Meditazione a conclusione della Via Crucis cittadina

22-02-2013
Genova, Chiesa di Nostra Signora della Consolazione e S.Vincenzo Martire,
22 febbraio 2013
La via della croce è giunta al termine. La grande pietra è rotolata sul sepolcro di Cristo e tutto cade nel buio e nel silenzio. Tutto è compiuto: la vicenda terrena di Gesù appare finita e sepolta nella fredda terra. Per sempre! “Noi speravamo” diranno i due discepoli sulla via di Emmaus, esprimendo così la loro bruciante delusione. Con il loro Maestro, è finita nella tomba la speranza di un mondo nuovo, del riscatto dal male morale da cui ogni uomo è sfregiato; il desiderio di essere salvati dal non senso davanti alla fugacità dei giorni. E’ morta, con Cristo, la possibilità di scivolar via dal buio del male e del nulla oltre la porta del tempo.
Non sono forse queste le domande fondamentali di ogni uomo? Domande la cui voce può essere affievolita da rumori assordanti e soddisfazioni effimere, ma non potranno mai essere uccise?. Domande che erano presenti nell’anima dei viandanti verso Emmaus, e sulle quali Gesù un giorno aveva gettato la luce calda della speranza? E ora? Tutto sembra finito, dolorosamente dissolto come un sogno bello ma crudele perché, sulla croce, agli occhi del mondo, si è rivelato vuoto.
La vita di ognuno ha somiglianze con il momento triste dei due discepoli. Essi in realtà non hanno una meta vera, un motivo per raggiungere Emmaus: vogliono solo fuggire, allontanarsi da Gerusalemme dove tutto ricorda Lui, le sue parole, la forza della sua presenza, il calore della sua voce, il fascino del suo sguardo. Mostrano così di non aver compreso il mistero della croce, di essere ancora lontani dalla fede. Ci vorrà il Signore Risorto a prenderli per mano e, con divina pazienza, guidarli nella via della fede, quella che scorge sul patibolo del Calvario la sorgente della salvezza, il trono della gloria, l’inizio di un mondo nuovo, l’alba del giorno senza fine. Sì, ci vorrà Gesù in persona, quel Gesù che i loro occhi non riconoscono perché troppo occupati a guardare se stessi, i propri dolori: “Noi speravamo” dicono dolenti al misterioso compagno di strada, troppo intenti a recriminare anziché vedere la luce che avanza. Capita sempre così: quando l’uomo si preoccupa troppo di sé non riesce più ad accorgersi del bene presente, del positivo che lo circonda, dei doni di Dio. Non vede più la vita come grazia, la morte come compimento e trapasso dal tempo all’eternità, la libertà come condizione per accogliere, non per creare la verità e il bene, la famiglia come patto d’amore col quale un uomo e una donna iniziano un progetto di vita e di generazione. Sì, a volte siamo così presi da noi stessi, dalle nostre presunzioni e pretese, che non riusciamo neppure a vedere i segni del Risorto che nel mondo semina bontà, gioia, eroismo. Genera santità.
Cari Amici, anche noi come i discepoli di Emmaus, vogliamo farci discepoli di Gesù: Egli porta i segni della passione e questi sono i varchi attraverso i quali il cielo scende sulla terra e la bacia; attraverso i quali la grazia fluisce nelle nostre anime e le inonda di pace. Ma quei varchi nel corpo di Cristo restano aperti fino alla fine del mondo perché sono necessari: ci ricordano che nessuna lacrima è vana, nessun sacrificio è perduto davanti a Dio. Ed è solo questo che conta perché il bene vale per l’eternità, mentre il resto vale per lo spazio di un piccolo tempo. I due pellegrini verso Emmaus dovevano comprendere la necessità della croce come via della vita; dovevano attraversare le piaghe del Maestro per gustare la vita nuova dell’amore di Dio, della grazia che perdona e rigenera, della gioia.
In quest’ora così densa della storia, guardiamo anche al Santo Padre Benedetto XVI. Per lui pregheremo domenica prossima in cattedrale alle ore 15,30 con il Sacrificio della Messa. Ma già questa sera, al termine della Via Crucis e nella festa della Cattedra di San Pietro, indirizziamo alla sua amabile persona il nostro affetto e per lui eleviamo la nostra filiale preghiera: il Signore Gesù, Pastore dei Pastori, lo accompagni e lo ricompensi per il bene che il suo esempio e il suo luminoso magistero hanno fatto alla Chiesa e al mondo.
Angelo Card. Bagnasco