Lui è venuto per me

Omelia tenuta in Cattedrale nei Secondi Vespri del Natale
25-12-2014
Arcidiocesi di Genova
Vespri Santo Natale 2014
OMELIA
‘Lui è venuto per me’
 
L’incalzare della sera non spegne la luce del Natale. La bellezza del Mistero celebrato è talmente struggente da non poterla assaporare nel breve spazio di un giorno. Si apre così un tempo più lungo di otto giorni – l’ottava – affinché il popolo cristiano e, per quanto possibile il mondo, possano lasciarsi avvolgere e rigenerare dal Mistero, l’incarnazione del Figlio di Dio. Potrà mai sulla Terra risuonare una notizia più sconvolgente? Potrà mai esserci una gioia più grande?
Oh, potessimo anche noi rimanere incantati davanti al presepe, alla sua semplice e solida poesia! Potessimo anche noi lasciarci afferrare dalla sorpresa e dall’ umiltà dei pastori; potessimo anche noi credere alle stelle che indicano la strada della luce; potessimo anche noi avere il coraggio dei Magi che cercano con intelligenza e cuore il senso delle cose, della vita, del tempo. Potessimo anche noi – come in quella santissima notte – ascoltare le domande profonde che salgono dalla storia umana: esse sono sempre uguali, perché l’uomo non cambia negli aneliti del suo cuore: la vita e la morte, l’amore e la famiglia, la libertà e la gioia. Domande che sono la carne stessa di ogni uomo, il tessuto del suo essere. Cambiano tempi e culture, ma l’uomo non può cambiare nelle sue attese più vere. Per questo l’alleato più grande del Vangelo resta l’uomo: non sono le culture, le civiltà, le tradizioni le migliori alleate del Vangelo, ma l-uomo nelle sue incancellabili domande. Non si può cercare solo il ‘come’ delle cose, vogliamo sapere anche il ‘perché’. E’ per questo che, davanti al presepe, ognuno si sente chiamato in causa, tirato dentro: avverte una misteriosa corrispondenza con le sue domande e le sue speranze.
Lasciamoci andare: l’uomo moderno ha bisogno di lasciarsi andare, di arrendersi a Dio; di cedere il timone pazzo della sua esistenza a Qualcun altro che è oltre e al di sopra.
Arrenderci, cari Amici, dobbiamo arrenderci se vogliamo salvarci, se vogliamo che tutto di noi si trasformi in vita e gioia, anche le croci. Il cristiano crede e dice cose inconcepibili, annuncia un mondo invisibile e pur vicino. Alcuni ridono, altri dicono ‘su questo ti sentiremo un’altra volta’, ma la realtà non muta. Qualcuno, però, ascolta e si interroga, si mette a cercare fino a scoprire che da quella umile grotta passa la storia umana: le generazioni si succedono, si agitano e avanzano per arrivare lì, e lì scoprire un fatto sconvolgente, un fatto che fa dire a ciascuno con le lacrime in gola: Lui è venuto per me! Lui mi ha guardato con occhi di amore, Lui mi ha chiamato per nome, Lui tende le sue braccia di bimbo verso di me! Per questo può cambiare tutto della mia vita, nulla mi può far paura, neppure i miei peccati, neppure le ingiustizie e le brutture del mondo.
Il mondo è violento e usurpatore perché non sa di essere amato; perché ognuno desidera essere guardato come unico, ha paura di essere un numero indifferente sulla scena della storia, sperduto nell’universo; sa che l’esistenza terrena è un fiore di campo, un fuoco di paglia, una scintilla nella notte. Ma non può sopportare quest’idea, e cerca non una risposta consolatoria, ma la risposta al suo essere paradossale di creatura di confine tra la terra e il cielo. E la risposta è lì, in quella grotta misteriosa e attraente dove i vagiti di un Bimbo dicono a ciascuno: io sono venuto per te. Allora la giustizia può fiorire, una società migliore può nascere, un mondo più umano può sorgere, perché è prima spuntato l’amore. E’ l’essere amati che insegna ad amare, ed è l’esperienza dell’amore che genera la giustizia.
Diciamolo a tutti, cari Amici: nessuno non conta, nessuno è invisibile agli occhi di Dio, nel presepe ognuno ha il suo nome e il suo posto e Gesù lo guarda e lo aspetta. Saremo profeti di un mondo più giusto.
                                                                           Angelo Card. Bagnasco
                                                                           Arcivescovo di Genova