«La vera vicinanza a Cristo»

Omelia pronunciata nella Santa Messa di Suffragio per Mons. Piero Tubino nel decimo anniversario della sua nascita al Cielo
13-04-2022

Arcidiocesi di Genova

Mercoledì Santo, 13.4.2022

Santa Messa di Suffragio per Mons. Piero Tubino

nel decimo anniversario della sua nascita al Cielo

OMELIA

“La vera vicinanza a Cristo”

 

Cari Confratelli nell’Episcopato, nel Sacerdozio e nel Diaconato

Cari Fratelli e sorelle nel Signore

 

Siamo qui a pregare per l’anima di Mons. Piero Tubino, Confratello e Amico, Direttore della Caritas-Auxilium per molti anni: a lui la Diocesi e la Città devono molto per l’opera, l’intelligenza e la passione. Devono molto all’uomo e al Sacerdote.

La Settimana Santa ci offre quasi la chiave di lettura della sua vita, poiché il mistero pasquale è mistero di amore e di dono, della vita di Gesù, Verbo Eterno di Dio fatto carne. Nel mistero di morte e risurrezione troviamo il segreto e il paradigma della vita cristiana. Dentro a questo mistero, vertice della nostra fede, la Parola di Dio di questo Mercoledì Santo ci dona alcuni tratti, quasi delle pennellate, del grande quadro liturgico che domani avrà il suo inizio.

 

  1. “Dio mi ha aperto l’orecchio, e io non ho opposto resistenza”

 

Isaia descrive la sua vita di profeta: in controluce scorgiamo la figura di Cristo, e in lui la vita del discepolo. Dio parla al nostro cuore, si rivolge a noi come ad amici, ma è necessario che il nostro orecchio ascolti, sia aperto alle sue parole di salvezza e di vita eterna. È necessario che non ci tiriamo indietro, che non ascoltiamo le nostre parole, illudendoci di Lui.

La sovrapposizione delle parole del mondo a quelle di Dio è un rischio sempre presente: fa parte della condizione umana ferita, la virtù dell’umiltà, della vigilanza su noi stessi per non cedere alla presunzione che ci appartiene. È Dio stesso che ci apre il cuore per ascoltare le sue parole, ma noi non dobbiamo opporre resistenza: dobbiamo semplicemente arrenderci senza obiezioni e senza condizioni. Solo allora saremo veramente felici e percorreremo la via della santità. Ma com’è difficile questa piccola parola che vale il mondo: arrenderci a Dio, all’invisibile che ora Don Piero, per la misericordia divina, può vedere e che ha sostenuto la sua esistenza terrena. Com’è difficile all’uomo arrendersi e consegnarsi all’Amore per diventare amore di Dio e dei fratelli, affinché le nostre opere non siano solamente etiche, pronte cioè a rispondere ai bisogni umani, ma soprattutto siano cristiche, cioè di Cristo. Il Signore ci chiede – come al profeta – di fargli spazio in noi, affinché Lui possa continuare ad agire, e affinché, tramite le opere di giustizia e la carità operosa, traspaia dai nostri volti il suo volto, e ognuno possa incontrare il Salvatore del mondo, l’Atteso delle genti, Colui che – unico – ci restituisce al Dio della vita e dell’amore.

 

  1. “Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà”

 

Uno dei suoi discepoli, uno che ha goduto dell’intimità del Maestro, tradirà il Signore e lo venderà al mondo. Non sono dunque i pagani che tradiscono Gesù. Coloro che hanno il cuore chiuso alle sue parole, che non si arrendono alla sua grazia, costoro si servono di uno che è vicino a Gesù e lo inducono a tradirlo.

 

Non ci deve sfuggire questa vicinanza: Giuda conosceva bene il Signore, ascoltava ogni giorno il suo insegnamento, gioiva della sua tenerezza. Era uno di casa! Nonostante tutto, proprio lui lo ha travisato: ascoltava il Maestro, ma in realtà ascoltava di più le proprie idee,  e per questo lo ha venduto. Solo Dio vede il cuore dell’uomo.

Cari Amici, siamo nuovamente esortati ad essere umili di cuore, a vigilare sulle nostre presunzioni, a non crederci superiori non solo agli altri, ma perfino a Dio: siamo invitati a non interpretare le parole di Gesù secondo lo spirito del mondo che seduce in nome di un facile e illusorio consenso.

Don Piero parlava con tutti avendo nel cuore innanzitutto il Signore e la Chiesa, sapendo che il modo giusto per essere fedeli agli uomini è essere fedeli a Cristo secondo la fede degli Apostoli, dei Santi e dei Martiri. Egli ha servito i poveri, mai se n’è servito per affermare se stesso: ben sapeva che senza il pane della tavola l’uomo è povero, ma senza il pane di Dio è poverissimo!

Mentre preghiamo per la sua anima, gli chiediamo di pregare per noi, di aiutarci ad allargare il cuore all’ascolto di Gesù, non di noi stessi o del pensiero corrente. È solo Gesù la fonte della vita, la verità e il bene, la via per raggiungere la liturgia del Cielo, dove la beatitudine è cantare il tre volte santo con gli umili e i piccoli nello spirito. Amen.

 

Card. Angelo Bagnasco

Arcivescovo Emerito di Genova