Non naturalizzare il Vangelo

Omelia pronunciata in Cattedrale nella S. Messa delle Palme
09-04-2017
 Arcidiocesi di Genova
Domenica delle Palme, 9.4.2017
OMELIA
‘Non naturalizzare il Vangelo’
 
Cari Fratelli e Sorelle
 
Inizia la settimana santa, centro dell’anno liturgico. Perché è importante a tal punto da essere il cuore della nostra fede? Tanto che, senza, il cristianesimo non sarebbe più se stesso e noi saremmo i più infelici degli uomini?
 
La risposta deve essere essenziale: possiamo dire che, senza il mistero pasquale, il cristianesimo diventerebbe una ‘religione civile’, cioè ma una ideologia, magari buona, ma non più fede. Ha visto bene una ragazza, convertita dall’ateismo marxista all’inizio del secolo scorso, Madeilen ne Delbrel, quando vedeva il pericolo di mettere il Vangelo di Gesù ‘alla pari con la moda del giorno, come se Dio non fosse alla moda di tutti i giorni, come se si potesse ritoccare Dio’! E di seguito precisava che la forma di questo pericolo era quella di ‘naturalizzare il Vangelo’, cioè di togliere al Vangelo la dimensione soprannaturale, e ridurlo solo a buon senso umano, ad un galateo di buone maniere, codice di virtù civili per vivere senza dilaniarsi a vicenda. In sostanza, vedeva il rischio di Dio senza Cristo e di un cristianesimo senza Cristo, senza la verità di Cristo.
Non è forse questa , almeno in parte, la situazione attuale? Prendere il Vangelo senza esserne presi, dirci cristiani ma selezionando la fede, con la scusa di aggiornarla, di renderla più adatta ai modi di pensare, più conforme ai costumi del mondo d’oggi? Anche noi – come il popolo osannante di Gerusalemme – possiamo accogliere Gesù ma rifiutare la verità di Gesù? La sua persona fatta d’amore ci conforta, ma la sua verità esigente ci disturba. E allora diventa grande la tentazione di accodarci al coro, prima quello della gloria poi quello del ‘crucifige’. Accade così che si tende a dimenticare, a tacere la divinità di Cristo, la sua opera di redenzione, la sua umile regalità, per meglio tacere le esigenze alte del suo amore, e così lasciare il posto ad alcune esortazioni che la mentalità del mondo applaude. Questo significa ‘naturalizzare’ il Vangelo, svuotare il mistero di Cristo salvatore, che ricrea l’uomo dalle macerie del peccato.
Oggi si vive una specie di invasione, l’invasione di verità diminuite. Sono come frecce il cui movimento è stato invertito: sviano l’uomo dal suo centro e lo riconducono verso se stesso. Lo distolgono dalla verità di Cristo, della vita eterna, oscurano le implicazioni etiche della fede – come se Dio non toccasse l’intero orizzonte dell’esistenza -, oscurano la verità del nuovo mondo che non è rigenerato dalle buone maniere – ce ne fossero! – ma dalla Croce. Senza la grazia, la vita cristiana viene ridotta a un ingannevole e disperante volontarismo.
Anche la carità fraterna, il servizio, se non nasce dall’amore di Dio, si stacca dalla sorgente e si secca: l’amore degli altri non ha stabili radici nella terra ma nel cielo. Per questo motivo, oscurare il cielo significa non riuscire più a vedere la terra, e – non appena si esaurisce l’alone cristiano – gli altri diventano alieni. 
Cari Amici, vi prego, meditiamo sulla nostra fede: è questo il tempo migliore. Davanti agli ultimi giorni della vita terrena di Gesù, è più facile riprendere in mano la fede ed esporla alla luce della Pasqua. Il suo mistero ci parla di Dio Creatore e Padre, del Figlio offerto come sacrificio d’amore, ci dona la vita divina, rivela la nostra originaria bellezza, perché fa vedere le esigenze alte dell’amore. Ci permette di vivere con i piedi ancorati sulla terra, ma con lo sguardo fisso nella  verità.
 Angelo Card. Bagnasco
                                                                           Arcivescovo Metropolita di Genova