Martirio e vicinanza

Omelia pronunciata in Cattedrale nella Santa Messa solenne di Pasqua
05-04-2015
Arcidiocesi di Genova
Santa Pasqua, 5.4.2015
OMELIA
‘Martirio e vicinanza’
Cari Fratelli e Sorelle
in questa mattina di Pasqua, desidero riprendere il filo dell’omelia di questa notte sul sangue dei martiri cristiani nel mondo. Concludevo dicendo che verrà il giorno nel quale Dio chiederà conto a chi ha ucciso nel suo nome, e a chi nulla ha fatto per fermare lo sterminio. Ma dicevo anche che noi, come uomini e come cristiani, non possiamo tacere. Ma, ci chiediamo ora, come possiamo reagire? Come possiamo incidere su questa tragedia umana che sembra destinata ad allargarsi seminando macerie, lacrime e sangue? Noi non abbiamo la responsabilità delle decisioni gravi, né abbiamo il potere di accendere i riflettori che contano sul palcoscenico della storia. Non apparteniamo ai ‘grandi’ della terra. E allora?
1. Sì, non siamo grandi agli occhi del mondo, ma lo siamo agli occhi di Dio. E sappiamo di poter salire fino al suo trono, e vogliamo bussare al suo cuore fino a quando non ascolterà la nostra voce di figli: voce che si alza per tanti nostri fratelli nella fede e tantissimi nel dolore e nella ingiustizia.
Prostrati , avvinghiati alle tue ginocchia, non ci staccheremo Signore della vita e della pace, finché non ci avrai esaudito. Ferma il braccio della morte che decapita e stermina, illumina le menti dei torturatori, risveglia l’umanità dormiente nei cuori induriti. E agli agnelli innocenti che sono ogni giorno condotti al macello, dona forza e consolazione, dona beatitudine eterna in Paradiso. Ai perseguitati – uomini e donne, vecchi, giovani e bambini – dona coraggio e futuro.
2. La preghiera è il primo e più efficace modo della vicinanza ai nostri fratelli perseguitati. Ma sappiamo che vi è un’altra via che ci atte e che non possiamo trascurare. Quale? E’ una nuova consapevolezza della nostra fede: essa è un dono di cui gioire e per cui ringraziare il Signore. L’impressione è che la fede sia data troppo per scontata, riducendola così a banalità; l’impressione che sia sentita più come un peso che come una grandiosa fortuna; l’impressione che risulti poco significativa per la vita concreta, irrilevante per i problemi dell’esistenza. Un’idea lontana che non ha il mordente per indirizzare il pensare e l’agire. L’impressione che non colori la vita, e che, se non ci fosse, in fondo non cambierebbe nulla. Ma i martiri di ieri e di oggi muoiono per la fede cristiana! E allora sarebbe insufficiente rammaricarsi per la loro persecuzione se – insieme – dai loro patimenti non traessimo motivo di riscoperta e smalto e forza e vigore ed entusiasmo per lo straordinario dono della fede. Sarebbe insufficiente il nostro pianto per i loro strazi se non condividessimo con loro la fierezza per il comune credo, per l’amore a Gesù, per la fedeltà alla Chiesa. Essi, con la forza del loro sangue e delle loro sofferenze, ci dicono: cristiani dell’Occidente, risvegliate la vostra fede dal torpore dell’abitudine, della vita comoda, del compromesso che tutto stempera, dalla mondanità che rende la fede annacquata e mondana, dalla paura di essere criticati e derisi: noi siamo anche privati di tutto e uccisi! Siate testimoni non pusillanimi, non vili, ma umilmente fieri e lietamente coraggiosi.
3. In Occidente la persecuzione non fa strage di sangue, è più subdola e passa attraverso non le armi ma le carte. In nome dell’uomo e della libertà si vuole distruggere l’uomo. Cari Amici, se non ascoltassimo questo grido che sale dalla terra bagnata dal loro sangue, la nostra preghiera non avrebbe ali per salire fino al cuore di Dio.
Non dobbiamo temere. ‘Non temete, sono io’, dice il Risorto. Il dovere della vicinanza e della condivisione è serio, ma anche il dovere della speranza è serio. La fede ci dice che il Signore è uscito dalla tomba a vita nuova, gloriosa: con Lui un nuovo mondo è nato, più bello e umano, perché abitato dalla presenza di Dio che è Amore, Luce, Vita. Vi sono momenti nella storia nei quali il potere delle tenebre sembra sovrastare, ma – ricordiamo – sulla barca in mezzo al mare infuriato, Gesù c’era, anche se sembrava che dormisse. C’era. Il Signore è risorto e vive con noi. Per questo la speranza non può morire né per noi né per il mondo.
Angelo Card. Bagnasco
Arcivescovo di Genova