La sapienza dei piccoli

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Omelia pronunciata per la S. Messa esequiale per il sac. Rocco Denisi
03-09-2021

Arcidiocesi di Genova                                          

Venerdì 3.9.2021

Santa Messa di Suffragio per il Sac. Rocco Denisi

OMELIA

“La sapienza dei piccoli”

 

 

“Ti  benedico, o Padre, poiché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli”.

 

Cari Fratelli e Sorelle nel Signore,

 

i piccoli siamo noi se cresciamo nella umiltà evangelica per diventare sapienti secondo Dio. Trovarci di fronte al mistero della morte è un’occasione per sentirci fragili e impotenti, per misurare ancora una volta il limite del nostro essere creature: consapevolezza che, strada facendo, possiamo dimenticare perché distratti da continue immagini e messaggi.

 

Inoltre, se ci troviamo a pregare per l’anima di una persona cara come Don Rocco, allora la riflessione diventa ancora più vera e feconda. La caducità del tempo fa parte della sapienza che Dio nasconde ai superbi non perché li vuole escludere, ma perché essi stessi si escludono. La fragilità universale è sotto gli occhi di tutti, ma non è tutto: Gesù, infatti, rivela che l’uomo sta al cuore di Dio fino alla misura della croce. Questa è la vera sapienza divina, e allora tutto cambia.

 

Nella vita, invero, non conta essere importanti ma essere amati, non conta essere ammirati, ma l’essere guardati da qualcuno con fiducia, non importa avere ricchezze, ma essere preziosi davanti a Dio. Questa sapienza va oltre la porta della morte, spalanca l’eternità, ispira la vita, dona gioia e pace: ci ricorda che solo l’infinito è il senso dell’uomo, e solo l’eterno dà consistenza al tempo.

 

In questo orizzonte, le piccole cose quotidiane non sono irrilevanti e fastidiose, ma diventano grandi, perché fatte per Dio e con la sua grazia. Il bene che compiamo nell’amore di Gesù non è solo morale, ma religioso, anzi cristiano, poiché Cristo stesso opera in noi, e la nostra debolezza diventa forza che scorre, come un fiume carsico, nelle viscere dell’umanità travagliata.

 

Don Rocco non si dava importanza, si sentiva piccolo e fragile, e ha vissuto la sua malattia abbandonato a Dio. Nelle visite, si parlava della sua salute, della parrocchia, dei compagni, dei tempi del seminario, della Chiesa, e lo sguardo era rivolto verso l’alto: non erano conversazioni teologiche, ma piuttosto un’aria che – da confratelli – respiravamo nelle frasi, nel passare da un argomento all’altro con l’anima puntata al Centro, quella Presenza invisibile che ritornava spesso nel dialogo con una parola, un cenno, un silenzio, una preghiera.

 

Negli anni del seminario – la nostra classe era di sedici – don Rocco mostrava riservatezza e allegria, aveva un naturale senso della realtà, sdrammatizzava situazioni e ostacoli.  La sua missione pastorale lo ha portato Pastore di questa Parrocchia, che ha amato e servito con la sua umanità sacerdotale, con una sensibilità che non sempre si dava a vedere, ma che a volte emergeva con la sobrietà del gesto, del sorriso, della battuta. Negli ultimi incontri, ho visto che il disincanto inevitabile della vita non lo aveva portato al pessimismo, ma aveva accresciuto la fede. La malattia – durante la quale è stato seguito nei luoghi di cura e in casa con dedizione esemplare – è stata, come lui spesso diceva, un percorso “duro”, vissuto con paziente fiducia guardando a Chi lo chiamava a tornare a casa, il cielo. Gli ultimi sacramenti li ha ricevuti con lucida serenità, e a mio personale esempio.

 

Cari Confratelli ed Amici, Cari fratelli e sorelle che l’avete conosciuto e aiutato nel suo ministero, Don Rocco non cercava la visibilità e non ostentava, cercava di essere fedele ai suoi compiti con quello spirito sacerdotale che la Chiesa ci ha insegnato: si tratta della fede declinata nelle diverse vocazioni che il Signore dona a ciascun battezzato. Si tratta di un modo di vedere le cose, il mondo, la vita, il destino.  Non è, questa, una sapienza umana, un semplice buon senso: il cristiano, infatti, non è una persona buona, ma redenta.

 

La sapienza è Cristo in noi: Egli – se siamo umili – ci dona la sua presenza nel Vangelo, nell’Eucaristia, nella comunità; ci fa vivere nelle cose e oltre esse; ci dona i suoi occhi per vedere, il suo cuore per amare, la sua grazia per agire.

 

A nome mio e dei miei compagni di seminario, ringrazio tutti, specialmente i suoi familiari, per l’affetto che avete avuto per lui e, mentre preghiamo perché la sua anima sia accolta dalla misericordia del Padre, chiediamo a don Rocco che preghi per noi, per la Diocesi, i suoi compagni, la sua gente, affinché il Signore doni anche a noi la sapienza del Vangelo.

 

Angelo Card. Bagnasco

Arcivescovo Emerito di Genova