Non abbiate paura

Omelia pronunciata in Cattedrale nella S. Messa della Notte di Natale
24-12-2015
Arcidiocesi di Genova
Santo Natale, 25.12.2015
OMELIA della NOTTE
‘Non abbiate paura’
‘Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia (…) è nato per voi il Salvatore’
1. Non temete! La parola degli angeli vola attraverso i millenni fino a noi, e in questa santa notte ripete l’invito che ogni cuore desidera, cerca e attende: ‘Non temere’! E noi, semplici messaggeri del divino, facciamo nostro quell’annuncio che viene dal cielo e che illumina le molte notti del mondo: la nostra voce è debole, ma fa eco a quella dei secoli. O voi tutti, uomini che ci ascoltate, non temete, la nostra gioia è grande, è la più grande di tutte!
Come vorremmo che la nostra povera voce – prestata all’annuncio che salva – corresse per ogni dove della nostra città, per le piazze, le strade, i vicoli. Come vorremmo che raggiungesse ogni casa, illuminasse ogni ambiente, scaldasse ogni gelo, sciogliesse ogni rigidità, colmasse ogni distanza, lenisse dolori e rinnovasse speranza! Come vorremmo che sprigionasse fiducia in noi stessi, generasse forza per guardare avanti e costruire futuro. ‘Non temete’!
2. Quanti timori oggi affliggono il mondo! Quante paure nascoste, vecchie e nuove! Ce la farò a costruire la vita? Pensano i giovani. Dove sta andando questo povero mondo spaesato e incerto? Siamo ancora qualcuno o siamo assimilati alle cose? Valgo per quanto produco e sono efficiente? E che cosa sarà di noi, anziani? E per noi famiglie, c’è ancora un posto degno della nostra missione? Oppure la nostra è la società dei forti e dei furbi? Vale ancora essere seri onesti, oppure solo il prestigio, il successo, la ricchezza contano? Esiste il bene e il male, il vero e il falso, oppure ognuno è condannato ad essere legge e norma a se stesso? E’ possibile ancora sentirsi lieti di appartenere ad un popolo, ad una storia di fede e di cultura, o bisogna vergognarsi? Si può credere e lottare per una vita di serenità e di pace, libera dal terrore e dalla violenza?
3. In questa notte, cari amici, lasciamo che le domande profonde salgano al nostro cuore, non dobbiamo averne paura. Esse danno voce al desiderio di una vita nuova in noi, in famiglia, nel vivere sociale, nella comunità ecclesiale. Esse trovano in Gesù la risposta non astratta ma concreta come è concreto il presepe che facciamo nelle nostre case. Sì, concreta come sono concreti i pastori che vanno verso la grotta con i doni da deporre, ma anche con il loro fardello di dignità e fatica, di gioie e dolori. Davanti a Lui, piccolo e fragile Re dei re, Signore della Storia e dell’universo, ognuno è invitato ad andare con ciò che è: lì – nel presepe- ognuno trova il suo posto. Che importa dove siamo nel presepe? Ciò che importa è esserci, è far parte di quel quadro di poesia che addolcisce, di amore che sana le ferite e ristora la vita. Non è forse questa la misericordia che è il cuore di Dio, e che il volto di Gesù manifesta?
4. Se quel Bambino non fosse mai nato noi saremmo terribilmente deboli e soli, senza speranza, impotenti nel portare i pesi quotidiani. E allora, perché abbiamo tante resistenze verso di Lui? Perché non lasciarci andare? Com’è difficile lasciarsi amare anche se lo desideriamo più dell’aria! Perché mai è tanto difficile lasciarci amare? Perché è uscire da noi e consegnarci all’ amore! Ma gli angeli ripetono ai pastori di ieri e di oggi: ‘non temete!’. E noi non vogliamo più temere: temere che Dio ci porti via noi stessi; temere che ci tolga la libertà; temere che ci voglia infelici; temere che tradisca la nostra fiducia. Può essere inaffidabile un Dio che attraversa l’infinito per venirci accanto? Che si riveste della nostra umanità per condividere tutto di noi? Che gioca la sua vita di carne per darci la sua vita di cielo? No, Dio non ci tradisce, ci possiamo fidare totalmente a Lui che si fa tenero come un bimbo per non spaventarci.
Cari Amici, mentre contempliamo il presepe, il nostro sguardo si volge a Maria: sia lei ad accompagnarci verso la grotta e a presentarci a Gesù che, con le braccia spalancate, ci invita nel suo tenerissimo abbraccio.
Angelo Card. Bagnasco
Arcivescovo di Genova