«“Non possiamo tacere”. Il dono e la responsabilità della fede»

Omelia pronunciata a Rho nella S. Messa per il Giubileo per i 500 anni della Madonna della lacrimazione
24-04-2022

Rho, Milano, 24.4.2022

Giubileo per i 500 anni della Madonna della lacrimazione

 

OMELIA

“Non possiamo tacere”

Il dono e la responsabilità della fede

 

Cari Fratelli e Sorelle nel Signore

Sono grato alla Comunità degli Oblati Missionari per il fraterno invito a partecipare alla solennità della Madonna Addolorata, la cui immagine – 500 anni fa – ha pianto con lacrime di sangue. La Santa vergine, come testimonia anche la storia della Cristianità, è Madre di Dio e nostra: con segni e prodigi spesso svela la sua vicinanza materna, e richiama l’umanità all’amore redentore di Gesù. Il suo pianto ricorda quello sotto la croce, e lungo i secoli continua poiché l’Amore non è amato. Non è forse questo il significato del prodigio antico e sempre attuale? E non è forse questo lo straziante richiamo della Madre ai suoi figli?

 

  1. “In nessun altro c’è salvezza”

Pensiamo ancora ad amare Dio, pensiamo ancora al suo’amore per noi fino a donarci il Figlio? Sembra, a volte, che siano cose passate, adatte a generazioni non moderne, e che oggi si debba parlare di altro anche nella fede e nella vita cristiana. Ma l’apostolo Paolo ci esorta: “nessuno faccia di voi preda con la filosofia e vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo”!

I problemi della terra sono molti e gravi, tanto che sembra non ci sia più posto per il Cielo, e che Dio sia confinato in qualche angolo della vita pubblica.

Anche nella vita personale sembra che Dio debba attendere che noi abbiamo tempo per Lui, per stare un po’ con noi che siamo occupati dalle cose “concrete”. Ma cos’è concreto? Le cose materiali hanno certamente una loro consistenza, ma veramente concreto è ciò che non passa, ciò che resta oltre la grande porta del tempo. Concreta non è forse la divina misericordia,  che oggi la Liturgia celebra e che sgorga dal cuore trafitto di Cristo?

Quanto più Dio viene esiliato dal mondo e dalla nostra esistenza, tanto più l’umanità scompare e la nostra vita inaridisce. Senza Gesù, la verità è sostituita dal dialogo, la libertà diventa una pura scelta soggettiva, gli uomini sono considerati sempre meno persone in relazione con gli altri, e sempre più individui senza legami, che vogliono bastare a se stessi,  e quindi isolati e deboli, alla facile mercé di pochi.

 

  1. “Noi non possiamo tacere”

Ecco perché i credenti non possono tacere; essi sono chiamati a dire sui tetti del mondo la  gioia della fede ricevuta in dono. La fede non è solo per noi, ci fa suoi araldi in ogni ambiente e situazione: essa non è una decorazione per certe occasioni, perché Cristo tocca l’ intero orizzonte  dell’esistenza umana. La comunità cristiana è in permanente debito della propria fede, ed è questo il più grande atto d’amore per il mondo.

L’uomo moderno è preso da molte cose, ma porta nel profondo del cuore una domanda drammatica: Chi sono io? Che sarà di me oltre l’orizzonte visibile? Il nulla o il compimento? Il buio o la luce? Per questo non possiamo tacere e ritirarci nel silenzio scoraggiato o pauroso.

Non dobbiamo dimenticare che, nel mondo contemporaneo, la ricerca prevalente non è di  secolarizzazione, ma di Dio! La cultura diffusa vuole che non parliamo, affinché si creda che non abbiamo più nulla da dire; ma così non è, poiché Cristo è Parola di verità e di vita. Egli sa che cosa c’è nel cuore di ogni uomo. Lui solo lo sa!

 

 

 

  1. “Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto”

Possiamo dire che ringraziamo Tommaso perché incredulo, perché ha voluto toccare e vedere il corpo piagato di Gesù risorto. E il Risorto lo ha assecondato! Solo per Tommaso? No, anche per noi! Attraverso i millenni, infatti, l’incredulità dell’Apostolo sarebbe diventata un segno per la nostra fede.

Ma siamo grati a Tommaso anche perché ha indotto Gesù a dirci la nostra beatitudine: “beati coloro che non hanno visto e hanno creduto!”. In queste parole ci siamo tutti noi! La fede è dono dello Spirito che si serve non solo degli impulsi interiori, ma anche della storia millenaria, di generazione in generazione. Cari Amici, se alziamo gli occhi e guardiamo lontano, vedremo   una moltitudine immensa che cammina nel tempo; una moltitudine non di anime solitarie, ma un popolo che porta i propri pesi; che non è schiacciato dal peccato, ma chiede  ogni giorno la misericordia divina nel sacramento della riconciliazione; che si nutre del Pane della vita, che partecipa al Sacrificio di Gesù, offerta di sé al Padre nel bacio dello Spirito. E’ un popolo che porta il sigillo del sangue dell’Agnello, e che, nonostante le ombre, è segnato dalla santità e dal martirio per la fedeltà a Cristo. La sua è una storia di carità operosa, di preghiera e di ascesi, di cultura e di civiltà nella Luce del Verbo. Di questa storia dobbiamo essere umilmente fieri, e in ginocchio ringraziare Dio.

 

  1. La bellezza dell’avventura cristiana

Cari Fratelli e Sorelle, cari Amici, quale dono la fede! Quale responsabilità verso il mondo! Quale bellezza l’’avventura cristiana! Non abbiamo il diritto di perdere la fiducia, di cadere nello sconforto: il mondo è di Dio, e Dio è Padre, l’umanità è redenta dalla grazia di Cristo, e lo Spirito soffia invisibile nel segreto dei cuori.

Per questo alla domanda inquietante di Gesù – “Quando il Figlio dell’uomo tornerà sulla terra, troverà ancora la fede?” – la risposta è “SI’”! Cristo glorioso troverà la fede! Anche nel nostro stanco Occidente, infatti, cresce il bisogno di Dio nonostante tutto. Il futuro è il Vangelo; il nuovo che avanza è il credente non perché si crede migliore, ma perché si riconosce graziato; è la comunità cristiana, anche se si pensa il contrario. Non lasciamoci ingannare: dietro la presunzione vi è l’insicurezza, dietro l’arroganza vi è la paura, dietro all’indifferenza vi è il desiderio di un mondo nuovo, dietro all’ allegria ostentata vi è l’angoscia, vi è la speranza di incontrare il vero sole che illumina e che scalda il cuore. Potremmo noi tacere? Se noi taceremo, grideranno le pietre! La Santa Vergine ha pianto lacrime di sangue perché l’Amore non è amato: facciamo in modo che questo non accada mai più.

 

                                                           Card. Angelo Bagnasco

                                                    Arcivescovo Emerito di Genova