo con umiltà generosa e tenace.

Card. Angelo Bagnasco

Arcivescovo emerito di Genova