“Pastori di unità”

Omelia pronunciata in Cattedrale nella S. Messa di Pentecoste con le ordinazioni presbiterali
20-05-2018
Arcidiocesi di Genova
Solennità di Pentecoste, 20.5.2018
Ordinazioni Sacerdotali
OMELIA
Pastori di unità
Cari Confratelli nellEpiscopato, nel Sacerdozio e nel Diaconato
Cari Fratelli e Sorelle nel Signore
Un’onda di letizia invade i nostri animi e la Chiesa che è in Genova per l’ordinazione sacerdotale di due nostri giovani. La letizia è accompagnata dalla lode a Cristo, che continua a chiamare nuovi pastori. Quando incontriamo dei giovani che prendono la propria vita, tutto di sé, e la depongono nelle mani di Dio per sempre, una vibrazione attraversa l’anima, diventa commozione, sentiamo che accade qualcosa di decisivo e di grande che aiuta il mondo. Soprattutto oggi.
1. Cari Davide e Francesco, vi guardiamo con affetto: il Presbiterio di Genova vi abbraccia. Ciò che ci unisce in un corpo solo non sono motivi umani, visioni o preferenze comuni, simpatie naturali; tutto ci può stare, ma non è il fondamento. La comunione presbiterale è di ordine superiore, nasce dalla sacra Ordinazione che ci configura in modo unico a Cristo Sacerdote, Maestro e Pastore. Tra i compiti, vi è quello di essere ministri di unità, un’unità che non nasce innanzitutto dalla necessità di un ordine nelle cose, ma dalla configurazione a Cristo, Figlio di Dio in intima comunione con il Padre nell’abbraccio dello Spirito: dove c’è veramente Dio, dunque, c’è comunione, dove non c’è Dio c’è l’io, e quindi la divisione. Le parole possono essere solenni, gli ideali dichiarati nobili, ma quando c’è l’io del protagonismo, della presunzione, tutto è inquinato, e presto rivela il suo volto disgregante e triste. Chi porta avanti se stesso è infelice anche se supponente, anche se riesce a suggestionare per affermare se stesso. Tutti siamo esposti a questa insidia – Pastori e laici – , insidia che già serpeggiava nel collegio apostolico: ‘chi è il più grande tra noi?’.
Voi, giovani Sacerdoti, avete il compito della comunione e dell’unità, e ciò è proprio il mistero che la Liturgia oggi celebra, la Pentecoste. Ma cosa vuol dire in concreto?
2. Innanzitutto, dovrete coltivare l’unità dentro di voi, dovrete lottare perché la vostra anima non diventi un mercato aperto a tutti e a tutto. Un primo modo per custodirvi è governare i cancelli del cuore, rimanere liberi, cioè capaci di accorgervi dei movimenti della vostra anima, di reagire alla dispersione interiore, di strappare momenti e tempi di deserto per cercare il volto di Dio, per tacere davanti a Lui, per stare cuore a cuore con l’Amore infinito. Non pensate che questo sia tempo sottratto alla pastorale: esso è la prima forma di pastorale. Davanti al Signore, i grandi Pastori della storia hanno portato le anime a loro affidate, sapendo che il Protagonista della salvezza è Cristo. Inoltre, la serena coltivazione di voi stessi – nello spirito e nel corpo – è un modo di volervi bene e di voler bene alla gente: anche questa è volontà di Dio.
3. Inoltre, dovrete coltivare la comunione nel Presbiterio, la vostra casa, con i vostri Confratelli e il Vescovo. Incontrarvi con loro non è pleonastico e facoltativo, un di più se c’è tempo e voglia, se si fanno cose che interessano i vostri gusti, idee, metodi; è qualcosa che vi è necessario come l’aria, e la storia lo dice. Certamente, non sarà sempre facile, chiederà impegno e fatica, come l’amore in famiglia che ha sempre bisogno di ricupero, di perdono, di riconciliazione, di fedeltà. L’esempio è Gesù con i suoi Apostoli: anche Lui ha provato fatiche, delusione e tradimenti, ma ci ha insegnato la pazienza, la fiducia, la perseveranza. In certi momenti, avrebbe potuto ripudiare i suoi e ricominciare con altri, invece ha continuato con loro, così come continua con ciascuno di noi.
Il Presbiterio vi darà molto, più di quello che ora forse non pensate, ma non dovrete calcolare tra il vostro dare e il vostro prendere, bensì dovrete pensare solo a donare voi stessi ai Confratelli: ciò che siete, un po’ del vostro tempo, del vostro cuore, del vostro giovanile entusiasmo. E allora toccherete con mano la ricchezza dello stare insieme.
4. Infine, sarete i ministri della comunione nelle comunità dove andrete in obbedienza al Vescovo. Quella porzione del gregge di Cristo sarà affidata a voi, ma non sarà vostra: rimarrà di Dio, e Lui dovrete indicare, verso Lui accompagnare nella verità senza fargli da schermo, senza riduzioni, senza deformare la fede dei padri, dei santi e dei martiri, senza la ricerca di consensi personali, di plausi mondani. Sapendo che nella verità di Gesù – della sua persona e del suo pensiero – le persone scopriranno di essere preziose e amate da Dio, vedranno la loro dignità, i criteri morali per non perdere la strada, gioendo per la bellezza della vita cristiana, per il fascino dell’eroismo possibile con la grazia: ‘nulla è impossibile a Dio’!
Sarete pastori della comunità credente, ma non sarà scontato: vi sarà chiesta la vita. Ma attenzione: voi dovete diventare un dono per gli altri senza prosciugare voi stessi, senza avvitarvi con pensieri cupi. Siate solari con chi continuerà a guidare la vostra anima, e nella famiglia del Presbiterio. Il mondo predica in modo ossessionato che ognuno vale per quanto è forte, capace, efficiente, di successo…e questo schema può insinuarsi in tutti. È demoniaco, perché divide non solo la società in tipologie false, ma anche l’individuo in se stesso, creando stati d’animo infondati. Il Signore ha scelto di lavorare con la pasta di ciascuno di noi: chi è all’altezza del compito? Possiamo discutere o rattristarci?
Stare tra i conflitti che dividono per futili motivi, favorire la riconciliazione e il perdono, ampliare l’orizzonte, radicare la carità in Gesù e non in noi, servire senza servirsi di chi ha bisogno, confidare non nelle organizzazioni o capacità ma nella forza dello Spirito…tutto questo chiederà a voi la fedeltà e la pazienza dell’amore, virtù che nascono dalla fede nutrita dall’intimità con Cristo e dall’amicizia con i Confratelli.
Cari Ordinandi, la Madonna – Regina di Genova – vi guarda dall’antico altare della Cattedrale, dal Santuario della Guardia. Non temete mai! Alla sera di ogni vostra giornata guardate a Lei, deponete in Lei il vostro cuore di uomini e di Pastori, tutto diventerà fecondo per voi, per le anime, per la Chiesa. E sarete sereni!
 Angelo card. Bagnasco
 Arcivescovo Metropolita di Genova